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La corte ai grillini

28 Febbraio 2013

Ho simpatia per Lucia Annunziata, poiché, almeno nel suo lavoro, non è smaliziata come le altre; mostra, perfino nel difendere le proprie idee, un candore che ha il sapore del buon pane di una volta.
L’ascolto sempre volentieri, e mi piace anche sorprenderla imbarazzata dal contropiede del suo più smaliziato interlocutore.

Stamani sull’Huffington Post scrive un articolo, che condivido, in cui mette in evidenza quanto le luci e i lustrini del palazzo possano influire sulla tenuta dei grillini.
È un timore che nutro pure io. Come scrissi, il M5Stelle ha un merito: quello di aver dato una scossa all’ossidato sistema politico, chiuso in se stesso, stordito e ammaliato dall’enormità dei privilegi che gli sono assegnati.

Il suo successo elettorale, che ha sorpreso tutti per dimensioni, ha già obbligato i due partiti maggiori Pd e Pdl a ritornare in fretta e furia sul tema delle riforme di cui lo Stato ha bisogno per modernizzarsi, e a sottolinearne l’urgenza. Mi si può dire: Ma anche nel momento che si formò il governo Monti, una tale urgenza era stata avvertita, soprattutto per l’incalzare di Napolitano che non ha mai mancato di sottolinearla (bravo ieri a reagire con fermezza agli insulti dei tedeschi). Rispondo: Questa volta, la novità grillina rende la faccenda più seria, visto che temporeggiare sul tema delle riforme significherebbe garantire al M5Stelle, alle prossime e vicine elezioni anticipate, un successo ancora più eclatante.

La conseguenza sarebbe poi il ridimensionamento irreversibile presso l’elettorato degli attuali Pd e Pdl.
Per salvare se stessi, dunque, entrambi saranno costretti a prendere sul serio la riforma dello Stato, compresa la riforma elettorale che – sono d’accordo con Giorgia Meloni – potrebbe aver bisogno di poche modifiche: per le due camere stesso sistema e stesso premio di maggioranza per chi vince, anche per un solo voto, e la scelta dei candidati riaffidata al corpo elettorale.
Per garantire la governabilità basterebbe dunque, almeno al momento, molto poco, e non vedo chi potrebbe opporsi.

A chi governerebbe spetterebbe il dovere di avanzare proposte   per l’ammodernamento dello Stato, con disponibilità ad accogliere modifiche migliorative provenienti dall’opposizione.
Un accordo porterebbe in tempi molto brevi alla formazione di uno Stato più moderno ed efficiente e, dunque, le prossime elezioni consegnerebbero a chi dovesse vincerle un’Italia all’altezza delle migliori democrazie occidentali.

C’è un però. Quanto sopra, ossia il cambiamento, presuppone che il M5Stelle non si faccia abbindolare dai luccichi delle eleganti e suggestive stanze del potere.
Ciò che si sta intravvedendo, è invece un principio di resa.
Il movimento mostra già all’avvio le sue crepe. Di fronte alla fermezza del suo leader di non accogliere alcun inciucio sotto qualunque sembianza si presenti, reagiscono in malo modo molti suoi simpatizzanti e eletti, i quali hanno accolto l’invito di Dario Fo per un’intesa con il Pd.

Ed ecco che Bersani si trova davanti le stesse truppe che dovevano fermare il ritorno di Napoleone dall’Isola d’Elba, le quali, invece, vi si aggregarono consentendogli di tornare al potere, sia pure per poco tempo, avendogli il destino già preparato la sconfitta di Waterloo.

La prospettiva che oggi sembra più verosimile è perciò quella di un Pd che riuscirà a fare lo scouting già messo in programma da Bersani (che altro non è che il vecchio mercato delle vacche: figuratevi che Bersani chiamava i grillini fascisti), frantumando così il fragile ed inesperto movimento grillino tra coloro che si dimostreranno resistenti alle lusinghe e coloro che vi cederanno, come hanno fatto in passato tanti altri voltagabbana.

Se questa operazione dovesse avere successo in tempi brevi, anche le riforme auspicate inevitabilmente ne risentirebbero, con il prevalere di limitati aggiustamenti di parte, non bastevoli a rendere moderna ed efficiente la nostra democrazia, che resterebbe perciò molto malata.

Come l’Annunziata, anch’io temo che la ventata di novità possa presto esaurirsi in questa direzione e che Grillo si ritroverà presto senza esercito, nebulizzatogli dall’abilità dei soliti gattopardi.


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Bart