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La crisi del Monte dei Paschi di Siena un’assurdità

24 Gennaio 2013

Era una delle banche più potenti d’Italia, e gli italiani non potevano che andarne fieri. Possedeva perfino (non so se sia ancora così) il 100% di un altro gioiello bancario, la Banca Toscana.

Finiti i miei studi fu questa Banca a chiamarmi per prima. Altre banche mi scrissero per assumermi, ma scelsi il MPS, e vi ho lavorato per tre mesi, giacché gli amici di famiglia premevano affinché partecipassi al concorso indetto dall’allora Cassa di Risparmio di Lucca (oggi Banco Popolare). Ciò mi avrebbe consentito – dicevano – di lavorare, nei casi peggiori, sempre non lontano da casa. Così uscii dal MPS. Non dimenticherò mai la cortesia e il calore dimostratimi dal direttore del MPS di Lucca che fece di tutto perché non lasciassi la banca. Si chiamava Bianchini (non ricordo il nome, ma lo cito perché quel che racconto è storia vera, figlia ovviamente di altri tempi, meno tenebrosi degli attuali) e divenne qualche anno dopo direttore generale della Banca Toscana.

Venne a parlare perfino con i miei genitori, nella mia casa di povera gente, al terzo piano, con scale scalcinate e buie. I miei genitori non avevano mai ricevuto la visita di una persona così importante. Erano visibilmente imbarazzati. Lasciarono decidere a me, ed io confermai la mia volontà di passare al mio nuovo datore di lavoro. Da quei tempi ho conservato nei confronti del Monte dei Paschi di Siena una sconfinata ammirazione ed un affetto altrettanto grande.

In questi giorni tutti apprendiamo con stupore che questa banca sta attraversando una profonda crisi, al punto che il governo è dovuto intervenire per offrirle una boccata di ossigeno ed evitarne il tracollo.
Le analisi e gli accertamenti che sono stati avviati ci diranno che cosa sia successo a questo gigante, i cui piedi – ve lo garantisco – non erano affatto di argilla.

La sua malattia ha le radici, a mio avviso, alla fine degli anni ’90, quando cominciò a diffondersi un fenomeno che inculcò frenesia e dissennatezza in parecchi consigli di amministrazione bancari. Si prese a vagheggiare che gli istituti di credito, in vista della nascita dell’Unione Europea e della globalizzazione,  dovessero ingrandirsi attraverso l’acquisizione di altre banche, oppure procedendo a delle fusioni che ne garantissero la forza d’urto nei confronti della concorrenza straniera.

Così partì la corsa, ed insieme ad essa si liberò una massa proteiforme di altri interessi che, mescolando il buono con il cattivo, finì con il produrre un coacervo di intrecci tale da rendere difficile qualsiasi tipo di preallarme e di analisi.

E infatti, pare che anche la Banca d’Italia non sia stata in grado di avvertire ciò che di grave stava accadendo ad una delle banche migliori del nostro Paese, la quale ha sempre garantito la collocazione di ingenti quantità di titoli di Stato.

Di chi la colpa? Ovviamente dei consigli di amministrazione che hanno autorizzato quelle operazioni rivelatisi lontane da ogni convenienza, ma ispirate da motivazioni che appaiono sin d’ora, ad una prima rilevazione, più vicine a soddisfare esigenze politiche di accomodamento che ragioni di utilità economica.

Il Pd ha subito inveito, minacciando querele, di fronte ai primi collegamenti che alcuni giornalisti stanno tentando di ricostruire tra l’ex colosso bancario e il Pd ex Pci, visto che tutti i consigli di amministrazione succedutisi nel tempo hanno sempre visto una forte presenza del Pci-Pd, vincitore incontrastato da sempre a Siena, il cui sindaco gode, fra l’altro,  del privilegio di avere un posto di diritto   tra i consiglieri.

Comunque sia, il caso del MPS è figlio dei tempi disgraziati che stiamo vivendo (si veda anche la lettera di Tremonti che precisa ed accusa), governati, ahimè, da una sesquipedale incapacità e da una folle spregiudicatezza, a tal punto che si è riusciti a ridurre in cenere questo autentico gioiello.

Se nei miei anni di gioventù mi avessero domandato se qualcuno potesse tramutare le solide gambe del MPS in gambe e piedi d’argilla, gli avrei riso in faccia, e risposto che sarebbe stato più verosimile che io diventassi il presidente della repubblica.

E invece, ce l’hanno fatta.

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P.S. Intorno alle 21, 25 è apparsa su twitter questa notizia trasmessa da Sky TG24:

Sky TG24  â€@SkyTG24
#Trattativa  – Ingroia: “La Consulta ha sbagliato a decidere la distruzione delle intercettazioni al Colle”.  #LoSpoglio  #SkyVoto2013

Mi sembra che questo parere critico espresso di nuovo dall’ex pm nasconda una denuncia assai più inquietante, ossia che quelle telefonate, innocue forse per la parte che riguarda l’indagato Mancino, abbiano invece un contenuto “scottante” nelle cose dette da Napolitano. Del resto già l’analisi della sentenza fatta da Marco Travaglio segnalava questo passaggio:

La loro “propalazione” – conferma la Corte – “sarebbe estremamente dannosa non solo per la figura e per le funzioni del Capo dello Stato, ma anche, e soprattutto, per il sistema costituzionale complessivo che do ­vrebbe sopportare le conseguenze dell’acuirsi delle contrapposizioni e degli scontri”.  Dun ­que, par di capire, i giudici costituzionali san ­no qualcosa che noi comuni mortali non sap ­piamo: Napolitano disse a Mancino cose che, se si venissero a sapere, aggraverebbero “le contrapposizioni e gli scontri” (fra chi e chi? Mistero) e ne danneggerebbero non solo “la figura e le funzioni”, ma addirittura “il sistema costituzionale complessivo”. Roba grossa, dunque.  Chissà da chi l’hanno saputo: da Mancino? Da Napolitano?”

E’ tempo, dunque, che Ingroia ci dica ciò che sa. Ora si è messo in politica e sa bene che un politico serio deve battersi sempre per la verità e in difesa dei diritti dei cittadini. Si faccia sentire e valere.

 


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Bart