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La democrazia non è la maionese

24 Marzo 2013

Quando, nei riguardi del successo ottenuto dalla grande manifestazione a Roma del Pdl, svoltasi ieri, Paolo Flores D’Arcais se ne esce dicendo che anche Hitler riempiva le piazze, significa che a sinistra hanno perso il senso della democrazia più che a destra. Pur in presenza di un turbinoso bailamme in cui i normali cittadini stentano a raccapezzarsi, non vi è dubbio che è la sinistra ad essere la più ammaccata.

Se è la sinistra a riempire la piazza si esulta e la circostanza la si fa passare come un successo della democrazia, se a riempire la piazza è Berlusconi siamo in presenza dei fasci di lugubre memoria.

È la doppia morale inculcata dal comunismo. Su questo Berlusconi ha ragione da vendere.
Non vale dichiararsi un partito che orienta la sua politica in favore delle classi più deboli, quando si mira invece alla semplice e ghiotta conquista del potere, che per il comunismo ha significato sempre anche la conquista dei cervelli e la imposizione del pensiero unico, al servizio del quale la realtà non può che avere la faccia di un Giano bifronte.

Guardate come si muove Bersani, pur di ottenere i numeri che gli mancano al senato. Fa scouting, ossia il mercato delle vacche. Ma guai a chiamarlo così. Il mercato delle vacche è appannaggio del centrodestra, mentre quando a praticarlo è il Pd gli si deve imprimere il marchio della sacralità.

Leggo che, approfittando (Bersani in questo sa il fatto suo) della debolezza e degli appetiti di numerosi nuovi eletti, non appare più inverosimile supporre che nei prossimi giorni egli possa salire al Quirinale e convincere il capo dello Stato che i numeri per ottenere la fiducia anche al senato ci sono, e sono voti sicuri e duraturi.

Quando si entra dentro un palazzo altamente corrotto e adornato dei lustrini della lusinga e dei compiacimenti, non è facile per i neofiti conservare la propria integrità e, così, il lupo ha buon gioco sugli agnelli.

Dunque, proviamo a venire incontro alle speranze di Bersani e diamogli il governo che ansiosamente desidera. Come si muoverà? Lo ha ripetuto ieri: le sue priorità sono i decreti contro la corruzione, il falso in bilancio e, guarda un po’, il decreto contro Berlusconi, che ne dichiari l’illeggibilità, rifacendosi ad una vecchia legge del 1957, che lo stesso costituzionalista di sinistra Valerio Onida ha escluso che sia applicabile a Berlusconi. Così Bersani, per non correre rischi, probabilmente si vedrà costretto a farne una nuova e   su misura per Berlusconi.
Vi pare democrazia, questa?

Berlusconi – lo ha dichiarato più volte ed è certificabile – non possiede più niente delle sue aziende e delle sue concessioni. Ha ceduto tutto ai suoi cinque figli. Possiede solo un invidiabile patrimonio personale, che anche altri impegnati in politica possiedono. Pure nella mia città di Lucca c’è un parlamentare, questa volta targato Pd, che è un po’ il Berlusconi locale, verso il quale nessun esponente dei democrat ha mai rivolto gli stessi rimproveri e gli stessi consigli sparsi a piene mani e fino alla nausea, e fino a ieri, a Berlusconi.

Pierluigi Battista, che ho sempre considerato un editorialista un po’ troppo domestico e malleabile, oggi ha scritto un articolo che condivido, proprio sul comportamento che intende assumere il Pd a riguardo dell’ineleggibilità di Berlusconi. Lo potete leggere qui, ed è un articolo di buon senso.

Si tratterebbe, quella proposta dal Pd, di un’operazione di stampo stalinista, anche se ammantata dalla bonomia emiliana, e non v’è dubbio che, se andasse davvero e malauguratamente in porto – eliminando per legge un avversario che non si riesce a sconfiggere per via democratica -, ciò potrebbe scatenare una insolita e feroce rivolta tra gli elettori moderati, come è già apparso evidente nel grande raduno del Pdl a piazza del Popolo.

La sinistra deve imparare a stare in democrazia, liberandosi di certi scheletri ideologici che ancora la dominano, e battere gli avversari e i loro programmi la dove l’esercizio della democrazia ha la sua autentica palestra: la cabina elettorale.

Non credo che Bersani arriverà a tanto, per un solo motivo: che anche se lo volesse, non gli sarebbe consentito di farlo.


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Bart