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La faccia di bronzo di Fini

18 Novembre 2009

Nel 1994, dimessosi Berlusconi, Oscar Luigi Scalfaro  si sfregò le mani.   Chiamò uno dei suoi camerieri e gli confidò che aveva tutta l’intenzione    di consumare quella sera stessa una succulenta cena a base di due coniglietti, maschio e femmina, che si era allevati con amorevole cura.
Ad essi aveva dato anche un nome da cristiani e nel suo gioco prediletto a chi riuscisse per primo ad abbattere sul nascere la seconda Repubblica aveva finto per i due coniglietti perfino un incarico istituzionale. Avendoli digeriti ormai da tanto tempo, oggi forse si è dimenticato finanche  dei loro nomi, ma  io non li ho dimenticati, ché quei due coniglietti manco se me li avessero regalati me li sarei mangiati. Chi sa con che cosa li aveva nutriti il loro padrone!

Si chiamavano Irene Pivetti e Carlo Scognamiglio, le due bestioline. A Scalfaro glieli aveva donati come segno di omaggio e di riverenza un più giovane ed entusiasta Silvio Berlusconi, quando aveva assunto per la prima volta, e gioiosamente, l’incarico di presidente del Consiglio, sicuro di renderlo felice. E Scalfaro ringraziò, non troppo sfacciatamente tuttavia, per non dare nell’occhio, poiché, scaltro come Ulisse, già si era accorto che quei due coniglietti sarebbero potuti entrare facilmente e docilmente dentro il ventre del cavallo di Troia, alla costruzione del quale già stava lavorando da qualche mese.

Oggi la stessa scena sta per ripresentarsi, ma questa volta, chi vuol soffocare i pochi residui tentativi di resistenza mossi in difesa di una Repubblica rinnovata, non troverà come nel 1994 la strada spianata, bensì qualche sparuto temerario non disposto a farsi infilzare allo spiedo.

Fini, che ricopre la carica che fu di Irene Pivetti, ha poco da preoccuparsi. Ormai la sua mutazione si è completata; non deve far altro che indossare una gonnella e subito è la Pivetti spiccicata. Se addirittura riuscisse ad affinare la voce, scommetto che nove volte su dieci lo scambierebbero per l’originale.

Invece non sarà facile mettere allo spiedo la seconda carica istituzionale, quel Renato Schifani che si rifiuta di prendere le sembianze del suo predecessore del 1994, lo Scognamiglio cotto, condito e consumato a cena da Oscar Luigi Scalfaro.

Oggi Schifani ha detto:
“Compito dell’opposizione è esercitare il proprio ruolo di critica e di proposta alternativa, in coerenza con il proprio mandato elettorale. Compito della maggioranza è garantire che in parlamento il programma del governo trovi la compattezza degli eletti per approvarlo. Se questa compattezza viene meno, il risultato è il non rispetto del patto elettorale. Se ciò si verificasse, giudice ultimo non può che essere, attraverso nuove elezioni, il corpo elettorale”

Pensate, sono le stesse parole che pronunciò il Fini/Pivetti nel luglio scorso. Eccole:

“Nel nostro sistema, la maggioranza è quella che esce dalle urne. Non a caso gli elettori che hanno votato nelle ultime Politiche hanno trovato sulla scheda il nome del candidato premier”. (Vedere l’altro mio post, qui)

Solo che, richiamato all’ordine da qualcuno, pochi giorni fa ha dovuto mordersi la lingua e infilarsi la coda tra le gambe, così che quelle parole di luglio, per un colpo di bacchetta magica, si sono trasformate nel cilindro del prestigiatore in queste nuove e sorprendenti parole:

“Non penso che le elezioni anticipate possano essere evocate, a meno che non ci si convinca della bizzarra teoria del complotto. In ogni caso, nella Costituzione vigente nessuno, neanche il presidente del Consiglio, può sciogliere le Camere se non il Capo dello Stato”.

Oggi il Capo dello Stato ha detto (qui):

“La Repubblica Italiana per costituzione è fondata sul sistema della democrazia parlamentare” e questa è una soluzione ancora “valida”, anche se passibile di miglioramenti. Il presidente Napolitano conferma il suo pensiero sulle istituzioni italiane e sull’indirizzo delle possibili riforme durante una visita in Turchia.
La democrazia parlamentare – dice il presidente – “può essere rafforzata o modificata in alcuni meccanismi, è legittimo e normale, lo prevede l’art. 138 della Costituzione e io stesso mi sono espresso pubblicamente a favore di alcune modifiche costituzionali in questo senso. Ma resta però una soluzione valida”.
Con un sorriso il Capo dello Stato ha poi concluso: “Sono il Presidente di una Repubblica Parlamentare e non farò propaganda per un’altra Repubblica”.”

Come si può vedere, Fini ha radicalmente cambiato idea e, guarda caso, la sua nuova idea coincide con quella del Capo dello Stato. E’ così smanioso di prenderne il posto che già comincia a fargli il verso.

Se Berlusconi darà le dimissioni, immagino già la scena. Napolitano convoca i due presidenti delle Camere per decidere, dopo la loro consultazione, se continuare la legislatura o andare alle elezioni.

Tenta di parlare Fini, ma ha un po’ di vergogna. Sa bene che Schifani ricorda le sue parole di luglio e lo attende al varco. Balbetta; Napolitano lo sollecita a sbrigarsi. Insomma, sa già come la pensa, è diventato una sua creatura, diciamo pure il suo erede. Un po’ Napolitano ci gioca su questa ambizione di Fini, gli fa capire che lui non ha niente in contrario, anzi, nelle ultime settimane il successore in pectore sta facendo un buon noviziato, e tutto lascia ben sperare. Ma ai suoi consiglieri intanto strizza l’occhietto, come per dire: lasciamoglielo credere. Questo qui, se glielo chiedo, in quattro e quattrotto si trasforma in Fratel coniglietto ed io me lo cucino allo spiedo, come l’illustre difensore delle mura della prima Repubblica, il sempreterno Oscar Luigi Scalfaro, del cui esempio lungimirante spero di essere degno.

Ma Fini non parla ancora, gli manca il coraggio, e allora Napolitano si volta verso il presidente del Senato: E tu che ne dici? Elezioni o nuovo governo?
Schifani non indugia, anzi drizza e gonfia il petto: Elezioni, presidente. Elezioni!

Napolitano torna a guardare Fini: E tu? Ma Fini si mette a tossire, tira fuori il fazzoletto e si copre la bocca, tenendo la testa chinata, per non essere visto né sentito. Ma a Schifani non la si fa. Conosce bene il suo coniglio.

Così, quando escono dalla stanza del presidente Napolitano, e passano davanti alla fila di giornalisti, questi, come al solito, chiedono tanto a lui che a Fini di rilasciare una dichiarazione. Di solito, i presidenti delle Camere passano oltre, declinando l’invito, e lasciano che sia il presidente della Repubblica a far leggere un proprio comunicato stampa.

Ma Schifani questa volta non ci sta a rispettare il protocollo, non regge, e dando una pedata nel sedere a Fini, che se ne sta andando via accucciato dietro il banco, dice ai giornalisti, segnandolo a dito: Questo è il figlio di Giuda.

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2 Comments

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