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La forza democratica dei redditi dei ministri

24 Febbraio 2012

di Luigi Manconi
(da ‚ÄúIl Messaggero‚ÄĚ, 24 febbraio 2012)

Il cittadino italiano medio – se pure esiste davvero questa figura fantastica e inafferrabile – ha reagito, presumibilmente, con un doppio moto di sorpresa alla pubblicazione online del reddito e dello stato patrimo ¬≠niale dei membri del governo. La medesima congiun ¬≠zione avversativa (per√≤) ha preceduto i due sentimenti di stupore. Ovvero: per√≤, non male questa idea di far conoscere quanto i nostri governanti hanno nel porta ¬≠foglio e nel conto corrente. E poi: per√≤, non sono mica cos√¨ indigenti, questi. L’umore popolare che cos√¨ si esprime segnala una novit√† di rili√®vo. Siamo in presenza, infatti, di una elementare misura di traspa ¬≠renza che appare abnorme in un contesto culturale dove domina una idea di privacy che sembra discende ¬≠re dal codice d’onore di una setta clandestina. Il risultato √® una impermeabile riservatezza sulle ricchezze private tale da richiamare pi√Ļ l’occultamento di una refurti ¬≠va criminale che la discrezione su un guadagno lecito.

Apprendere, dunque, quale sia il patrimonio immobiliare del ministro degli Esteri e conosce ­re di quante auto disponga il sottosegretario al Tesoro può risultare, nella situazione italia ­na, una strabiliante conquista democratica: e proprio perché mette in discussione un costu ­me culturale e uno stile di vita che sembravano intangibili e che contribuivano a consolida ­re un vischioso blocco di siste ­ma, fatto di autoreferenzialità e immobilismo, inaccessibilità e inerzia. Pertanto, questa pic ­cola scossa può essere salutare perché, senza blandire la furia antipolitica, offre una risposta equilibrata e ragionevole a una domanda di controllo sui deci ­sori e di accesso alle istituzioni pubbliche. Poca cosa, per ora, ma meglio di niente. Quella della pubblicità dei patrimoni dei governanti è, infatti, una prima misura di salute pubbli ­ca che non asseconda il populi ­smo, ma accoglie quanto di sacrosanto esso segnala. La tra ­sparenza è termine e categoria che, negli ultimi decenni, ha avuto ampio corso proprio in ragione della segretezza paranoide in cui si svolgevano e si svolgono molti riti del potere: e in ragione della separatezza Рfisica e mentale, degli atti e dei sentimenti Рche connotava e connota il ceto politico. Ma, a una simile perversione, non può opporsi una perversione uguale e contraria, della quale pure abbiamo fatto qualche esperienza.

Il ricorso illimitato alle in ¬≠tercettazioni telefoniche e am ¬≠bientali, l’invasione degli spazi privati pi√Ļ intimi, la personaliz ¬≠zazione (fin anatomica) della leadership non rappresentano il trionfo democratico della visi ¬≠bilit√† del potere, bens√¨ la sua indecente ostentazione (nel tempo del successo) o il suo mortificante ludibrio (nel tem ¬≠po della sconfitta). Dunque, la pubblicazione dei redditi √® un provvedimento utile anche per ¬≠ch√© sta all’interno di un confine preciso e controllabile, che non supera il limite tra doverosa trasparenza e invasione della sfera privata. Non solo: la cono ¬≠scenza dello stato patrimoniale degli attuali governanti dimo ¬≠stra l’esistenza di un ceto delle professioni, dotato di rilevanti risorse personali, proveniente da prestigiose carriere e interes ¬≠sato alla gestione della cosa pub ¬≠blica. Poco importa, qui, sape ¬≠re se ormai – come si sente ripetere pigramente – ¬ęla tecni ¬≠ca ¬Ľ abbia davvero ¬ęsostituito la politica ¬Ľ e se¬ęi partiti ¬Ľ siano davvero ¬ęfiniti ¬Ľ. Oggi √® pi√Ļ urgente constatare come abbia assunto un molo assai significa ¬≠tivo un gruppo dirigente che, per esperienza di vita e storia culturale, √® alternativo alla tra ¬≠dizionale classe politica. Anche questa √® una piccola buona noti ¬≠zia perch√© segnala la possibilit√† di una pi√Ļ ampia circolazione delle √©lite, una crescente concorrenza tra esse, un pi√Ļ diversi ¬≠ficato percorso di formazione e selezione.

Certo – ecco un problema grande come una casa – la que ¬≠stione della legittimazione poli ¬≠tica di questi nuovi gruppi diri ¬≠genti, non espressi dal voto po ¬≠polare, resta totalmente ineva ¬≠sa. Ma, intanto, una novit√† pur parziale c’√®, e pu√≤ portarsene appresso altre. Se la disponibili ¬≠t√† di risorse economiche viene ridimensionata e, per cos√¨ dire, neutralizzata, √® un dato positi ¬≠vo, Se la ricchezza non √® pi√Ļ n√© ¬ęlo sterco del diavolo ¬Ľ n√© il valore supremo (la conferma della ¬ęgrazia d√¨ Dio ¬Ľ), essa pu√≤ essere considerata, pi√Ļ sempli ¬≠cemente, come una risorsa per l’autonomia individuale e per la capacit√† di sottrarsi a pressio ¬≠ni indebite, se non illegali. Sia chiaro: questo non risolve in alcun modo la questione dei costi della politica. Sarebbe una sconfitta per tutti se da un atto di semplice trasparenza, come la pubblicazione dei red ¬≠diti di chi governa, si ricavasse una sorta di legge politologica: ovvero solo chi raggiunge un reddito di 1.515.744 eur√≤ (l’im ¬≠ponibile di Mario Monti per il 2010) √® abilitato a fare politica. Gli altri sarebbero fatalmente destinati o ad arricchirsi trami ¬≠te la politica o a rinunciare a essa. Si rischierebbe, cos√¨, il ritorno a una democrazia censitaria e classista.

Purtroppo questa saggia preoccupazione √® stata usata, finora, per giustificare una leg ¬≠ge truffaldina sui rimborsi elet ¬≠torali che ha prodotto dissipa ¬≠zione di denaro pubblico e scempio di legalit√†. E questo pu√≤ determinare un rischio ul ¬≠teriore: ossia che l’assenza di legittimazione popolare nei confronti dei nuovi gruppi diri ¬≠genti non sia considerata un limite, in quanto quel deficit pu√≤ apparire insignificante ri ¬≠spetto alla distrazione di dena ¬≠ro pubblico da parte della politi ¬≠ca tradizionale. Ed √® un rischio di non poco conto perch√© da sempre esiste una delicatissi ¬≠ma relazione tra grande dispo ¬≠nibilit√† di mezzi economici e possibilit√† di manipolazione del consenso popolare, tra for ¬≠za del potere finanziario e fragi ¬≠lit√† della rappresentanza politi ¬≠ca, tra ricchezza e democrazia. Insomma. se il fatto di essere ricco non pu√≤ interdire alcuno dalla competizione democrati ¬≠ca, nemmeno pu√≤ costituire un bonus preferenziale o un van ¬≠taggio incontrollabile. Ad esem ¬≠pio, l’enorme ricchezza di Sil ¬≠vio Berlusconi ha costituito da subito, non solo un fondamen ¬≠tale motivo di attrazione, ma anche un fattore di alterazione dei rapporti di forza all’interno della competizione politica.

Certo, Berlusconi ha vinto per ben altre ragioni, ma quel dato di partenza non pu√≤ essere ignorato, nel momento in cui si affacciano sulla scena pubblica nuovi competitori ¬ęforti ¬Ľ. Tan ¬≠to pi√Ļ quando la crisi economi ¬≠ca internazionale impoverisce drammaticamente strati socia ¬≠li, intere categorie di lavoratori e ampie aree territoriali; e tanto pi√Ļ quando la disparit√† di red ¬≠dito tra chi si trova nei gradini pi√Ļ alti e chi si trova in quelli inferiori della scala sociale, si allarga paurosamente. E cos√¨, una volta di pi√Ļ, quel modesto atto di trasparenza ottiene il risultato di illuminare lo scena ¬≠rio sociale, di squadernare le cifre dell’abbondanza e quelle della penuria, di dichiarare le fonti di reddito e le voci di spesa, i conti del benessere che pu√≤ permettersi il lusso e quelli della sopravvivenza che ri ¬≠schia la marginalit√†.

Altri articoli.

In attesa della sentenza Mills. Qui. Qui. Qui.

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Bart