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La Lega Nord deve accendere due ceri

13 Aprile 2010

Uno, il primo, il più grosso, quello con tutti i ricami e i disegni colorati, a Oscar Luigi Scalfaro.
Quando Bossi proclamava la secessione e insediava a Mantova il parlamento della Padania, Scalfaro sorrideva. Sono dei ragazzini, lasciava intendere. Ma lo sapeva bene chi erano quei ragazzini che salirono anche sul campanile di Venezia a sventolare il vessillo dell’indipendenza. E lui, l’inventore del ribaltone, zitto. La Lega Nord appoggiava, infatti, la creatura di Scalfaro, il governo Dini, che aveva rimpiazzato quello dell’odiato Berlusconi. La Lega Nord in quei giorni avrebbe potuto perfino fare la marcia su Roma, e Scalfaro avrebbe agito come Vittorio Emanuele III.

Dobbiamo ringraziare Bossi di non aver impartito l’ordine. Scalfaro gli avrebbe offerto su di un piatto d’argento la Roma ladrona, pur di non far mancare la stampella al governo Dini.

Il secondo cero lo deve accendere all’antiberlusconismo. La sinistra ha tanto mai soffiato sul fuoco, che alcuni elettori impauriti si sono gettati nelle acque del Po.

Insomma, a partire da Scalfaro, e giù giù fino all’attuale Bersani, i sinistri non ne hanno combinato una che è una.
Attenti a scommettere su di loro, dunque. Portano iella. Si rischierebbe di rimanere in mutande.

A me la Lega Nord – non l’ho mai nascosto – non piace. Oggi si rivela l’alleata più fedele nella maggioranza. L’ho apprezzata ogni volta che ha preso in varie circostanze le difese di Berlusconi, attaccato ad ogni piè sospinto da certa magistratura e da certa stampa. Però ne diffido.

Al tempo di Scalfaro ne avevo addirittura paura. Mi domandavo come potesse il capo dello Stato permettere, senza dire una parola, che la Lega Nord strillasse i suoi proclami contro lo Stato italiano. L’insediamento del parlamento della Lega Nord nella città di Mantova fu per me – ne sono ancora convinto – un atto di secessione, e la colpa di Scalfaro (che di colpe ne ha collezionate a iosa) fu quella di non aver difeso in tale circostanza l’unità d’Italia. Non glielo perdonerò mai.
Mi auguro che ogni volta che riandrà con la mente alla sua vita passata ne provi vergogna e rimorso.

Se la Lega Nord ha preso poi una strada più moderata non lo si deve certo alla sinistra, ma proprio, e sempre, a lui, a Berlusconi che, come fece con il partito di Fini, allo stesso modo agì con la Lega Nord, richiamandola alle responsabilità che incombono su di un partito di governo.

Però – è mio convincimento – la natura della Lega Nord è rimasta immutata. La sua è una strategia di lungo termine, ma precisa, tesa a trasformarla in forza egemone nell’Italia che conta. E da quella cabina di regia dettare poi le sue condizioni. Il recente avvicinamento alla Chiesa cattolica fa parte di questa strategia.

Fra i risultati elettorali di ieri sera sul rinnovo di alcune amministrazioni, quello che mi ha messo in allarme è il risultato di Vigevano. Qui la Lega Nord, insieme ad altri, si è presentata in competizione contro il Pdl, alleatosi a sua volta con spurie formazioni, e l’ha battuto per il 72,78% contro il 27,21%. Un gigante contro un nano.

Ciò rappresenta un campanello di allarme. Significa che probabilmente in un numero di amministrazioni, più elevato di quanto si pensi, se la Lega dovesse presentarsi divisa dal Pdl, lo umilierebbe come è successo a Vigevano. Non v’è dubbio che anche nella vittoria del centrodestra a Mantova, la città che fu sede del parlamento secessionista, strappata dopo 65 anni all’egemonia del Pd, la   Lega Nord ha avuto un ruolo importante.

Che cosa ci dice tutto questo? Che il Pdl, partito notoriamente composto da moderati e difensore dell’unità d’Italia, deve attrezzarsi meglio. I meriti, che pur acquisisce nel fronteggiare la crisi e nell’avviare il processo delle riforme, non pagano del tutto sul piano locale. Il collegamento con le esigenze del territorio ha delle maglie guaste e arrugginite.

Se avremo necessità di tenere uniti gli elettori del centrodestra per fronteggiare le resistenze immobiliste dell’opposizione, se vorremo far valere anche nei confronti della Lega Nord i nostri valori, la macchina territoriale del Pdl dovrà essere sottoposta a revisione e i pezzi difettosi sostituiti.

Al più presto e con giudizio.

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“Vigevano, Lega corre da sola e vince” di Giovanni Cerutti. Qui.

“Doppia goduria” di Cristiana Lodi e Marco Mari. Qui.


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12 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 13 Aprile 2010 @ 10:22

    Dal Legno

    Scalfaro dovrà innanzitutto morire nel rimorso per aver ordinato condanne a morte, regolarmente eseguite.
    Su quella falsariga ha impostato tutta la sua politica per condannare a morte la libertà degli Italiani.
    La Lega nacque come partito secessionista ed in fondo all’anima ha ancora questo ideale, ma non riuscirà ad attuarlo se, poco poco, gli Italiani ne prenderanno coscienza.
    E’ vero quanto dici del radicamento territoriale del Pdl, è debole e si andrà via via ancora più indebolendo se Fini e gli aennini, componente non indifferente del Pdl, cesseranno in quella loro politica che faceva del lavoro sul territorio la sua forza.
    Abbiamo il coraggio di dire che il Pdl è vissuto finora di rendita, godendo dell’opera di pochi forti personaggi che hanno lavorato bene e indefessamente per tutti.
    Quanti sono, fra i votanti, coloro che si sono impegnati a dare una mano ? Il Pdl dovrà fare opera aggregatrice, come fa la Lega, che si raduna spesso per tenere alto il proprio vessillo, che coinvolge il suo popolo in manifestazioni per rinnovare ogni volta quel “Giuramento di Pontida”, cui noi moderati guardiamo con sufficienza senza renderci conto che invece è un appello continuo al voto.
    Perché la Lega raccoglie tanti voti ? Perchè offre alle persone un “sentimento” quel sentimento di amor patrio che i moderati hanno perso per strada.
    Bisogna ricreare un ideale che aggreghi e non contentarci del mero interesse economico, che induce le persone all’esasperazione di quell’individualismo già così forte nel nostro popolo.
    Se analizziamo che cosa ha fatto tanto forte la DC e di contro anche il PCI, vedremo che ciascuna parte aveva un’idea di fondo: il Cristianesimo la prima ed il Marxismo il secondo.
    Oggi si vive di berlusconismo e antiberlusconismo. Finiamola una buona volta di issare bandiere fasulle e torniamo a sventolare il Tricolore.

  2. Commento by Mario Di Monaco — 13 Aprile 2010 @ 11:30

    Credo che per ridare slancio ai progetti del PDL, occorra innanzi tutto ricucire i rapporti fra le diverse anime del partito al fine di definire una identità comune e chiara, che possa essere facilmente individuata e compresa dai cittadini e che metta in evidenza le fondamentali differenze che la contrappongono a quella della Lega.

    Questa linea unitaria, che deve essere diffusa sul territorio attraverso i molteplici canali messi a disposizione dalle nuove tecnologie e soprattutto mediante un più stretto contatto personale con gli elettori, dovrà saper cogliere ed interpretare le esigenze della gente comune che, mai come in questo periodo, deve avvertire la vicinanza ed il sostegno delle istituzioni.

    Ieri ho ascoltato alcune dichiarazioni di Fini e di esponenti dell’Udc in cui mi è parso di captare segnali distensivi che potrebbero preludere ad un auspicabile riavvicinamento di tutte le componenti moderate.

    Segnalo qui un articolo sulla stampa di oggi in cui si parla delle aperture di Fini su un    eventuale modello italiano di riforma istituzionale e sulla possibilità di procedere anche senza un’ intesa con l’opposizione.

  3. Commento by Ambra Biagioni — 13 Aprile 2010 @ 12:28

    Questo da L’Opinione

  4. Pingback by La Lega Nord deve accendere due ceri | Politica Italiana — 13 Aprile 2010 @ 12:45

    […] via  https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=11354 Posted by admin on aprile 13th, 2010 Tags: News, Politica Share | […]

  5. Commento by giuliomozzi — 15 Aprile 2010 @ 18:12

    Bart, ricorderei anche – per amor di completezza – che “quando Bossi proclamava la secessione e insediava a Mantova il parlamento della Padania”, Berlusconi si alleava con Bossi. E con Bossi è stato alleato, successivamente, per dieci anni.

    Mi pare, insomma, che al successo di questo partito razzista e secessionista abbia contribuito un pochino anche il sig. Berlusconi.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Aprile 2010 @ 00:32

    Giulio, qui trovi un articolo del Corsera su ciò che accadeva nel giugno del 1995 (governo Dini). Leggerai che la sinistra minimizzava i proclami della Lega Nord (era sua alleata) mentre era soltanto il Polo a protestare.

    Qui  trovi il discorso di Bossi del 4 maggio 1996, in cui ricorda la  nascita del parlamento di Mantova avvenuta un anno prima, il 7 giungo 1995:

    Si è dato vita a questo Parlamento un anno fa, e oggi io vi chiederò, alla fine del mio intervento, di scegliere di fare un passo ulteriore che è il Governo della Padania, che perfezioni e finalizzi l’esistenza di questo Parlamento. La Lega , lo strumento primogenito della liberazione della Padania, mette a disposizione i suoi parlamentari, che diventeranno a Roma, se questo deciderà di dar vita ad un governo. Lo strumento di azione e mediazione politica del Parlamento di Mantova inserito nel Parlamento di Roma.

    Dal mio libro “Cencio Ognissanti”

    traggo: (siamo sempre nel 1995: governo Dini):

    “A Milano, il 27 ottobre, al processo Enimont, venivano condannati tutti i 22 imputati, tra cui Bossi, il quale subiva una condanna a 8 mesi con la condizionale, accusato, insieme al suo tesoriere Alessandro Patelli, di aver intascato 200 milioni. Bossi reagiva dicendo che per lui si trattava di una medaglia, perché nel Nord non valgono tutte le leggi dello Stato. Ecco qualche stralcio dell’intervista rilasciata a La Stampa del 28 ottobre: “Ma che condanna… Per me, per uno del parlamento del Nord, questa è una medaglia per ferita di guerra. Sono il primo condannato della Repubblica del Nord.”; “Le leggi sbagliate nella Nord Nazione non valgono. Ho già detto ai miei di non pagare più nessuna tassa per l’affissione dei manifesti. E poi apriremo un contenzioso con le Nazioni Unite”, e ancora: “sono qui, al parlamento di Mantova, nel Palazzo dell’Indipendenza, pronto a partire dalle sorgenti al delta del Po alla testa dell’esercito del Nord“. Di nuovo una dichiarazione sovversiva, dunque, ma nessuno interveniva, ancora una volta, a censurare Bossi, soprattutto Scalfaro, che rappresentava l’unità della Nazione.”

    Dal giornale Legno Storto traggo quest’altra informazione:
    (siamo nella seconda metà del 1994: il breve governo Berlusconi):

    Qui Nicolò Vergata scrive: E non dimentichiamo quanto ammise pubblicamente Bossi : “fui chiamato da Scalfaro, il quale mi disse che Berlusconi era ormai politicamente finito e, pertanto, dovevo premurarmi a fare cadere il governo andandomene per conto mio”.

    Questo per ribadire che chi avrebbe potuto fermare in tempo la Lega Nord era Scalfaro, allorché quel partito insediò il Palamento del Nord, nel   giugno 1995 (il governo Berlusconi era caduto nel dicembre 1994, e governava Dini sotto l’egida di Scalfaro).

    Oggi è assai difficile fermare la Lega. Lo scrissi mesi fa. Era  l’8 giugno 2009:

    “Però l’attenzione di tutti (politici e media) è caduta soprattutto (oltre che sull’Italia dei Valori di Di Pietro e sull’UDC di Casini, che hanno incrementato voti e seggi) sul successo strepitoso della Lega Nord, che nelle due circoscrizioni di Nord Ovest e di Nord Est ha fatto man bassa di voti.
    La Lega, ordunque, si è radicata nella parte settentrionale del nostro Paese e sarà molto difficile per chiunque contrastarne il cammino. I tempi difficili che attraversiamo lavorano, peraltro, in suo favore.”

    E’ per questo che sono molto ma molto arrabbiato con Scalfaro che, oltre che  ideare il ribaltone,  accecato dal suo antiberlusconismo lasciò che la Lega Nord crescesse, e mancò al suo dovere.

    Le dimensioni attuali della Lega hanno le radici nel settennato di Scalfaro.

    Oggi, come avrai visto, per vincere al Nord non si può fare a meno della Lega (con la quale  si alleerebbe volentieri anche la sinistra come già fece con il governo Dini. Basterebbe che lo decidesse la Lega, la sinistra direbbe subito di sì ad ogni sua condizione).

    Per quanto mi riguarda, mi sono posto un obiettivo che ritengo importante per l’Italia: vedere riformato lo Stato, che non funziona più. La sinistra le riforme vere, quelle che contano (ne ho parlato tante volte, ti rimando ad altri miei post) non le vuole e le ostacolerà con i soliti ragionamenti fasulli.
    Chi vuole migliorare lo Stato oggi non può stare con la sinistra. La sinistra è immobilista (è conservatrice per sua natura. Quando si definisce progressista prende in giro gli italiani).

    Io voglio le riforme e mi interessa che entro il 2013 siano fatte. So che qualcosa non mi piacerà, ma la maggior parte di ciò che sarà fatto servirà positivamente al Paese.
    Vorrà dire che se qualcosa non andrà per il meglio si proverà a migliorarlo nelle successive legislature.

    Dimenticavo: La lega Nord mi richiama alla memoria, in chiave moderna, il movimento dell’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini.

  7. Commento by giuliomozzi — 16 Aprile 2010 @ 02:31

    Senti, Bartolomeo, ma:

    – “quando Bossi proclamava la secessione e insediava a Mantova il parlamento della Padania”, Berlusconi si alleò con la Lega? Sì o no?

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Aprile 2010 @ 09:42

    No.
    Ti ho documentato apposta la storia, affinché tu correggessi quanto avevi scritto, ossia, quando  La Lega Nord  insediò il parlamento di Mantova era il 7 giugno 1995 ed    era alleata con la sinistra e con Scalfaro, nel governo Dini (17 gennaio 1995- 17 maggio 1996).

    Berlusconi  era stato alleato con la Lega Nord nel primo governo Berlusconi, durato pochi mesi (10 maggio 1994-17 gennaio 1995),  cioè: prima  del famoso insediamento del parlamento di Mantova (7 giugno 1995) celebrato con tanto di elezioni. Un vero e proprio atto formale secessionista, molto  di più che   solo chiacchiere.
    Il Polo protestò e chiese l’intervento di Scalfaro che si limitò a dire che quelli della Lega Nord erano dei ragazzini.

    Poi Berlusconi è tornato ad allearsi con  la Lega Nord  nel secondo governo Berlusconi (11 giugno 2001- 23 aprile 2005) e nei successivi.

  9. Commento by Ambra Biagioni — 16 Aprile 2010 @ 10:24

    La tua pazienza, Bart, è veramente encomiabile, ma a me piacerebbe che almeno le persone colte evitassero di appellarsi ad una propaganda che oso definire becera.

    Forse nella sinistra dovrebbero meditare su questo aforisma:

    La pazienza dei popoli è la mangiatoia dei tiranni.

    Emilio De Marchi, Demetrio Pianelli, 1890

     

  10. Commento by Mario Di Monaco — 16 Aprile 2010 @ 13:12

    Bart, è inutile che ti sgoli perchè non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

  11. Commento by giuliomozzi — 16 Aprile 2010 @ 15:15

    Peccato che da ben prima del 1994 la Lega avesse fatto della secessione il suo cavallo di battaglia. E che non sia mai stata, che mi risulti, “alleata con la sinistra”.

     

  12. Commento by Ambra Biagioni — 16 Aprile 2010 @ 15:35

    Da Wikipedia :

    Il 23 dicembre si incontrano nella casa romana di Bossi, il leader leghista con Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione, rispettivamente segretari del PDS e del PPI. Qui si decide un’alleanza fra i tre che porterà all’appoggio esterno al successivo governo tecnico guidato da Lamberto Dini

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