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La macchina è partita

17 Novembre 2010

Con l’incontro di ieri sera tra Napolitano, Schifani e Fini, la macchina che dovrà diradare le nebbie di questa confusa situazione politica è partita.

Le prime tappe di un percorso che sarà certamente tormentato, giacché si troverà il modo di intralciarlo, sono state segnate.

Entro la prima decade di dicembre la legge di stabilità sarà approvata definitivamente e subito dopo, il 13 dicembre, il presidente del Consiglio si presenterà alle Camere per tenere il suo discorso sulla situazione politica. Il giorno successivo (proprio in coincidenza con l’attesa sentenza della Consulta sul legittimo impedimento), le due Aule voteranno la fiducia o la sfiducia al governo.

Salvo che la legge di stabilità non abbia un percorso più breve (e potrebbe succedere) queste sono le date fissate.

È tramontato lo scontro su quale delle due Aule debba votare per prima. Le votazioni si svolgeranno in entrambe le Aule e nella stessa giornata. Salomonicamente.
Mi rode, non lo nascondo, la curiosità di sapere che cosa si siano detto le tre cariche più elevate della Repubblica. Soprattutto che cosa abbia detto Fini.
Ma vedrete che arriverà il momento che sapremo tutto dell’incontro di ieri e delle posizioni assunte da ciascuno dei protagonisti.

Poiché darei per scontata la sfiducia alla Camera (però non vorrei sottovalutare il disagio di alcuni finiani), non so se Berlusconi (che prevede scontata invece la fiducia al Senato) continuerà a chiedere lo scioglimento della sola camera dei Deputati.

Ho già scritto che sarebbe la soluzione più garantista della stabilità e della governabilità (l’aveva chiesta nel 2008 Gerardo Bianco del Pd, componente Margherita, ed era favorevole anche Cossiga, oltre all’Idv nella persona di Egidio Pedrini, qui), ma questa ipotesi, essendo molto contrastata (non importa se dai costituzionalisti arruffapopolo, bensì da tutta l’opposizione, Fli compreso) molto probabilmente non sarà presa in considerazione da Napolitano, anche se Berlusconi gli presentasse una esplicita richiesta.
Siccome è Napolitano che deve decidere, egli verosimilmente deciderà per lo scioglimento di entrambe le Camere.

Chi ha guardato ieri sera Ballarò, ha potuto accorgersi dei lambiccamenti di Italo Bocchino, apparso di nuovo più come un bulletto e un pallone gonfiato piuttosto che un politico. Evidentemente il Fli non ha di meglio. Il quale Bocchino non ha escluso di allearsi, se ci dovesse essere una emergenza, pure con il Pd.

A Bocchino andrebbe fatto capire che l’emergenza c’è già ora e non è di là da venire, e se a lui, a Fini e al Fli stavano veramente a cuore le sorti del Paese, tutto si poteva fare all’infuori che sfiduciare (come succederà probabilmente il 14 dicembre per colpa dei finiani) il governo.

Abbiamo ascoltato proprio a Ballarò alcuni cittadini che davano del traditore a Fini e al suo partito, e abbiamo visto che nei sondaggi gli italiani ancora scelgono come presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Ciò che sta accadendo tra la gente avrà pure un significato. Pur in mezzo alla crisi, che coinvolge molti cittadini, la gente ha individuato dove stanno le colpe. E stanno tutte nel tradimento di Fini e dei finiani, al punto che non Fini chiamerebbero a reggere un nuovo governo, ma chiamerebbero ancora Silvio Berlusconi.

A Bocchino vorrei dire che accampare (come il Fli cercherà di inventarsi dopo il 14 dicembre) una situazione di emergenza per allearsi con Il Pd allo scopo di fare una legge elettorale e qualche altra cosa utile per il Paese, è pura ipocrisia, e bene fece Di Pietro, nella trasmissione di lunedì di Porta a Porta, a rinfacciarla proprio alla stesso Bocchino. Disse in sostanza: Voi volete fare un giochetto. Formate un governo di emergenza per fare la legge elettorale e qualche altra cosuccia e poi non mollate più la poltrona e arrivate fino al termine della legislatura. Ciò che non è possibile senza prima passare dal voto popolare. E Bocchino boccheggiava.

Infatti, è quello che gli azzeccagarbugli del Fli e del Pd vorrebbero fare, credendo gli italiani degli stupidi e dei pecoroni, come ai tempi della prima Repubblica.

Voglio sperare che Napolitano (la sua gestione è già sufficientemente critica, ma ieri, devo riconoscere, mi è sembrato uscito bene dal confronto con le altre due cariche istituzionali) non si metta ad inventarsi ribaltoni che consegnino il governo del Paese a chi le elezioni le ha perse.

La strada, dunque, è segnata. Se ci sarà la sfiducia in una Camera o anche in tutte e due, si dovrà tornare alle urne.

Se disgraziatamente non dovesse succedere, gli elettori del centro destra dovranno protestare con grandi manifestazioni e, come ho già scritto, il Pdl e la Lega Nord dovranno avvertire Napolitano che non riconosceranno il nuovo governo, in quanto non espressione del voto popolare, e pertanto diserteranno il parlamento e le sue commissioni.

Lo scontro è durissimo e durissimi e inesorabili dovranno essere gli strumenti di lotta.
Il tempo che manca alla resa dei conti dovrà essere speso bene e il 14 dicembre non ci dovrà trovare impreparati.

Articoli correlati

“Napolitano media: intesa sulla crisi. Il 14 il voto alle Camere sul governo”. Qui. Da cui estraggo:

“Si conoscerà prima l’esito del Senato.
E’ evidente tuttavia che il risultato del voto di palazzo Madama sarà recedente a quello di Montecitorio, essendo l’assemblea di senatori la metà di quella dei deputati con tempi di votazione e proclamazione del risultato assai diversi.”

Lo scontro tra D’Avanzo e Padellaro. Qui.

“Al voto, le sorti del Cav nelle mani del popolo” di Marcello Veneziani. Qui. Da cui estraggo:

“Certo, non si può governare un Paese contro le classi di potere, ma quando le classi di potere si schierano contro il popolo sovrano, bisogna scegliere.”

“La cosa sporca, che fa davvero schifo, è la motivazione con cui spiegano alla gente di voler riformare la legge elettorale. Dicono di volerlo fare per due motivi santi: restituire agli italiani il diritto di scegliere i propri candidati, quando loro sono stati coautori della vergognosa cancellazione del diritto di indicare il proprio candidato.”

“E poi dicono: vogliamo evitare che una forza politica possa andare al governo senza avere il 50% più uno dei consensi. Questo vuol dire tornare all’Italia ingovernabile e partitocratica della Prima Repubblica, ai governicchi di durata breve e di fiato corto, esposti ai ricatti di tutti gli aghetti della bilancia e soprattutto deboli per consentire ai poteri forti di far la parte del leone. Il premio di maggioranza, invece, permette a una democrazia di essere anche efficace, cioè permette di governare e di avere una maggioranza vera, salvo tradimenti della volontà elettorale (le leggi non possono disporre della volontà degli uomini, però possono scaricare sulle loro spalle le responsabilità dei loro atti).”

“La trattativa dello Stato con la mafia? Si scopre che la fece il governo Ciampi” di Stefano Zurlo. Qui. Da cui estraggo:

“E dunque il regalo del governo Ciampi a Cosa Nostra sul 41 bis. Il no al carcere duro per paura delle bombe. Uno sfregio profondo alle istituzioni e un segnale di resa che, solo a ripensarci, fa venire i brividi.”

Saviano. “Quello che lo scrittore non dice sulla ‘ndrangheta e la sinistra” di Pier Francesco Borgia. Qui. Da cui estraggo:

“Il riferimento al summit di mafia del 31 ottobre 2009 nel circolo Falcone e Borsellino è da brividi, ma è monco. Non dice, il Nostro, che quel circolo è dell’Arci, associazione da sempre vicina al Pci-Pds-Ds-Pd, e il cui presidente (quello che aveva disposto i tavoli a ferro di cavallo ai trenta convenuti per eleggere il capomafia del nord) è il consigliere del Pd di Paderno Dugnano, Arturo Baldassarre.”

“Imbroglio Fli: assalto al premio di maggioranza” di Marcello Foa. Qui. Da cui estraggo:

“Per intenderci: in alcuni sistemi elettorali il cambio in corsa non è permesso. Se un deputato, per qualunque ragione, si dissocia dal partito che lo ha candidato, il seggio viene revocato immediatamente e la parola torna agli elettori, che possono premiare o punire il ribelle.
In Italia, invece, vige ancora una consuetudine che risale alla Rivoluzione francese e che di fatto libera il deputato o il senatore da qualunque responsabilità. «La volontà popolare non è imperativa, né vincolante », continua Armaroli, che definisce l’articolo 67 della Costituzione «la foglia di fico dei ribaltoni ».”

“Berlusconi si gioca tutto nel D-day del 14 dicembre” di Adalberto Signore. Qui.

“Fini ascolta i senatori. “Stop a intese col Pd” di Fabio Martini. Qui. Da cui estraggo:

“Al punto che nei prossimi giorni i “futuristi” rilanceranno l’ipotesi di un governo di centrodestra con un programma nuovo e una base parlamentare più larga. Anche un Berlusconi-bis? «Con un programma innovativo qualunque premier va bene », ha detto sempre Bocchino. E dunque, anche soltanto tatticamente, per riconsegnare il fatidico cerino nelle mani del Cavaliere, potrebbe essere rilanciata la suggestione del governo aperto all’Udc. Manfrina o ipotesi che potrebbe tornare in campo?”

“Il politico-spalla e la nuova era televisiva” di Antonio Polito. Qui.

Sugli interventi di Napolitano. Qui.


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5 Comments

  1. Pingback by La macchina è partita | Politica Italiana — 17 Novembre 2010 @ 10:46

    […] via  https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=15601 AKPC_IDS += “22055,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on novembre 17th, 2010 Tags: Crisi di governo, Elezioni, governo berlusconi Share | […]

  2. Commento by Simone — 17 Novembre 2010 @ 11:17

    Sicuramente c’è del vero in questo articolo ma purtroppo bisognerebbe anche tenere conto che non tutto può essere interpretato a piacimento. Innazi tutto la sfiducia alla Camera non la darei tanto per scontata. Ci potrebbero essere novità. Inoltre se ci sarà la sfiducia alla Camera non è scontato che non ci sia anche al Senato. Non metto in dubbio che “il barone dimezzato” sia la conclusione più probabile ma da qui ad un mese le altre due possibilità potrebbero prendere forza.

    Ammesso che ci sia la sfiducia Napolitano non può decidere senza tenere conto di quello che è scritto nella Costituzione e quindi se si forma una nuova maggioranza in Parlamento il Presidente della Repubblica non potrà, e ripeto, non potrà non tenerne conto poichè sarebbe un precedente non percorribile. Sarebbe un Presidente della Repubblica che fa una scelta politica e non istituzionale e questo la Costituzione non lo consente. Berlusconi lo sa e lo sa bene altrimenti non avrebbe paura del Governo tecnico come ha spesso manifestato.

    Riguardo alla sovranità popolare, che deve comunque essere esercitata nei limiti previsti dalla legge, è la stessa che ha bocciato la proposta di legge di tipo costituzionale che trasfomava la nostra Repubblica da Parlamentare a Presidenziale. Se nascerà una nuova maggioranza non ci sarà nessun golpe. Potrà essere politicamente discutibile ma più che leggittimo. Poi ognuno sarà libero di fare tutte le manifestazioni che vuole, ovviamente.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Novembre 2010 @ 12:09

    Ti ho già risposto altrove. E confermo che sono convinto che Napolitano rispetterà più di quanto faresti tu la legge elettorale del 2005.

  4. Commento by Simone — 17 Novembre 2010 @ 12:13

    vedremo …

  5. Commento by Simone — 18 Novembre 2010 @ 13:02

    macchè vedremo! E’ certo che il Presidente della Repubblica non potrà ignorare la Costituzione per rispettare “il senso” di una legge ordinaria.

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