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La magistratura non vuole essere riformata, ma fa acqua da tutte le parti

12 Gennaio 2010

Pierferdinando Casini, come si sa, tiene il piede su due staffe. Si schiera a destra o a sinistra a seconda dove sono maggiori le probabilità di vittoria elettorale. Tira ad occupare più posti possibili nelle Istituzioni, e per questo profano obiettivo scrupoli di coscienza e di coerenza li manda a farsi benedire. Egli indossa l’abito di Arlecchino, e se ne fa vanto. In ciò è figlio legittimo della vecchia Dc, di cui il suo partito, non per caso, ha ereditato il simbolo.

Ma ieri sera, nella trasmissione Porta a Porta, mi è piaciuto, perché ha detto le cose chiare e di buon senso: per difendere la governabilità -che è un valore primario in politica – occorre liberarsi del macigno dei processi che gravano sul presidente del Consiglio.

Sono anch’io d’accordo che la governabilità di un Paese deve essere difesa ad ogni costo, poiché riguarda l’interesse di tutti i cittadini. Quindi plaudo a questa apertura.

Sembra che – a interpretare il botta e risposta tra il leader dell’Udc e il ministro Bondi del Pdl – un’intesa sia possibile, ritoccando alcuni punti del legittimo impedimento e del processo breve, che potrebbero così ricevere in parlamento l’approvazione oltre che della maggioranza, anche di una parte dell’opposizione. Che costituirebbe un risultato politico di grande rilievo.

Staremo a vedere. Oggi al Senato è iniziato il dibattito sul processo breve. Tutte le carte stanno per essere calate sul tavolo.

Ciò che mi sta a cuore annotare, però, in questo articolo, è lo stato comatoso in cui versa la magistratura per due motivi principali:

1 – la sua politicizzazione;
2 – la sua incapacità.

A sollecitare questa riflessione sono quattro fatti recenti.

Il primo riguarda la deposizione di Gaspare Spatuzza, che si è accusato della strage Borsellino, per la quale sono in carcere altre persone già giudicate con sentenza definitiva. Esse sarebbero, dunque, innocenti.

Il secondo riguarda i verbali dei Nas che non avrebbero trovato alcun riscontro sulla colpevolezza di Ottaviano Del Turco, prima rinchiuso in carcere e poi mandato agli arresti domiciliari.

Il terzo riguarda Bruno Contrada, il dirigente del Sisde che, prima viene assolto e poi, su rimando della Cassazione, condannato dalla stessa Corte d’Appello, sebbene da giudici diversi.

Il quarto riguarda Pier Gianni Prosperini, il 16 dicembre scorso rinchiuso in carcere senza alcun riscontro concreto di colpevolezza, impedito perciò di partecipare alle imminenti elezioni regionali per la Lombardia.

Come si può vedere, spesso l’azione della magistratura, quando è condotta nei confronti di uomini politici, ha anche risvolti traumatici che coinvolgono i cittadini e la governabilità del Paese. Allorché Mastella si dimise da ministro per aver ricevuto un avviso di garanzia (poi è risultato innocente), cadde il governo Prodi. Quando Del Turco venne messo in carcere, cadde la giunta abruzzese di sinistra, e le conseguenti elezioni premiarono il centrodestra. Questi sono soltanto gli ultimi penosi episodi di una lunga ed infelice serie.

Se poi aggiungiamo che ormai è asseverato che una certa magistratura fa anche politica scientemente, ossia le sue azioni avventate hanno una finalità politica (far cadere governi centrali e locali, arrestare la carriera di politici sgraditi) va da sé che il parlamento deve attrezzarsi affinché questa arrogante infiltrazione sia arginata.

Tocca alla riforma della giustizia, che partirà a breve, assumersi questo dovere, proteggendo non solo almeno le cariche più importanti dello Stato per il periodo del loro mandato, ma introducendo norme rigide che costringano i magistrati a ben riflettere prima di assumere provvedimenti dalle conseguenze così devastanti per il Paese.

Due punti mi preme rilevare in proposito.

Uno concerne l’uso dei pentiti.
E’ ormai dimostrato che i giudici non sono come Giovanni Falcone, che fra l’altro mise in guardia i colleghi dal loro impiego al di fuori di un riscontro rapido e certo delle loro deposizioni.
La realtà è che questi pseudo giudici usano i pentiti a loro discrezione, senza preoccuparsi di appurare, prima di agire, alcun riscontro concreto. Il famoso reato di “concorso esterno in associazione mafiosa” (più legato alla fantasia del giudice che alla sua ragionevolezza) è diventato un elastico di tale ampiezza che potrebbe perfino esserne coinvolto – se un giudice volesse levarsene il capriccio, magari per vincere una scommessa fatta al bar sotto casa – il capo dello Stato.

Dunque, il cosiddetto pentitismo, se poteva essere uno strumento valido per la giustizia in mano a magistrati onesti e scrupolosi, è diventato invece un grimaldello contro le Istuzioni se messo in mano a giudici disonesti e incapaci. La loro politicizzazione li ha resi nei fatti degli eversori.

L’altro punto riguarda la responsabilità civile dei giudici. Chi sbaglia deve pagare. Nei processi si giudicano la dignità e la vita dei cittadini, mica il prezzo delle banane.

Prevedere l’obbligo del risarcimento dei danni morali e materiali arrecati al cittadino da una sentenza sbagliata, messo in capo al giudice che ha errato (e non più in capo allo Stato),  è il solo modo per fermare chi ha grilli di onnipotenza e finalità politiche nella testa. Sapere che si sarà chiamati a sborsare fior di euro se avranno sbagliato, costringerà molti magistrati a rivedere i loro piani revanscisti nei confronti della politica.

Gli anni di Mani Pulite sono finiti. La licenza di uccidere è scaduta. E’ tempo di tornare alla democrazia e al rispetto dovuto alla politica e ai cittadini.

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Mani Pulite e Bruno Contrada. Qui.

L’assoluzione di Calogero Mannino, e altro. Qui.


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8 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 12 Gennaio 2010 @ 15:16

    Un solo appunto Bart : Casini non ha detto solo che bisogna rimuovere il macigno che chiude la porta al progedire sereno del Governo, ha anche, con molta forza, chiesto a Bondi di lasciarlo almeno sognare di raggiungere il potere, quel potere che, a sua detta, il Ministro detiene.

    Di sete di potere dunque si tratta e non di buonafede per l’utilità del Paese.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Gennaio 2010 @ 18:23

    Sono d’accordo sulle mire di Casini. Ma andiamo un passo per volta. Da poco è cominciato il dibattito al Senato sul processo breve. (Sky 525)

  3. Commento by Ambra Biagioni — 12 Gennaio 2010 @ 21:35

    Ecco le prime reazioni:

    Adnkronos

    Il Velino

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Gennaio 2010 @ 21:44

    L’opposizione punta su Fini. Ormai siamo alla resa dei conti tra Fini e Berlusconi. Questione di ore.

  5. Commento by Ambra Biagioni — 12 Gennaio 2010 @ 22:45

    Leggi qui.

  6. Commento by Ambra Biagioni — 12 Gennaio 2010 @ 23:02

    Ma anche qui

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Gennaio 2010 @ 23:15

    Letti.
    Fini non può più portare la maschera a lungo. Spero tanto che molti degli ex An lo lascino solo.

  8. Commento by Ambra Biagioni — 12 Gennaio 2010 @ 23:25

    Fini ha una protervia e una prosopopea infinite : sa di non avere la legittimazione del voto popolare, ma pensa che, facendo parte, come cofondatore del Partito di maggioranza, si possa permettere di imporre alla sua stessa maggioranza le sue elucubrazioni da Duce (lo scrivo maiuscolo proprio perché intendo parlare del Duce fascista).

    Anche lui come i comunisti ha cambiato nome ma non DNA.

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