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La nave dei folli

17 Dicembre 2011

Chi ama il cinema sa che questo è il titolo di un film bellissimo, uscito nel 1965 per la regia di Stanley Kramer, nel quale si respira un’aria greve e folle. Protagonisti sono la Germania e ciò che si va terribilmente preparando: vale a dire una guerra mondiale che sotterrerà sotto un cumulo di macerie la vecchia Europa.

Ma non è la minaccia di una nuova guerra mondiale o l’avvento di una ignominiosa dittatura che desidero evocare dopo quanto di miserevole ho visto ieri sera in parlamento. Un parlamento prono, succube e plagiato ad un punto tale che non c’è stato un partito che non abbia fatto notare le gravi manchevolezze di questa manovra, e che poi ha vilmente votato puntando tutto sul futuro, sul niente, su ciò che ancora non si vede, ossia sulla speranza che il nuovo presidente del Consiglio sia il taumaturgo tanto atteso. Taumaturgo al punto che si è permesso di sbertucciare Silvio Berlusconi anche prima che questi si apprestasse a votare a favore della manovra (da notare le numerose assenze nelle fila della ex maggioranza).

In buona sostanza, gli è stata data carta bianca, e Monti potrebbe perfino presentarsi con un’altra manovra di lacrime e sangue fra un mese; basterebbe che adducesse qualche giustificazione apparentemente condivisibile ed essa sarebbe accolta e votata come fonte di verità.

Ma ciò che è apparso evidente ieri sera è proprio quell’atmosfera folle e decadente che caratterizza il celebre film.
Nel mentre Bersani, Casini, Bocchino, Alfano indirizzavano al governo le loro blande lamentazioni, sui loro volti era segnata la gioia di trovarsi nella felice condizione di essere stati rimossi dall’incarico di guidare la nave in un momento tanto difficile.
Sullo scranno del governo sedeva, infatti, l’uomo a cui i partiti avrebbero potuto scaricare la responsabilità delle pesanti misure che colpiranno i cittadini.

Nel film La nave dei folli, accanto ai pochi che percepivano la gravità degli accadimenti, si levava la voce grassa e gioviale di coloro che vedevano nella grande Germania la panacea dei mali del mondo, rifiutandosi spavaldamente di scorgerne i pericoli.

Come ha scritto ieri Piero Ostellino (si legga anche il lungo articolo che, sempre ieri, su gli Altri Piero Sansonetti ha dedicato alla figura di Napolitano), ci troviamo in un momento non solo di default dell’economia, ma di default della nostra democrazia, ed è di questo default che il parlamento ha mostrato di non accorgersi.

Sono stati pochi i parlamentari   che hanno segnalato il pericolo, fra questi perfino il tanto vituperato Scilipoti. Ma insieme con lui, Reguzzoni e Moffa, e soprattutto Antonio Martino il quale, pur essendo e chiamando amico Monti, gli ha contestato con durezza l’utilità di una manovra che somiglia in tutto a quelle dei tanti governi del passato, con le quali promettevano di salvare l’Italia, e producevano invece l’effetto contrario, aggravandone le condizioni.

Il Pdl mi ha deluso. Intorno a me sento levarsi le voci del dissenso: La prossima volta voteremo la Lega Nord.
Ho sempre avuto diffidenza nei confronti di questo partito ancora intimamente secessionista, ma come non condividere le parole di Marco Reguzzoni con le quali elencava i difetti della manovra?
Come non dare ascolto ad Antonio Martino, la cui autorevolezza è quanto meno pari a quella di Monti?

Comunque, ora dobbiamo stare ai fatti. I conti li faremo quando saremo chiamati a votare i nostri nuovi rappresentanti. Ci ricorderemo della loro pavidità, della loro impreparazione, della scarsa o nulla serietà nel portare avanti gli impegni assunti con gli elettori. Ciò vale anche per Berlusconi. Oggi hanno creduto che dimenticheremo. Non sarà così. La delusione è stata troppo grande.

Nel frattempo stiamo a vedere. Non potendo fare altro, non potendo armarci di bastoni e forconi, stiamo a vedere che cosa saprà fare il governo, oltre che tassare gli italiani.
Se farà le riforme attese, non riuscite a Berlusconi, tanto di cappello.
Altrimenti, questa politica e questi politicanti vadano all’inferno.

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