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La profezia di D’Alema su Berlusconi

30 Luglio 2011

Mendicare sotto i ponti. Non ricordo le esatte parole, ma la sostanza era questa: faremo in modo che Berlusconi sia ridotto a mendicare sotto i ponti.

In questi giorni Berlusconi non nasconde che i 560 milioni pagati alla Cir di De Benedetti lo hanno dissanguato, gli hanno portato via i risparmi di tutta una vita. Naturalmente si tratta di una dimensione di risparmi inarrivabile per la stragrande maggioranza dei comuni mortali.

Ora si avvicina un’altra tempesta di oltre 200 milioni di euro che l’Europa si prepara ad infliggere a Mediaset per la storia dei decoder.

Cinquecento e rotti più duecento e rotti fanno quasi 800 milioni di euro, una cifra da capogiro.

Non ho potuto fare a meno, al sopraggiungere di questa nuova notizia, alla quale probabilmente – come teme Berlusconi – ne seguiranno altre dello stesso segno, di ricordare la profezia lanciata qualche anno fa da D’Alema.

Che sia questa la strada con la quale si pensa di eliminare dalla scena politica l’odiato nemico?
Visto che tutte le altre strade sono fallite o stanno fallendo, quella vaticinata dal profeta D’Alema sembra invece giungere a destinazione.

Non vi è dubbio, infatti, che l’uscita dal portafoglio di Berlusconi di cifre così rilevanti, ha prodotto in lui una qualche pesante conseguenza simile a quella che patisce un pugile raggiunto da un formidabile gancio al volto. C’è chi va ko, c’è chi barcolla.

Berlusconi sembra per il momento solo vacillare, non ancora maturo per il ko. Ma non è chi non veda che se questa è la strada che produce tali risultati, essa sarà perseguita con caparbietà.

Spero che Berlusconi sia in grado di reagire anche a questi colpi durissimi, ma non posso non sottolineare ancora una volta quanto il confronto politico abbia raggiunto punte di cinismo al limite del disumano.
Non si possono combattere le idee augurandosi che l’avversario sia ridotto a mendicare sotto i ponti.

Mi è difficile credere che D’Alema abbia una qualche responsabilità in ciò che sta accadendo. Constato soltanto che quel suo vaticinio si sta avverando.
Tuttavia, chi augura il male agli altri sappia che prima o poi esso si rivolgerà contro di lui.

È il mio augurio.

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“Però dopo vent’anni di lavoro (prima di approdare al Fatto sono stato al Messaggero, La Repubblica, Il Secolo XIX e La Stampa) una cosa posso dirla: i fastidi che mi hanno procurato le inchieste sul centrosinistra non hanno uguali. Certo, il centrodestra è più duro, diretto, usa nei confronti dei giornalisti una logica proprietaria. Un certo centrosinistra no, non ti schiaccia direttamente, preferisce la calunnia, l’insulto, la telefonata a direttori ed editori.
Con un’aggravante: l’arroganza del centrodestra, seppur più violenta, non pretende di essere “giusta”, ha lo scopo manifesto di metterti a tacere. Il centrosinistra è diverso: si sente investito di una missione, chi osa metterlo in discussione è “disonesto”, “in mala fede”, “vendicativo”, “scorretto”. Tutte accuse che mi sono state rivolte, sempre in forma anonima e senza lo straccio di una prova.”

“Governi tecnici tra mito e realtà” di Angelo Panebianco. Qui.

“Vogliono il governo tecnico delle tre scimmiette Ma Berlusconi alza una barricata contro il golpe” di Paolo Bracalini. Qui.

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Bart