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La rabbia di Repubblica

14 Gennaio 2011

La rabbia espressa dai pasdaran di Repubblica subito dopo la sentenza della Consulta sul legittimo impedimento, la dice lunga sulla importanza della posta in palio, ossia la permanenza di Berlusconi alla guida del Paese.

Tra ieri sera e stamani, Valentini, Giannini, Bei e D’Avanzo hanno scritto parole piene di fiele, attribuendo al premier intenzioni bellicose contro la sentenza. Addirittura Francesco Bei anticipava già la data delle elezioni, fissate, a suo dire, al 22 maggio.

Perché tanto veleno?
La spiegazione è una sola: la sentenza della Consulta, sebbene cerchiobottista, fornisce un’arma notevole al premier. Ma a condizione che sappia mantenere la calma.
Per fargliela perdere è partita, appunto, l’offensiva ringhiosa del quotidiano di De Benedetti.

Infatti, Berlusconi ha reagito come non si aspettavano. Non ha inveito contro la Consulta, ha dichiarato accettabile la sentenza e si è dichiarato intenzionato ad andare avanti nel tentativo di condurre a termine la legislatura. Tutto ciò nell’interesse del Paese.
Questa dichiarazione ha provocato un travaso di bile copiosa ed inaspettata.

I pasdaran di Repubblica, che si aspettavano una vittoria totale e su tutti i fronti (comprese le immediate dimissioni del premier) si sono visti appioppare un uppercut alla Monzon e sono andati al tappeto con la bava bocchiniana alla bocca. Alzatisi in piedi hanno cominciato a sputare fiele, gialli come un limone.

La risposta quieta e politicamente inattaccabile del premier è, infatti, frutto di una strategia che, se sarà perseguita senza tentennamenti e rifiutando le provocazioni, è vincente su tutti e due i fronti aperti dalla crisi di questi mesi, causata, come non dobbiamo mai dimenticare, dal tradimento (impazzimento?) di Fini.

Il primo fronte riguarda l’intenzione di proseguire la legislatura riformatrice. Il gruppo di responsabilità, se sarà costituito, come sembra, e se, come sostengono Moffa e Pionati, avrà numeri sufficienti ad assicurare la governabilità, metterà fuori gioco definitivamente il Fli e metterà Casini con le spalle al muro.

Quest’ultimo, infatti, deve fare i conti con l’elettorato cattolico vicino alla Chiesa, la quale ha dato più di una volta l’avvertimento a Casini di non allearsi con il Fli. Casini, se ha fatto quelle dichiarazioni concilianti a pro del governo, le ha fatte poiché teme la fuoriuscita di alcuni suoi parlamentari e soprattutto la fuga del suo elettorato.
Casini non potrà che assecondare in molte cose i progetti del Cavaliere.

Dunque, su questo fronte, se i numeri auspicati (e sui quali fino a qualche giorno fa si temeva) saranno raggiunti, Berlusconi può tentare di portare a buon fine qualche riforma. Compresa quella della magistratura. Si è capito quanto essa sia necessaria ed urgente anche dall’apertura oggi di un procedimento contro Berlusconi per il caso Ruby. Subito dopo la sentenza della Consulta, come una bomba a orologeria, si è ripreso a sparare cannonate contro il premier.

Il secondo fronte è quello delle elezioni anticipate.
Berlusconi ha tutto l’interesse a mostrare al Paese che egli intende operare preminentemente sul primo fronte. Accreditandosi come premier responsabile, contro l’orda barbarica dell’opposizione, che, sterile e confusionaria, vorrebbe piuttosto far precipitare il Paese nel baratro. L’azione di Repubblica mira a provocare Berlusconi perché susciti nel Paese un clima di scontro, nel quale i barbari lanzichenecchi (portatori della famosa peste manzoniana) possano sperare di avere la meglio.

Se si dovrà arrivare a considerare questo secondo fronte, dovrà accadere dopo che il governo e la maggioranza abbiano dimostrato agli italiani di aver fatto tutto il possibile per scongiurare le elezioni. Portando le prove dell’ostruzionismo e dell’imbarbarimento provocati dalla opposizione. Senza commettere l’errore di cadere in qualche modo nel loro tranello, che è quello di provocare una reazione incontrollata del premier. Mantenendo la calma e la barra dritta sul perseguimento dell’obbiettivo di proseguire la legislatura, Berlusconi, se apparirà evidente la responsabilità della opposizione, si troverà spalancata, senza sua colpa, la strada delle elezioni anticipate. Che tanto la Lega Nord quanto il Pdl vinceranno facendo cappotto.
E nessuno, nemmeno il capo dello Stato, potrà più contrastarle.

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“Caso Ruby, il pm: Berlusconi a processo. Invito a comparire tra il 21 e il 23 gennaio” di Luigi Ferrarella. Qui.


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