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La riforma della Giustizia

13 Luglio 2013

Non riesco a scrivere giustizia con la lettera maiuscola. Nella nostra lingua ha un altro significato rispetto alle altre lingue occidentali. Da noi significa arbitrarietà, dispotismo, capacità e abilità di intervenire dovunque e su qualunque argomento per imporre il proprio dominio. Da noi significa esercizio di signoria, feudalesimo, inquisizione.
Gli italiani, a differenza dei popoli civilizzati, temono la giustizia, come fosse un uragano pronto a distruggere e azzerare ogni desiderio di affermazione e di resistenza.
Gli italiani sanno che, pur in presenza, a volte, di leggi chiare, nette, ricorrere ai nostri tribunali √® sempre un terno al lotto. Non c’√® avvocato in Italia che non avverta il proprio cliente che l’esito delle causa, anche quella il cui risultato favorevole apparirebbe scontato in virt√Ļ della legge, √® affidato non tanto alla legge stessa, ma al giudice chiamato ad emettere la sentenza.
Basta recarsi presso qualunque studio legale, sia esso prestigioso o alle prime armi, per sentirsi rispondere come sopra.

Dunque, il magistrato, secondo voce diffusa dagli stessi operatori di giustizia, è in realtà al di sopra della legge. Il che basterebbe a farci inorridere e vergognare.
Ma tant’√®. Ogni volta che qualcuno ha tentato di metterci le mani per riportare la magistratura alle sue origini di seriet√†, di riserbo, di obiettivit√†, ha dovuto pagare un conto salato.
√ą perfino accaduto che un referendum passato con una percentuale di consensi superiore all’80%, il quale approvava alcune riforme della magistratura, √® stato disatteso dal parlamento. Colpa del parlamento? Non proprio e non del tutto. I legami tra partiti e magistratura sono scandalosi e arcinoti.

Ieri Alessandro Sallusti ha ricordato, lavorando nel 1994 al “Corriere della Sera‚ÄĚ, come ci fosse un legame stretto tra la procura di Milano e la direzione del “Corriere della Sera”, al punto che l’articolo (impaginato dallo stesso Sallusti) sul famigerato avviso di garanzia scritto dal quotidiano di via Solferino il giorno prima che il medesimo fosse consegnato a Napoli all’interessato Berlusconi, aveva avuto l’imput dalla procura di Milano, trovando allineata e prona la direzione della grande testata nazionale.
La rivelazione di Sallusti, fatta a “Il Foglio”, non ha trovato grande risonanza sulla stampa di oggi, nonostante si tratti della confessione di un protagonista della vicenda, segno che non ci troviamo in presenza di una fattispecie campata per aria, e per la quale √® bene mantenere un profilo di attenzione molto basso.
Ma Sallusti ha rivelato ci√≤ che molti italiani sapevano gi√† dai tempi del referendum, ed oggi l’Italia paga questa collusione nefasta tra politica e magistratura, che ha prodotto il cancro di una giustizia feudale e inaffidabile.

Scrivo queste cose, perché mia moglie ed io ieri mattina siamo andati a firmare il referendum sulla giustizia promosso dai radicali. Ci siamo recati, in mancanza di gazebo aperti in città, nella sede del Comune di Lucca, e qui abbiamo appreso di essere stati i primi a firmarlo. Mia moglie è stata la prima cittadina, ed io il secondo.
Si tratta di un referendum importante, nevralgico, centrale. In Italia non potrà avviarsi niente di buono se prima non si provvede a riformare la magistratura.
Si sappia, infatti, che oggi, qualsiasi legge di riforma, non solo in campo giudiziario, non passerà mai, anche se approvata dal parlamento, se non riceverà il consenso della magistratura.
Silvio Berlusconi ha sempre sostenuto, e per questo √® stato ridicolizzato, che l’Italia √® ingovernabile poich√© una volta che il parlamento ha deliberato una legge, essa √® annullata o modificata dall’arbitrariet√† di qualche organo della magistratura, sia di piccolo che di elevato grado.

Se poi aggiungiamo che una sentenza che tocchi il campo politico non ha possibilità di essere revisionata al suo interno per una specie di solidarietà castale, si capisce come la nostra democrazia è una presa in giro, una falsificazione di quella vera operante negli altri Paesi occidentali.
Dunque, riformiamo la magistratura, firmiamo il referendum sulla giustizia presso le sedi comunali o, se allestiti, presso i gazebo, e vigiliamo che, quando avremo, come l’altra volta, una adesione massiccia ed inequivocabile, nessuno si permetta pi√Ļ di farci fare le figura dei fessi.
Sanata la piaga della magistratura, la strada delle riforme sarà in discesa.


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3 Comments

  1. Commento by zarina — 13 Luglio 2013 @ 19:04

    Io sono favorevole   per principio ai referendum, anche propositivi, ma qui bisogna essere realisti.

    I referendum, ¬† che non dimentichiamo sono un ¬† costo per i cittadini e da noi, forse, ¬† ancora un introito per i partiti, ¬† sono uno strumento da paese che funziona, civile e democratico. Possiamo oggi attribuire all’Italia queste caratteristichei? Ho qualche dubbio. ¬† Sappiamo bene che fine fanno le decisioni popolari ¬† dei referendum: vengono disattese o raggirate.

    Ci si chiede ancora se abolire o no il finanziamento/contributo ¬† ai partiti! ¬† Mi pare che c’eravamo gi√† espressi ¬† all’unanimit√† ¬† 20 anni ¬† fa. Una vera presa in giro. ¬†

    Forse bisognerebbe ¬† trovare ¬† strumenti pi√Ļ ¬† efficaci e convincenti.

    Comunque,   buona domenica.

     

     

     

     

     

  2. Commento by Franco Cattaneo — 14 Luglio 2013 @ 18:03

    Cito dal “Manuale di sopravvivenza a uso degli italiani onesti” del grande Sergio Ricossa:

    “Formuliamo un consiglio con le parole del Barzini junior. Se siamo trascinati in giudizio, o se la posta in gioco √® enorme, pazienza: occorre difendersi. Altrimenti non prendere mai l’iniziativa: “Non fare mai causa quando si √® dalla parte della ragione. E’ troppo rischioso. Si dovrebbe ricorrere ai tribunali solo quando si sa di essere dalla parte del torto. Il giudice potrebbe facilmente darti ragione. In ogni caso la controversia si trasciner√† per anni dall’uno all’altro rinvio. Gli avversari possono spazientirsi e addivenire ad un compromesso””

    Essendo Barzini ¬†morto nel 1984, non ha potuto conoscere ¬†1) ¬†la ¬†diligenza supersonica riservata dalla “giustizia” a Silvio Berlusconi. 2) ¬†le degenerazioni ulteriormente verificatesi nel corso dei successivi trent’anni.

    Al riguardo posso aggiungere che, avendo io iniziato a leggere regolarmente il “Corriere della Sera” di mio padre sdraiato sul pavimento della cucina all’et√† di cinque anni (met√† degli anni cinquanta, quando il Corriere era un giornale serio) ¬†ricordo una inchiesta in pi√Ļ puntate di Mario Cervi sul disastro della “giustizia” italiana pubblicata a met√† degli anni ’60 ….

    Cordialità

    Franco Cattaneo        

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Luglio 2013 @ 09:25

    Mario Cervi, grande giornalista, per fortuna ancora in attività.
    Le cose non sono cambiate e chi sa se cambieranno. Ricossa, i cui editoriali leggo sempre con piacere, ha fatto una radiografia della magistratura che si manterrà attualissima anche fra cento anni. A meno che non riusciamo a liberarci da questo Moloch.

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