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La risposta di Tremonti e i misteri

8 Febbraio 2012

La storia si ripete. Mai però che si ripetano gli accadimenti migliori, bensì i peggiori, quelli che ci riporterebbero, se non chiariti una volta per tutte, alle camarille e alle congiure del nostro Cinquecento. Anzi, di parecchia della nostra Storia, quasi mai stata trasparente.

Ciò che sta accadendo in questi giorni tra il capo dello Stato e l’ex ministro dell’Economia Tremonti vi ricorda qualcosa?
A me sì, eccome. Mi ricorda ciò che accadde nel 1994 tra l’allora capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro e Umberto Bossi.

Dal loro rapporto, rimasto misterioso per qualche tempo, sortì la caduta del governo Berlusconi e la nascita di un governo chewing gum, quello di Lamberto Dini, il quale in accordo con Scalfaro, una volta esauriti gli obiettivi per i quali era nato, ne aggiungeva di nuovi al solo scopo di sopravvivere e preparare la vittoria elettorale del centrosinistra, che infatti avvenne puntualmente.

Accennavo ieri che tra Napolitano e Tremonti deve essere scattata una molla che li ha fatti trovare accomunati dallo stesso interesse: far cadere Berlusconi. Nessuno vi era ancora riuscito, sebbene ne fossero state studiate di tutti i colori. E dunque, quella era l’occasione d’oro che si presentava ai due, e l’hanno colta.

Napolitano sapeva bene, a mio avviso, che il decreto legge preparato da Berlusconi andava incontro agli impegni richiesti dall’Ue e sapeva, aggiungo io pensando che Napolitano è un politico navigato, che una volta emesso il decreto egli sarebbe stato obbligato – quale garante di fronte all’Europa – ad appoggiare il governo Berlusconi.

Il dissenso di Tremonti sul decreto aprì però uno spiraglio inatteso.

Se si rifletta che Napolitano pensava a Monti ben prima dell’incontro con Tremonti (ricordate la quasi imposizione della Merkel con la telefonata del 20 ottobre 2011?), ciò induce a credere che egli già avesse in mente una strategia. Concordata con chi? Con la Merkel? Con chi altri? Il tempo ce lo dirà. Ora interessa rilevare che l’incontro con Tremonti rese possibile la realizzazione di un progetto già preesistente.

Come ho già scritto ieri, ci si domanda, e oggi se lo domanda anche il Giornale, perché Napolitano non abbia sentito il dovere di ascoltare direttamente Silvio Berlusconi. La domanda nasce spontanea: Ascoltarlo avrebbe messo a rischio l’operazione politica?
Non sarebbe male che su quanto accaduto si esprimesse anche Gianni Letta, che con il Quirinale ha sempre mantenuto rapporti strettissimi.

Bossi a distanza di anni ci ha fatto sapere la verità su ciò che accadde   alla fine del 1994, ed è la ragione per cui Oscar Luigi Scalfaro, financo dopo morto continua a dividere l’Italia e ad avere l’ostracismo tanto del Pdl che della Lega Nord.

Quanto ancora si dovrà aspettare per sapere che cosa successe nel corso dell’incontro Napolitano – Tremonti? Non solo, ma anche che cosa successe nei giorni precedenti, quando Napolitano, ascoltata la Merkel, si convinse a mettere fine all’esperienza berlusconiana, impedendo al governo di emanare il decreto legge che, ottemperando agli impegni richiesti dalla Ue, era del tutto conforme agli interessi dell’Italia.
Non è una bella pagina di storia quella che stiamo vivendo.

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Bart