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La sentenza Mediaset

30 Agosto 2013

Ho l’impressione che i detrattori di Berlusconi si attendessero dalla sentenza di condanna qualcosa di più, così da poter dare addosso a Silvio Berlusconi e rompergli le ossa. Epiteti denigratori, contumelie, volgarità, insomma tutto il copione redatto in questi vent’anni di antiberlusconismo sarebbe stato rispolverato ed accresciuto di nuovi improperi. Insomma una nuova e più pesante statuina tiratagli in faccia.

Invece la sentenza emana un cattivo odore, ed è bene starne lontani. Del resto, l’estensore Antonio Esposito ne deve aver avvertito il tanfo pure lui, dopo le rivelazioni scandalose di queste settimane, e ha pensato bene – contrariamente alla prassi – di fare accompagnare la sua firma anche da quella degli altri membri del collegio. Che è un cattivo segno della personalità insicura di questo giudice che avrebbe dovuto seguire la prassi onde mostrare la forza e la correttezza del suo giudizio. Invece ha richiesto il sostegno di tutti, che ovviamente non gli è mancato, essendo una regola ineludibile della casta quella di andare in soccorso di chi sta affogando.

La sentenza è composta da 208 pagine la gran parte dedicata a richiamare o a confutare molti articoli delle leggi che sono state invocate lungo il percorso processuale, ed infine si   arriva alla sostanza della motivazione che sorregge la condanna. La quale si articola così:

I personaggi chiave sono stati mantenuti sostanzialmente nelle posizioni cruciali anche dopo la dismissione delle cariche sociali da parte di Berlusconi e in continuativo contatto diretto con lui, di modo che la mancanza in capo a Berlusconi di poteri gestori e di posizioni di garanzia nella società non è un dato ostativo al riconoscimento della sua responsabilità.

E ancora:

È pacifica e diretta la riferibilità a Berlusconi dell’ideazione, creazione e sviluppo del sistema che consentiva la disponibilità del denaro separato da Fininvest e occulto

È   il devastante “non poteva non sapere”, smentito da Esposito nella sua intervista, ed invece applicato puntualmente e spudoratamente. Infatti, che significa pacifica?

È lo stesso “non poteva non sapere” che si è applicato nel passato quando hanno fatto difetto le sole prove valide per legge e si è chiesto, allora, il soccorso   di apparentemente sottili ragionamenti che invece si reggono su costruzioni   aleatorie e caduche, potendo ogni ragionamento (come insegna la filosofia) essere abbattuto da un ragionamento simile e contrario. È il motivo per cui la legge pretende la prova concreta, e impone al giudice addirittura che essa sia resistente ad ogni ragionevole dubbio. Ma da tempo, ed in specie nei confronti di Berlusconi, la magistratura è inadempiente su questo punto, e costruisce teoremi assurdi e confutabili. Questa nuova prassi – che dà al giudice il potere di vita e di morte – è stata fatta propria dalla casta, rinvenendo in essa un forte sostegno all’esercizio di un potere assoluto.

Nessuno finora ha avuto il coraggio di cancellarla dalla storia del nostro diritto. Pusillanimità? Complicità? Cattiva coscienza? Sta di fatto che un imputato, a causa di questo squilibrio, non può difendersi nei modi e con la forza garantitigli dalla costituzione, e si può arrivare a dire che egli sia stato sollevato dalla potestà di difesa.
Il giudice è diventato nei suoi confronti un inquisitore di cui aver paura, così come lo avevano donne e uomini al tempo dell’Inquisizione.

Veniamo al cardine che regge la condanna.

Si scrive che Berlusconi è stato l’artefice di un raffinato congegno teso ad evadere il fisco e a convogliare la sovrafatturazione su conti esteri dai quali sono partiti e partono finanziamenti corruttivi.
Ammettiamo – e non è dimostrato che ci sia stata sovrafatturazione – che l’assunto sia esatto.

La sentenza continua sostenendo che per la ragione che a manovrare il congegno sono rimasti gli stessi uomini che collaboravano con Berlusconi quando questi inventò il losco meccanismo, e questi uomini erano strettamente legati a lui, egli “non poteva non sapere”. Ossia, viene data per scontata la sua responsabilità, non con una prova concreta (che so: un documento esibito da qualche testimone che dimostri l’informazione) – come Esposito aveva lasciato credere nell’intervista -, bensì con una deduzione lontana mille miglia dall’essere resistente ad ogni ragionevole dubbio, come vuole la costituzione. Infatti, il ragionamento del giudice è tale che l’imputato può sostenere il contrario, ossia di non averne saputo mai nulla, come infatti i suoi legali hanno sempre sostenuto. Due tesi tutte rispettabili, e non suffragate da prove concrete. E allora perché deve prevalere il ragionamento del giudice, quando la legge stabilisce che in mancanza di prove certe, il giudizio deve essere favorevole all’imputato, ossia alla parte più debole?

Ma non finisce qui.

Il giudice incolpa Berlusconi di aver mantenuto in piedi un meccanismo truffaldino, mentre avrebbe dovuto smontarlo nel momento in cui lasciava tutti gli incarichi in azienda allo scopo di dedicarsi alla politica. Pertanto ciò dimostrerebbe che egli ha continuato a beneficiare del meccanismo.

La domanda è: Ammesso che questo meccanismo illecito esistesse, come doveva smontarlo Berlusconi, non avendo più alcun potere nelle sue aziende, e questo potere era passato in altre mani? Caso mai erano coloro a cui il potere era stato trasferito a dover interrompere il meccanismo e ad assumersene la responsabilità.

Sostenere che costoro non l’hanno interrotto poiché era Berlusconi ad imporgliene la conservazione è un’affermazione talmente grave e sottoposta al rischio di una spregiudicata parzialità, che non lo si può dichiarare se non di fronte a prove resistenti ad ogni ragionevole dubbio. Se l’imputato afferma di non aver mai saputo niente di ciò che di illecito accadeva in azienda, a maggior ragione dopo aver lasciato gli incarichi che vi ricopriva, è la stessa costituzione che impone al giudice di credergli e di astenersi da personali conclusioni, ove difettino le prove. E le uniche prove portate le sbandiera il Fatto Quotidiano, antiberlusconiano per antonomasia, e le potrete leggere qui. Condivido invece l’analisi di Filippo Facci, qui.

Il quotidiano di Padellaro e Travaglio le riporta per rafforzare la esemplarità della condanna. Ma il lettore può rendersi conto da sé che sono testimonianze nelle quali non traspare mai una responsabilità diretta nella frode di Silvio Berlusconi.

La testimonianza ricavata dai documenti di Franz Agrama pare essere fondamentale. Ed allora leggiamola insieme, così come la riporta il Fatto Quotidiano:

La lettera-confessione di Frank Agrama. Un’altra prova documentale è quella che i giudici considerano la lettera-confessione dei Frank Agrama, “socio occulto” di Berlusconi per l’accusa. In una lettera del 29 ottobre 2003, diretta all’avvocato Aldo Bonomo, all’epoca Presidente di Fininvest e ad Alfredo Messina, direttore di Finlnvest, Agrama dichiara di aver lavorato per le società del gruppo fin dal 1976 in qualità di loro rappresentante, precisando che Fininvest non spende un centesimo di più acquistando per il suo tramite e specificando, al riguardo, che i corrispettivi per le concessioni vengono trattati e concordati tra gli incaricati di Fininvest e gli Studios. “Dal 1976 anno in cui ebbe inizio la collaborazione con le Vostre società, ci adoperiamo in qualità di Vostri rappresentanti facilitandovi nell’acquisto di film per tutte le Vostre emittenti (Canale 5, Rete 4 e Italia I in Italia, Telecinco in Spagna e per un certo periodo La Cinq in Francia). Abbiamo sempre collaborato con il Dott. Silvio direttamente e anche con il compianto Sig. Carlo BERNASCONI. Nel corso di precedenti incontri con Voi avevamo richiesto la sottoscrizione di un contratto con il quale le Vostre emittenti si impegnassero ad acquistare da noi programmi per un minimo di USD 40.000.000 l’anno; come noto, le Vostre società acquistano programmi per oltre USO 400.000,000 l’anno. Ci fu promesso che, anche senza un contratto scritto, la Vostra organizzazione avrebbe mantenuto la parola. Adesso però gli attuali responsabili si dicono all’oscuro del nostro rapporto e di quanto è stato da noi reso possibile per Vostro conto e non tengono fede al nostro accordo. La Vostra società non spende un centesimo di più acquistando per nostro tramite: infatti tutti i corrispettivi per le concessioni vengono trattati e concordati tra i Vostri Incaricati e gli Studios … .Di fatto, la nostra funzione nei Vostri confronti è quella di agente negli U.S. A., senza alcun costo aggiuntivo per l’acquirente europeo in quarto i nostri servizi sono retribuiti dagli Studios americani … La Vostra società non sta tenendo fede al nostro accordo infatti nel 2003 il totale dei contratti sottoscritti è stato SOLO di USO 14.000.000, anziché USO 40.000.000. Vorremmo suggerire che l’accordo venga messo per iscritto, esponendo i fatti in modo chiaro, così da non dover costantemente tornare sull’argomento esprimendo rimostranze e spiegando l’accordo, con conseguenti perdite di tempo per i Vostri responsabili”.”

Il nome di Silvio (Berlusconi) è fatto una sola volta e non certo nell’ambito della confessione di un reato. Anzi Agrama invita ad incrementare gli affari, comunicando che egli non costerà un solo centesimo in più alla Fininvest, poiché le sue provvigioni gli saranno corrisposte dall’altra parte.

Un altro testimone Franco Tatò confessa “di aver avuto una conoscenza solo indiretta dell’area diritti“. Eppure alla sua dichiarazione viene arbitrariamente dato il significato di un’accusa circostanziata a Berlusconi tale da non dare adito al ragionevole dubbio.

“… Ognuno dei vertici delle operative aveva un rapporto diretto con Berlusconi il quale, in definitiva, aveva l’ultima parola su tutte le questioni di certa rilevanza. Non c’era la presenza fisica del dr. Berlusconi, era diventata una cosa occasionale, non era più una cosa regolare… ma si sapeva era raggiungibile tutti i giorni ad Arcore”.

Sottolineo la lacunosità della prova, considerata degna di attenzione dai giudici, nell’espressione generica: “ma si sapeva era raggiungibile tutti i giorni ad Arcore

Silvia Cavanna è un altro testimone su cui si è fondata la condanna. Bernasconi (attenzione: non Berlusconi) “rispondeva solo a Berlusconi, a cui riferiva andando in via Rovani, a Milano, o ad Arcore. Ed era quando tornava da tali riunioni che le diceva” (Bernasconi) di caricare i prezzi. Ancora: Lorenzano era l’uomo che trattava con le Majors, e “quando Lorenzano in Italia” rientrava “veniva in ufficio e poi andava ad Arcore, sempre”.

In seguito a queste visite la cassazione ha bizzarramente trovato le ragioni per accusare Berlusconi di frode fiscale. Sono state esibite registrazioni? Ci sono testimonianze dirette di questi incontri? No. Ma Berlusconi non può che avere autorizzato ogni volta una frode fiscale, così come, ad esempio, essendosi ritirato in camera con Ruby, ai giudici milanesi appare ovvio che vi abbia consumato un atto sessuale, anche se la ragazza dichiara il contrario.

Altra testimonianza su cui regge la condanna, quella di Gordon Bruce: “Negoziavo i prezzi indifferentemente con il signor Lorenzano o con il signor Agrama. Quest’ultimo, prima di accettare, ne parlava sempre con il signor Berlusconi. Non so se il Sig Lorenzano consultava il signor Berlusconi prima di accettare però era lui a dire se gradiva o no il package”. Lui è Lorenzano e non Berlusconi.

Cioè, i giudici hanno fatto discendere che la consultazione con Berlusconi da parte di Lorenzano avesse per oggetto la frode fiscale. Anche qui, c’è una registrazione che la avvalori? No. Non poteva la conversazione limitarsi alla qualità del package da acquistare? Per i giudici, è impossibile: quando Lorenzano parlava con Berlusconi era per avere l’Ok alla frode fiscale. Siamo davvero al ridicolo.

Continua Gordon Bruce: “Preciso che il signor Agrama ci diceva che continuava a riferire al signor Silvio Berlusconi sulle negoziazioni per l’acquisto dei film anche dopo la sua nomina alla Presidenza del Consiglio… Diceva che il Sig. Silvio Berlusconi era impegnato per giustificare il suo ritardo nel fornirci una risposta nell’ambito di queste negoziazioni”.
Abbiamo letto più sopra la testimonianza di Agrama, nella quale non si parla affatto di sovrafatturazioni, e men che meno di sovrafatturazioni ordinate da Berlusconi. Perché dunque non poteva Agrama continuare a riferire a Berlusconi, visto che lo considerava, come del resto gli altri testimoni citati, importante quale socio maggioritario della Fininvest? Ciò non significa affatto che organizzasse e organizzassero con Berlusconi le frodi fiscali oggetto della condanna. Perché non ammettere che le visite che riceveva – in mancanza di valide prove contrarie – erano le visite di pragmatica che si fanno in tutte le grandi aziende, nei confronti del socio di maggioranza? No. Vi si è cercato il reato, pur in mancanza di prove, e con l’aiuto di ragionamenti balzani e opponibili.

Lo stesso per la testimonianza di William Saunders che aveva raccontato anche il suo incontro con Berlusconi in persona: “È al MIP di Cannes (uno dei mercati più importanti, ndr) che ho incontrato il sig. Berlusconi. Voleva comprare dei film, serie … il sig. Berlusconi voleva soprattutto fare concorrenza alla RAI ed era quindi un acquirente molto ‘aggressivo’”. Il dirigente Fox aveva spiegato che era il Cavaliere a negoziare, che poi era subentrato Bernasconi (“Per me era il braccio destro del sig. Berlusconi”) e infine Lorenzano “… un compratore per conto di Berlusconi Silvio. Ho trattato con Lorenzano però è un’altra persona che ha firmato i contratti per conto del sig. Berlusconi … Conosco Alfredo Cuomo (produttore romano deceduto) lavorava per il sig. Berlusconi; si recava a Los Angeles, visionava i prodotti, negoziava con me; tornava da Berlusconi per ottenere approvazione; era quindi molto vicino a Berlusconi”.
Una testimonianza, come si evince, con gli stessi vizi probatori delle altre. Nessuna prova certa, nessuna prova diretta di frode fiscale conosciuta ed approvata da Silvio Berlusconi.

Dunque, la sentenza conferma ciò che si sospettava: essa è stata erogata per finalità diverse da quelle di giustizia. E allora, se la giustizia manco vi si è affacciata, essa va annullata.

Vedremo nei prossimi giorni i commenti autorevoli dei servi dell’antiberlusconismo, i quali sapranno raccontarla con le solite arrampicature sugli specchi che tanto rallegrano i bassifondi del potere.
Ma dubito che possano alzare la voce più di tanto, poiché, ormai abituati alla vergogna che più non li tange, potrebbero trovarsi spiaccicata sul viso dalla nemesi qualcosa di assai più sgradevole e puzzolente.


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3 Comments

  1. Commento by zarina — 30 Agosto 2013 @ 01:26

    Il collegio,   per salvare il collega,   ha pensato bene   di apportare qualche piccola modifica al dispositivo della sentenza per dimostrarne la difformità rispetto a quella che era stata decisa in camera di consiglio   e anticipata al telefono dal   presidente chiacchierone, illudendosi in tal modo   di alleggerirne la gravita.  
    Ma pensano davvero   che gli italiani hanno l’anello al naso? Beh, in effetti forse sì, qualcuno ce l’ha.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Agosto 2013 @ 09:48

    In un precedente mio articolo definii la magistratura di casa nostra la confraternita dell’orrore. Questa sentenza è una conferma.

  3. Commento by zarina — 30 Agosto 2013 @ 10:28

     Grazie!  
    Questi   geni     della giustizia, sarebbero capaci di sentenziare che Cristo   sia morto di freddo, trovando pure qualcuno disposto a crederci.  
     

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