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La sinistra affonda

4 Agosto 2011

Non solo per gli scandali che la coinvolgono.

Ieri il giornalista Mattias Mainiero scriveva un articolo su Libero in cui appellava la capogruppo Finocchiaro come Anna la bella, tracciando un profilo tra il serio e il faceto della senatrice, ricordando i vari voltafaccia praticati disinvoltamente nella sua lunga carriera politica.

Ma non è la sola nel Pd. Non so se la superi in una ipotetica classifica generale il leader del suo partito, Pierluigi Bersani, il quale di voltafaccia ci dà lezione un giorno sì e un giorno no (come non ricordare quelli recenti sulla liberalizzazione dell’acqua e sul nucleare? Questa incongruenza è stata sottolineata al Senato da Gasparri).

Ma ieri nel suo bruttissimo intervento alla Camera ha oltrepassato ogni limite, contribuendo a dare della sinistra l’immagine di una carretta che affonda.

Sono convinto che se la speculazione internazionale ha preso di mira il nostro Paese la responsabilità va più all’opposizione che al governo, dato che essa suona sempre la campana a morto per l’Italia, mettendo sul chi va là i mercati.

A fronte dell’alto intervento che ha battezzato l’ex ministro della Giustizia Alfano nella sua nuova veste di segretario del Pdl, quello di Bersani è sembrato l’intervento di un naufrago, in crisi di fiato e vicino ad annegare.

Il suo discorso è stato contraddistinto da una genericità impressionante. A Bersani è scappato detto che era rimasto “impaurito” dall’intervento di Alfano. Gli si deve credere, giacché Alfano proponeva una collaborazione tra maggioranza e opposizione per far fronte alla crisi. Una proposta che, andando oltre le capacità politiche di Bersani, non poteva che spaventarlo.

Un politico senza idee, capace solo di un linguaggio propagandistico, è più probabile che scelga un no aprioristico per non trovarsi a paragonare le proprie scelte con quelle degli altri (ricordate il modello Zapatero proposto un anno fa?).

La sola cosa che è riuscito a recitare è stato il solito e stantio refrain. Ossia: Faccia Berlusconi un passo indietro e faremo noi un passo avanti.

Pensare che è stato Casini a rimproverargli che ormai il ritornello è passato di moda, fritto e rifritto (l’Udc è apparsa distinguersi dalle richieste di dimissioni dei suoi alleati del Terzo Polo, come ha confermato l’intervento al Senato di D’Alia, ed è il dato politicamente più significativo del dibattito di ieri).

Ma Casini è stato il solo. Subito dopo altri fringuelli, come il finiano Bocchino, Di Pietro (che ha letto una dichiarazione contro Berlusconi di Marchionne, da questi smentita in serata) e il rutelliano Pisicchio, hanno ripreso il cinguettio.

Un bel contributo, non c’è che dire, per affrontare uniti la crisi. Mangime per la speculazione, ecco cosa sono stati capaci di dare questi irresponsabili.

Altri articoli

“Il Pd tenta la spallata: vuole andare al voto per salvarsi dagli scandali” di Fabrizio Rondolino. Qui.

“Marchionne l’ingrato (ma con la smentita)” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Il ruggito dell’Angelino stupisce l’aula. Pd spiazzato, Pdl conquistato: è nato un leader” di Gianluca Roselli. Qui.

“Il pericolo tecnocratico” di Mario Sechi. Qui.

“Spread politico”. Qui.

“Il Cav. detta l’agenda anticrisi. Casini si smarca da Bersani e apre ad Alfano” di Lucia Bigozzi Qui. Da cui estraggo:

“Quanto all’ipotesi di governi tecnici che ieri Bersani ha rilanciato in Aula, disvelando se mai ce ne fosse bisogno le manovre di Palazzo in servizio permanente effettivo, Forte la liquida con una battuta pungente: “Forse lui ha in mente un tecnico come Penati”.”


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Bart