La tragedia di Katyn analizzata alla luce di quanto accade in casa nostra

Se andate a leggere gli articoli che hanno fatto e fanno chiarezza sull’eccidio di Katyn, una località della Russia nei pressi di Smolensk, dove l’Armata Rossa, su ordine scritto di Stalin fece massacrare, nel 1940, 22 mila tra soldati e civili polacchi, di cui almeno 8 mila ufficiali, vi parrà di leggere il resoconto algido di un avvenimento di guerra. Emozioni poche, appena smosse da qualche immagine a corredo.

Tutta la orribilità del massacro appare invece nel film del grande regista polacco Andrzej Wajda, girato nel 2007 e intitolato Katyn.
Mi è capitato di vederlo l’altro ieri sera e ciò che di quel film mi ha colpito e riportato all’attualità italiana è la campagna sapientemente orchestrata dai sovietici perché si attribuisse il massacro ai tedeschi, i quali invece dicevano la verità dandone la colpa ai sovietici, quando scoprirono nel 1943 le gigantesche (tra le maggiori in Europa) fosse comuni dove erano stati gettati e ricoperti i cadaveri polacchi.

Il film mostra l’accuratezza con cui la falsa tesi sovietica era difesa e conculcata dal partito comunista dell’Urss. Vere e proprie persecuzioni si abbattevano su coloro che, essendone stati spettatori, o possedendo una documentazione in proposito, tentavano di far conoscere la verità.

La ricostruzione di Wajda è terrificante. Il massacro è consumato sparando a sangue freddo un colpo alla nuca delle vittime, trascinate a forza davanti alla fossa enorme già colma di cadaveri.

L’altro aspetto, dopo quello della capacità di diffondere la menzogna e spacciarla per verità, è la perfetta consonanza con la persecuzione e i massacri nazisti che tutto il mondo conosce.
Metodi e ideologia sono gli stessi, si somigliano come due gocce d’acqua. È strabiliante la loro rassomiglianza con le stragi e le violenze naziste, e dunque quando si scrive fascismo nero e fascismo rosso si è anche troppo teneri, perché si dovrebbe scrivere nazismo nero e nazismo rosso.

La verità fu rivelata più tardi nell’ottobre 1990 da Michail Gorbačëv, ma tanto la notizia quanto il successivo film del 2007 ebbero appena gli onori della cronaca e presto furono dimenticati.

Sarebbe opportuno che qualcuno dei miei lettori andasse a verificare quanto sto scrivendo, poiché potrà così rendersi conto che la doppiezza e l’abilità di manipolare la verità del Pci prima, e poi delle successive nuove denominazioni che il Pci ha assunto dopo la caduta del muro di Berlino, nascono appunto da un’ideologia corrotta e devastante, di cui ancora permangono i segni negli ostinati e perduranti camuffamenti della verità che abbiamo avuto modo di constatare nel Pd. Ricordavo qualche giorno fa la frase che Fedele Confalonieri pronunciò a proposito della possibile discesa in politica di Marina Berlusconi. Disse in sostanza che le sarebbe capitato di vivere lo stesso calvario del padre. Ossia: non è possibile fare resistenza al sistema attuale dominato dall’asse Pd-magistratura rossa, se non a sacrificio della propria vita.

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