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La verità mi fa male

23 Settembre 2010

“La verità mi fa male” era una bella canzone di Caterina Caselli, di grande successo. Chi sa se Fini l’abbia mai canticchiata. Ma di certo in questi giorni gli sarà tornata in mente, perché non vi è dubbio che le ultime rivelazioni lo hanno sconvolto, a tal punto che lui e i suoi cercano di nascondersi dietro l’ipotesi del solito e comodo complotto ordito ai suoi danni. E ordito da chi? Ma nemmeno a pensarci su due volte: da Silvio Berlusconi!

A spalleggiare Fini stamani è intervenuta la corazzata di cartone la Repubblica, con un articolo a firma di quel Giuseppe D’Avanzo che si è dato come impegno della sua vita, allo stesso modo di Marco Travaglio, quello di cogliere ogni occasione per accusare Silvio Berlusconi.

Vedrete che prima o poi leggeremo da costoro che Berlusconi è il vero proprietario della casa di Montecarlo e che l’ha acquistata per intrappolare il traditore Fini.

La verità fa male e fa perdere la testa. A Fini e anche a D’Avanzo. Infatti, se Fini e il cognato avessero ragioni documentate per sostenere che ciò che scrivono i giornali è falso, avrebbero un solo modo per dimostrarlo: esibire le prove contrarie e sottoporsi attraverso una conferenza stampa alle domande dei giornalisti. E, in primis, chiedere di essere ascoltati dai magistrati. Non credo che, ad una simile richiesta del presidente della Camera, i pm opporrebbero un rifiuto. Invece si preferisce attendere i tempi lunghi della magistratura e rifugiarsi dietro l’ipotesi di complotti orditi da Silvio Berlusconi, avvalendosi in più dei servizi segreti.

Ma ad oggi quei documenti non sono stati smentiti dalle autorità caraibiche, e fino a quel momento sono da considerarsi autentici.

È perfettamente inutile che D’Avanzo sferri i suoi attacchi in favore di Fini, senza nemmeno che lo sfiori il pensiero che quei documenti siano veri, come al contrario ha fatto Peter Gomez, che è lungi dal pensare che siano falsi.

D’Avanzo poi ci aggiunge del suo quando si fa mallevadore di una interpretazione fasulla della lettera del ministro caraibico:

“La lettera se la sono rigirata a lungo tra le mani, ieri, Giulia Bongiorno e Italo Bocchino e hanno concluso che o la lettera è del tutto falsa o, anche se non lo è, non aggiunge nulla di nuovo a quel che si sa perché conferma che, secondo fonti monegasche, Giancarlo Tulliani è il “beneficiario dell’appartamento” che potrebbe voler dire soltanto che Tulliani è – bella scoperta, a questo punto – l’affittuario dell’immobile.”

A meno che D’Avanzo non contesti pure lui la traduzione che ne è stata fatta qui, in cui si legge:

“Dai documenti dei corrispondenti, è stato anche possibile accertare che il beneficiario e proprietario della società è il Sig. Giancarlo Tulliani che ha dato mandato per conto della società di utilizzare i servizi di Jason Sam e Corpag Services Usa (…)”.

Del resto la parola inglese owner presente nell’originale non può dar luogo ad equivoci.
Restiamo dunque in attesa di prove ben più concrete che liberino Fini e Giancarlo Tulliani dai sospetti che li circondano.

Oggi, ad esempio, è comparso un altro testimone che dichiara che Fini conosceva bene il valore dell’appartamento di Montecarlo. Lo apprendiamo qui:

“Otto anni fa l’esperto stimò in presenza di Fini l’immobile: “Quando gli dissi il valore rimase stupito ed esclamò: ‘Però!’. Mi offrii anche di acquistarlo, ma lui si oppose”.

Eppure Fini continua a sostenere che il prezzo di vendita di quell’appartamento era congruo. Si tratta anche qui di imbrogli dei nostri servizi segreti?
Insomma, credo che Fini stia tirando troppo la corda e che la verità gli abbia fatto perdere del tutto la testa.

E Napolitano? Napolitano il taciturno?
Apprendiamo qui:

“Ma il silenzio più forte è quello del Quirinale che si trincera dietro un no comment nonostante il poderoso scontro istituzionale in corso e i buoni rapporti con l’inquilino di Montecitorio. Prima di una presa di posizione, è l’aria che si respira sul Colle, è necessario un approfondimento sulle carte di Montecarlo e Santo Domingo.”

Verrebbe da dire, finalmente qualche giornale si sta accorgendo delle responsabilità di Napolitano in questa vicenda. Responsabilità che permangono, poiché se lo scandalo ha raggiunto ormai livelli internazionali lo si deve anche alla sua indecisione e al suo silenzio.

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“FINI CHIEDA A TULLIANI DI RIVELARE I NOMI E I COGNOMI DEGLI ACQUIRENTI E LE CONDIZIONI DELL’AFFITTO” di Ezio Mauro. Qui.

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Casa di Montecarlo ed altro. Rassegna stampa del 23 settembre 2010. Qui.

“La stamperia di Stato di Saint Lucia: “Il documento Tulliani non è nostro” di Fabio Amato e Chiara Avesani. Qui.

“Pistole fumanti e manine tropicali” di Fabrizio d’Esposito. Qui.


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1 commento

  1. Commento by Mario Di Monaco — 23 Settembre 2010 @ 13:10

    Le bufale spacciate oggi da D’Avanzo su La Repubblica in difesa di Fini, ossia che il documento del ministro della giustizia  di Santa Lucia che incastra il cognato di Fini non sarebbe autentico ma commissionato da Berlusconi avvalendosi della mafia e dei servizi segreti italiani, assomigliano tanto a quella mercanzia grossolanamente taroccata che i marocchini   portano in giro sulle nostre spiagge.

    Confesso di aver provato una certa nostalgia per le bufale d’autore del fondatore del giornale, che erano invece delle autentiche perle. Sono certo che, in un caso simile, il vecchio Direttore Scalfari sarebbe partito dall’amicizia di Berlusconi con Putin ed avrebbe chiamato in causa niente popò di meno che il KGB.

     

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