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La visita fiscale a Berlusconi

9 Marzo 2013

Non so se la si è fatta o meno, né al momento so quali siano le condizioni di salute di Berlusconi. Mi auguro che il rischio di  perdere la vista si sia allontanato; il male non lo si può né lo si deve augurare a nessuno. Anzi, nei confronti di chi ne è gravato si ha il dovere di esercitare un po’ di quella carità che se fosse più diffusa nel mondo e soprattutto nel cuore degli uomini farebbe girare un po’ meglio la ruota della nostra esistenza.

Scrivo queste cose giacché non sono riuscito a mandare giù la richiesta avanzata dal pm Ilda Boccassini (ma anche dal pm del processo d’appello per la vicenda dei diritti TV),di far eseguire una visita fiscale onde accertarsi se il ricovero dell’indagato Silvio Berlusconi sia giustificato.

Ne ho provato un grande avvilimento, pensando fin dove possa arrivare una accanita diffidenza verso il prossimo. Mi sono chiesto dove sia finita la pietà e la compassione nei confronti di una persona che si può anche odiare politicamente, ma che ha il diritto di difendere il proprio corpo dalle insidie e dai pericoli di una malattia. Il medico di Berlusconi ha risposto appropriatamente ad un comportamento che in qualche modo metteva in dubbio la sua onestà professionale – e che la Boccassini, a mio avviso, non aveva alcun motivo di avvilire -, ma anche ha dato il suo consenso affinché questa visita abbia luogo.

Mi domando come si possa assistere senza provarne disgusto ad accadimenti di questa natura, tra un uomo malato (uveite bilaterale, qui) e alcuni magistrati che non credono alla sua malattia e alla necessità di un suo ricovero in ospedale prescritto da un medico che non ha mai dato motivo nel corso della sua carriera di dubitare della sua serietà. Che addirittura la perizia legale di questa mattina mette in discussione (qui). Due pareri contrastanti, perciò. Che meriterebbbero, a questo punto, l’apertura di un’indagine.
Si può, con un gesto dettato solo dalla diffidenza, arrivare a tanto?

Che la malattia agli occhi stia perseguitando Berlusconi è cosa nota e visibile. Anche in tv molti cittadini hanno potuto constatarla.
Si legge qui:

“Contattato dall’Ansa,  Matteo Piovella, presidente della Società oftalmologica italiana, ha parlato del male che affligge Berlusconi. Si tratta di un’infiammazione a carico dell’uvea, cioè la parte vascolare dell’occhio, compresa tra la sclera (parte bianca) e la retina. «L’uveite – spiega – è una patologia abbastanza comune che normalmente è di un grado superiore alla congiuntivite. Caratteristica si queste infiammazioni interne dell’occhio, purtroppo sono le recidive ». I sintomi più comuni sono dolore e diminuzione della vista. Di solito, è sufficiente una settimana di adeguata terapia per controllare la malattia. «Ma esiste una percentuale – ha proseguito – fortunatamente limitata, che non risponde alle cure. In questi casi l’infiammazione diventa progressiva e importante tanto da arrivare a ledere anche permanentemente la capacità visiva ». «A volte l’uveite – continua Piovella – è la spia di una malattia più generale e più complessa di origine infettiva ».”

Naturalmente sul piano formale, la procura di Milano esercita una facoltà che la legge le consente, e dunque nulla si può eccepire, se non esclusivamente sul piano umano.

La stessa causa che vede coinvolto Berlusconi per supposti atti sessuali nei confronti di una minorenne, Ruby, sconta   le medessime caratteristiche, sempre ovviamente a mio modo di vedere: ineccepibilità dell’azione promossa dalla procura di Milano; inopportunità della medesima, visto che la stessa Ruby sostiene, e ha sempre sostenuto, di non aver avuto rapporti sessuali con l’accusato, che, per giunta, ricopriva la carica di presidente del consiglio.

Perché dunque insistere, quando è noto che la ragazza, che a quel tempo era vicina di pochi mesi al compimento del 18mo anno, si comportava nelle sue abitudini e nelle sue frequentazioni come se già li avesse? Del resto, la sua presenza fisica testimoniava di una precoce maturità sessuale. Perché non credere alle dichiarazioni con cui Berlusconi sosteneva di essere stato all’oscuro della vera età di Ruby, e accanirsi – allo stesso modo che si sta facendo ora per il suo ricovero in ospedale – per dimostrare che mentiva? Quante volte, per cose di maggior peso, ci si è avvalsi della ragion di Stato, per evitare di screditare all’estero le nostre istituzioni. Perché non lo si è voluto fare anche nel caso di Ruby?

Eppure era sufficiente tener conto di tutti questi elementi a favore di Berlusconi per chiudere la vicenda. Invece si è voluto imbastire un processo, il cui scopo appare evidente: riuscire ad ottenere una condanna (lontana dai rischi di prescrizione) per eliminare dalla scena politica un avversario ideologico.
La magistratura può fare questo? Non può farlo.

Le stesse caratteristiche inquietanti si presentano nel caso della scalata Unipol-Bnl (che ha avuto una prima condanna, l’altro ieri, a carico di Berlusconi).
Lo si è accusato di aver propalato il contenuto di una telefonata tra l’allora segretario del Pd, Piero Fassino, e l’amministratore dell’Unipol, Giovanni Consorte. Come è noto tale violazione è sanzionata dalla legge. Ma si dà il caso che in Italia le intercettazioni telefoniche, pur protette dal segreto istruttorio, vengono divulgate dai giornali con tempestività e dovizia di particolari, e nessuno finora è finito sotto processo. E uno dei soggetti che ha patito di più, notoriamente, di questo fenomeno illegale, è stato proprio Silvio Berlusconi, di cui conosciamo, attraverso proprio la violazione del segreto istruttorio, perfino le conversazioni più intime, che non sarebbero dovute nemmeno essere pubblicate. Berlusconi si è visto messo in piazza e alla gogna senza che un qualsiasi pm sparso in Italia abbia sentito il dovere di intervenire a sua difesa.

Invece per l’unica intercettazione fatta divulgare da Berlusconi (il quale continua peraltro a dichiararsi innocente) il medesimo è stato condannato e la vittima, Fassino, risarcito del danno morale con la bella cifra di 80.000 euro (ne aveva chiesti un milione).
Non vi è chi non veda che ci troviamo di fronte ad una magistratura che ha un evidente fine politico. Chiunque lo neghi, nega l’evidenza e nuoce alla   verità nonché alla stessa amministrazione della giustizia. La quale è talmente infettata e compromessa che non si è mai visto alcun giudice (non si parli poi del CSM) cercare di porre argine alle stravaganze di certe procure. Così che la nostra magistratura è considerata una delle peggiori del mondo.
A subire le conseguenze di questa grave patologia sono ovviamente i cittadini, che ormai ne diffidano e evitano di cercarvi giustizia.

Ci sarebbero altri esempi da portare, sempre riguardanti Silvio Berlusconi, dai quali si evincerebbe la conferma di un assedio fin troppo anomalo e inquietante, ma i due sovraesposti dovrebbero essere sufficienti a convincere anche gli scettici.

Poi, alla fine, non ci si lamenti se, continuando ad amministrare così scopertamente una giustizia fin troppo avventata e partigiana, ciò non finirà per orientare i cittadini a difendere Berlusconi, votandolo con percentuali sempre più massicce allo scopo non solo di dimostrargli la loro solidarietà, ma anche la loro protezione, visto che coloro che dovrebbero farlo per dovere istituzionale se ne lavano le mani.


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Bart