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La volontà robotizzatrice

19 Settembre 2013

A chi, come Epifani e Zanda (qui), giudica durissimo e irresponsabile il discorso che Berlusconi ha tenuto ieri sera in tv, suggerisco di riprendere gli studi e ripassarsi quel capitolo della Storia in cui si parla del difficile cammino della libertà. Si dà il caso che essi, Epifani in particolare, abbiano sempre guardato con simpatia a modelli di Stato che confliggevano ed ostacolavano l’affermazione della libertà; pertanto di quest’ultima ne sanno poco o nulla, e quel che credono di aver imparato non è buon vino e nemmeno aceto: è spazzatura, alfabetizzazione schizofrenica, ignoranza della verità allo stato puro. Forse non è nemmeno colpa loro, se sono cresciuti con il paraocchi e la mente negletta e allergica alla libertà. Si muovono, non solo loro intendiamoci, come cittadini apparentemente comuni: gli stessi nostri movimenti, gli stessi occhi che si volgono in giro, le stesse braccia che compiono gesti, le stesse gambe che costruiscono passi e direzioni, ma non sono come noi: sono automi, congegni meccanici costruiti per compiere sempre ciò che il loro costruttore ha programmato in loro: sono i frutti delle “cellule” di antica memoria, e delle scuole totalitarie, intrise di fanatismo e di ferocia, incapaci di vedere nell’altro un essere pensante in grado di respingere e contrapporsi all’abominio del robot collettivo, giudicato una perversione dell’umanità.

Che cosa sono, infatti, tutti coloro che non sono stati capaci di leggere, nell’accanimento giudiziario di cui è stato oggetto Silvio Berlusconi, il dominio di una volontà costruttrice dell’abominio e della aberrazione.
Le dittature nascono così, allorché una volontà si appoggia e affida non ad un essere pensante, ma ad un essere disponibile alla rinuncia e alla servitù.

Il discorso tenuto ieri sera da Silvio Berlusconi (per fortuna lo ha potuto tenere avvalendosi delle sue tv, altrimenti chi sa che cosa ci avrebbero servito!) non è stato duro come avrei voluto. Se Epifani e Zanda, anziché Berlusconi, avessero ascoltato, per esempio, uno come me, si sarebbero andati a cacciare all’inferno, per le accuse che gli avrei mosso (e ora gli muovo) per essere proni ad un potere, quello della magistratura, che sta conquistandosi ogni possibile spazio nei gangli vitali delle istituzioni.

A causa della loro robotizzazione non si sono accorti che l’uomo e il politico Berlusconi sono stati accartocciati come si fa con una macchina finita nelle grinfie di uno sfattino, senza che nessuno abbia voluto e sia stato in grado di opporsi.
A nessuno di loro ha messo paura questo modo di procedere, questo caterpillar che asfalta, e a cui sembra ispirarsi anche l’ultimo Matteo Renzi?

Il caterpillar che va in scena da noi somiglia molto alla ghigliottina della rivoluzione francese. Applaudita dai capi, adorata dalle tricoteuses, che sferruzzando assistevano allo spettacolo come fossero a teatro, essa ha finito per rivoltarsi contro coloro che ne gioivano, e finanche Robespierre dovette lasciare nel cesto la sua testa.
Non   ci si è accorti che le sentenze che si stanno abbattendo sul più ostinato oppositore alla volontà robotizzatrice sono state costruite sul vuoto assoluto? Sono violatrici dei principi di libertà e di giustizia sanciti dalla costituzione?

Nessuna prova, rispettosa dei dettami costituzionali, suffraga le condanne del processo Ruby, del processo Mediaset, e del processo del Lodo Mondadori.
Eppure sono state applaudite dalle tricoteuses, come ad esempio Epifani, Zanda,   e ovviamente altri come loro.

La sentenza Ruby. Nessuna prova. Si deduce la consumazione del reato dal fatto che Ruby è entrata nella camera da letto di Berlusconi. Embè? Non è una prova. La presunta vittima sostiene che non c’è stato rapporto sessuale. Così altri testimoni. Allora li si processa per falsa testimonianza. Ossia: si abbandona la verità oggettiva e si assume una verità presunta che collimi con la verità dell’accusa e del collegio giudicante.
La costituzione proibisce una condanna simile. Ad essere condannati dovrebbero essere i giudici.

La sentenza Mediaset fa il paio con quella del processo Ruby. La prova non esiste. Quella su cui si basavano i giudici, ossia la fittizietà dell’intermediario Agrama, è andata a farsi friggere, dopo che è stato scoperto che in un processo svizzero è stata provata la qualità di intermediario reale ed esclusivo  della Paramount di Frank Agrama. Ma la condanna tutta italiana si poggia su di un’altra prova, chiamata “prova logica”, ossia su alcune testimonianze che dichiarano che i vertici di Mediaset andavano ogni tanto a conferire con Silvio Berlusconi, il quale – lo si ricordi – era il socio di maggioranza di Mediaset.
Non ci sono prove di che cosa si siano detti in quegli incontri Berlusconi e i responsabili di Mediaset che trattavano con Agrama. Ma   i giudici – allo stesso modo degli altri giudici del processo Ruby –  ne deducono che non potevano non parlare che della frode fiscale.

Per dire pane al pane, è opportuno precisare che – oltre ai giudici – molti cittadini sono convinti che Berlusconi abbia fatto sesso con Ruby, come pure che fosse a conoscenza di qualche superfatturazione nelle trattative sui diritti televisivi. Ma ciò non basta a condannare un cittadino. Se Epifani e Zanda, creature della volontà robottizzatrice, non capiscono la differenza, è peggio per loro.
La costituzione esige una prova al di là di ogni ragionevole dubbio.

Nei paesi di più seria civiltà giuridica (la nostra serietà si è perduta da almeno un ventennio) se una donna afferma di essere stata stuprata da Tizio, ciò non basta per condannare costui. Ci vogliono prove inconfutabili, come possono essere, ad esempio, dei testimoni diretti e documentati. Nei casi Ruby e Mediaset questi mancano del tutto.

Poi c’è il processo detto del Lodo Mondadori, arrivato a conclusione due giorni fa. Come è stato documentato da un video (qui), De Benedetti si dichiarò molto soddisfatto del lodo, plaudendo alla mediazione di Ciarrapico. Poi si è dichiarato ingannato dopo aver appreso che uno dei tre giudici romani che avevano sentenziato a favore di Berlusconi era stato corrotto. Non sono passate che poche settimane da quando alcuni portavoce del Pd, di fronte alle accuse mosse dal Pdl circa la mancata terzietà del giudice Antonio Esposito, hanno risposto che Esposito era solo uno dei 5 giudici che all’unanimità hanno condannato Berlusconi. E allora perché ciò non è valso per il processo romano finito in favore di Berlusconi in cui i tre giudici votarono all’unanimità, e solo uno è stato in seguito riconosciuto corrotto? L’unanimità avrebbe dovuto valere in entrambi i casi, e dunque anche per Berlusconi, non vi pare? Ma provate a spiegarlo ai figli della robotizzazione.

In corso c’è un altro processo, quello dell’ex senatore Sergio De Gregorio, che ha confessato di aver ricevuto soldi da Berlusconi affinché nel 2010 votasse la fiducia al suo governo.
Ebbene, non siamo ancora arrivati alla sentenza, che si prevede sfavorevole al Cavaliere, ma anche in questo caso non si potrà prescindere dalla prova oggettiva per giudicare se la sentenza è estata emanata o meno nel rispetto della costituzione.
Se De Gregorio ha davvero ricevuto del denaro a fine corruttivo, non solo devono esserci le prove del trasferimento di denaro, ma ci devono essere anche le prove che questo denaro è stato corrisposto a fini corruttivi, e non per soccorrere un amico in difficoltà economiche. Ciò che Berlusconi – è notorio – ha fatto molte volte, senza che fosse per questo criticato o condannato da alcun tribunale.

Infine, la legge Severino. È stata respinta la relazione Augello favorevole a Berlusconi, per cui ci sarà un’altra relazione di segno contrario e Berlusconi sarà estromesso dal senato in forza di una retroattività attribuita alla legge, la quale retroattività è in contrasto con i principi costituzionali. Mi domando che cosa abbia potuto spingere ieri l’ex ministro Severino a difendere la bontà della legge, sostenendo, in modo bizzarro, che «Su quella legge c’era l’accordo di tutti ». Forse l’accordo di tutti trasforma in legge costituzionale una legge (ordinaria) che viola la costituzione?

Come si vede, si sta andando verso il tunnel maleodorante della dittatura (nel quale per la verità siamo già entrati da un po’ di tempo) ed ad esultare (con cinica incoscienza) sono i soliti figli della volontà robotizzatrice.

Ha ragione Berlusconi che nel suo messaggio ci ha spronato tutti a reagire, a non sottovalutare il pericolo. Come capita spesso a noi italiani, rischiamo di accorgerci del naufragio quando la nave è già affondata.


Letto 1600 volte.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart