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L’antiberlusconismo fa brutti scherzi

23 Settembre 2009

Stamani ero rimasto preoccupato, leggendo vibrisse, la rivista di Giulio Mozzi, di un articolo che attribuiva certe frasi sconsiderate a Mario Cervi, che ho sempre conosciuto come giornalista e scrittore deontologicamente ineccepibile. Gli erano state messe in bocca (o meglio: sulla penna)   parole di fuoco contro l’apertura, oggi, di un nuovo quotidiano, Il Fatto, fondato da alcuni giornalisti, tra cui Antonio Padellaro e Marco Travaglio. Ovviamente è un giornale che, visti i protagonisti, nasce per fare guerra a Berlusconi.

Poi ritorno su vibrisse e vedo l’intervento di Cesare Pastorino,   il quale fa notare che non si tratta di parole scritte da Mario Cervi, ma del contenuto di una lettera indirizzata alla rubrica curata da Mario Cervi. Tutta un’altra faccenda.

Si sta discutendo, quindi, sulle parole scritte da un lettore di giornale. Chi sa quante lettere peggiori si possono trovare in giro, anche nei commenti sparsi nel web.

Ma il grave è che, senza minimamente controllare la fonte (e qui l’inappuntabile Giulio Mozzi c’è cascato), controllo doveroso, trattandosi di un vecchio giornalista stimato, lo si è messo subito alla berlina poiché ciò sarebbe tornato utile a irrobustire l’idea che in Italia non c’è libertà di stampa. Sostenere che non c’è in Italia libertà di stampa è una colossale e pericolosa falsità, e lo dimostra il fatto che sui giornali, e sui media in generale, troviamo di tutto e il contrario di tutto.
Grazie a questa libertà, Il Fatto, il nuovo quotidiano, anche se non mi piacciono né Padellaro né Travaglio per la loro faziosità, ha il diritto non solo di nascere, ma di vivere, pure a lungo se sarà possibile.

Caso mai preoccupata della sua uscita non potrà che essere la Repubblica alla quale è probabile che sottrarrà molti lettori tifosi dell’antiberlusconismo.

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14 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 23 Settembre 2009 @ 14:45

    Ma, Bartolomeo: leggendo l’articolo dall’edizione on line non risulta evidente che si tratti della lettera d’un lettore. Il mio errore è stato segnalato rapidamente dai lettori, e rapidamente l’ho corretto.
    Dov’è dunque il problema?
    Scrivi che “sostenere che non c’è in Italia libertà di stampa è una colossale e pericolosa falsità”: ho forse sostenuto che in Italia non c’è libertà di stampa? Conosco invece un certo Bartolomeo Di Monaco secondo il quale la stampa italiana è “prezzolata”…

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Settembre 2009 @ 15:09

    Il problema è l’antiberlusconismo: ancora una volta è il male di questi tempi. L’antiberlusconismo uccide la politica.

    E’ uno degli ingredienti dell’antiberlusconismo quello di negare che in Italia non c’è la libertà di stampa. Le parole che avevi attribuite a Mario Cervi erano un pesante attacco alla libertà di stampa. Ieri ho ascoltato Antonio Padellaro dire che in Italia la libertà di stampa c’è. Caso mai sono i giornalisti a non approfittarne. Condivido. Perché non lo fanno? Io dico perché sono prezzolati.

    Vedi qui.

    Tu da qualche tempo (si vede dalle cose che pubblichi su vibrisse) sei preso dall’antiberlusconismo (è un vero peccato, secondo me, mentre oggi ci sarebbe bisogno di voci come la tua in difesa del voto elettorale, minacciato dai giochi di palazzo e di potere) e non perdi occasione di sottolineare le cose brutte che fa il premier, mentre trascuri le cose buone del suo governo (sei anche tu di quelli, ad esempio, che danno il merito della ricostruzione in Abruzzo al Trentino, mentre niente attribuiscono al governo Berlusconi? Perché non riconoscergli, almeno fino a quanto fatto finora, un qualche merito? Lo hai mai difeso in questo?)

    Sono convinto che se tu non fossi stato offuscato dall’antiberlusconismo ti saresti meravigliato che un giornalista come Mario Cervi avesse potuto scrivere cose così orribili. Peraltro la lettera è molto lontana dal suo stile sobrio.

  3. Commento by giuliomozzi — 23 Settembre 2009 @ 15:44

    Bart, scrivi: “Oggi ci sarebbe bisogno di voci come la tua in difesa del voto elettorale, minacciato dai giochi di palazzo e di potere”.
    Infatti, prima – ripeto: prima – che lo facesse il ministro Brunetta, io ho usate le parole “colpo di stato”. qui.

    Scrivi: “Non perdi occasione di sottolineare le cose brutte che fa il premier, mentre trascuri le cose buone del suo governo”.
    Be’: mi pare che l’attuale presidente del consiglio dei ministri provveda già abbastanza a lodarsi da sé per le “cose buone” che fa.

    E poi, Bart, ti confido: io non sono antiberlusconiano.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Settembre 2009 @ 16:23

    Mi aspettavo, Giulio, che tu ricordassi questo tuo articolo brevissimo intitolato: “Forme non lineari”, il cui contenuto è questo: “Qualcuno mi dica, per piacere, se lo scenario prospettato qui dal quotidiano La Repubblica è o non è uno scenario da colpo di stato. gm” E riportavi il link all’articolo di Repubblica.

    Con ciò ti sei limitato a porre agli altri il problema, ma non hai detto la tua con chiarezza. Avresti dovuto, secondo me. Invece il tuo unico commento è stato:

    “Ricordo che i commenti firmati con indirizzi elettronici falsi (o, peggio, con indirizzi altrui) non vengono pubblicati. gm”

    Il titolo, poi, era troppo debole: “Forme non lineari”.

    Troppo poco, non ti pare?, per un problema così importante.

    E’ vero: Berlusconi si loda da sé, ma ogni tanto non sarebbe male che anche tu gli riconoscessi, insieme ai demeriti, qualche merito.

    Sul fatto che non sei antiberlusconiano, ho qualche dubbio. Ma può darsi che avremo occasione di tornarci su. Ad esempio, quando arriverà a maturazione il tentativo di far cadere il governo per vie extraparlamentari.

    Allora vedremo quanti si schiereranno in difesa del risultato uscito dalle urne, che vuol dire difendere la democrazia e la volontà degli elettori.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Settembre 2009 @ 19:40

    Ho stentato a crederci, ma anche D’Alema afferma che:

    “«Questo antiberlusconismo che sconfina in una sorta di sentimento anti-italiano è l’approccio peggiore alla grande sfida politica che il paese ha di fronte ».

    Non è ancora sui grandi giornali web, lo sarà probabilmente in serata, ma intanto lo leggo in 2 o 3 siti, ad esempio qui:

    http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/dalema-attacca-antiberlusconismo-sconfina-in-sentimento-anti-italiano-106039/

    Ho l’impressione che qui, invece la frase sia più completa:
    “C’e’ un antiberlusconismo che sconfina in una sorta di sentimento anti-italiano. Questa concezione di una elite illuminata che vive in un paese disgraziato, e’ l’approccio peggiore, subalterno, che possiamo avere”.

    http://www.clandestinoweb.com/number-news/114612-dalema-antiberlusconismo-rischia-di-essere-anti-italiano-approccio-peggiore-che-possiamo-a.html

    Virgilio, invece, che è il mio motore di ricerca, e che ce l’ha con Berlusconi, relega all’interno la notizia, che non è ancora in prima pagina (eppure la merita!). Da Virgilio vengo a sapere che la notizia è stata postata 23 ore fa (possibile?)

    Qui.

    Beh, speriamo che D’Alema arresti questo ciclo di imbecillità che ci ammorba da qualche anno. Ha parlato il capo della sinistra: ora tutti diranno che è sbagliato fare dell’antiberlusconismo; magari diranno che non l’hanno mai praticato. Mi vien da ridere (per non piangere)

  6. Commento by giuliomozzi — 24 Settembre 2009 @ 08:55

    Quel brevissimo articolo, Bart, risulta essere il più letto di tutta la lunga storia di “vibrisse”.

    Ci sono molti modi di “far colpo”. Si possono fare titoli urlati, si possono fare discorsi lunghissimi, eccetera.

    A volte proprio il “basso profilo” riesce a mettere in evidenza un intervento.

    Quanto al contenuto dell’articolo, in Wikipedia c’è un breve ma chiaro articolo sulla domanda retorica.

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 24 Settembre 2009 @ 09:38

    Una tua presa di posizione precisa, secondo me, avrebbe suscitato un dibattito diverso e di ben altro spessore. Invece, ha creato una nuova occasione per i soliti di parlar male di Berlusconi. Ciò significa che il messaggio non era così chiaro.

    Se tu avessi invece detto esplicitamente (magari anche in un tuo commento) che anche secondo te le manovre in atto configuravano un tentativo di colpo di stato, perché andavano contro la volontà popolare espressa dal libero voto, si sarebbe aperto un dibattito molto più interessante. Ossia: se è accettabile che un governo regolarmente eletto possa essere sostituito da un governo e da una maggioranza non scelta dagli elettori. Sarebbe potuto nascere anche un parallelo dibattito se il parlamento possa sovvertire la sovranità popolare espressa con libere elezioni. Scalfaro sostenne nel 1995 che il parlamento può farlo. Altri no. Io sono per questa seconda ipotesi. Ossia, se cade un governo si deve andare alle elezioni. Ancor di più se cambiano le maggioranze!

    Tutti temi che io trattai nel 1995, quando cose di questo genere accaddero, nel libro più volte richiamato Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile, scaricabile gratis qui:
    https://www.bartolomeodimonaco.it/?page_id=56

    Non ebbi incertezze nel condannare quello che fu il primo colpo di Stato della seconda Repubblica.

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 24 Settembre 2009 @ 13:12

    Mi sono illuso su D’Alema. Stamani leggo qui:
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=385103
    che ha fatto marcia indietro sostenendo che è stato male interpretato.
    L’articolo riporta che ieri Franceschini, apprese le parole di D’Alema, ha fatto anche lui marcia indietro.
    Ecco la parte che interessa Franceschini:

    “Sentitosi chiamato in causa, Dario Franceschini non s’è infatti tenuto, uscendosene con questa strabiliante, spassosissima panzana: «Io non so che cosa sia l’antiberlusconismo, è una categoria inesistente ». Ora va bene essere democristiani, va bene anche fare i finti tonti, se si ritiene che ciò torni utile alla causa. Ma da uno come il Franceschini, che ha portato il suo antiberlusconismo alle vette ideologiche e culturali del «piove, governo ladro », ci si sarebbe attesi una difesa d’ufficio un po’ meno lazzarona.”

    Stento a credere che possano accadere tali cose. Siamo in un nero guazzabuglio, dove il cervello vale meno di un uovo sbattuto.

  9. Commento by giuliomozzi — 25 Settembre 2009 @ 11:25

    In realtà, non c’è nulla nella Costituzione che vieti di fare e disfare i governi e le maggioranze parlamentari. E’ successo per cinquant’anni.
    La Costituzione inoltre afferma (art. 67) che per gli eletti non c’è vincolo di mandato.

  10. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 25 Settembre 2009 @ 12:58

    Prima di risponderti, Giulio, voglio segnalare questo articolo del nuovo quotidiano Il Fatto:

    http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578

    in cui si segnalano le contraddizioni di D’Alema. Per cui non c’è da meravigliarsi che abbia fatto marcia indietro sulla sua dichiarazione circa i danni che reca all’Italia l’antiberlusconismo.
    __________

    Venendo a quanto dici tu, Giulio, lo so bene che è successo per cinquant’anni, e anche di più, ma c’è stata una novità che ha distinto – lo dissero tutti i partiti quando si accordarono – la prima Repubblica dalla seconda, ed è il nuovo sistema elettorale che vuole che gli schieramenti (già formatisi prima del voto) indichino in occasione della campagna elettorale chi sia il premier in caso di vittoria. Nella prima repubblica non succedeva niente di simile, e governavano il Paese maggioranze fatte lì per lì e diventava premier un politico che il popolo non era stato chiamato a scegliere.

    Se a queste osservazioni, tu mi rispondessi che fintanto che la Costituzione non verrà aggiornata anche su questo punto, il parlamento potrà fare di tutto, a malincuore debbo soccombere, non potendo portare altri argomenti, oltre quelli suesposti.

    Però anche in politica dovrebbe esserci una deontologia, per cui se si va alle elezioni dichiarando certi impegni, li si deve mantenere e tenere in parlamento un comportamento conseguente. Ciò vale anche per i parlamentari.

    Quindi, sul piano formale, hai ragione tu (e infatti io non ho mai parlato di illegalità); sul piano sostanziale però hai torto, perché nella vita democratica sono avvenuti mutamenti non ancora recepiti dalla Costituzione, cambiamenti voluti dalla politica e perciò per essa vincolanti.

    Tutto sta nel capire se vogliamo fare avanzare il nuovo, o vogliamo tornare alla prima Repubblica (come fece Scalfaro nel 1995).

    Come elettori, dovremmo esigere che ci sia riconosciuto un ruolo nella costruzione della democrazia. E’ una battaglia tutta da fare ancora. E un ramo di questa battaglia riguarda proprio il rispetto della scelta che abbiamo fatto con il voto. Se ci vengono dette certe cose, dobbiamo esigere che siano mantenute o perlomeno si vada in quella direzione. Se ci viene detto che a governare sarà il tale uomo politico, si dovrà affidare la responsabilità di governo a lui.

    Hanno voluto, finalmente, dopo oltre cinquant’anni, riconoscerci questa sovranità, proprio loro, i partiti. E’ una sovranità che ci è dovuta, bada: non ci è stato fatto alcun regalo. La costituzione nacque in un periodo specialissimo, in cui solo dando un ruolo determinante al parlamento, si potevano evitare insidiosi ritorni al passato appena scardinato con una sanguinosa guerra civile.

    Tutto ciò detto, alla luce dei mutamenti avvenuti nella prassi politica considero che se cade un governo si debba ritornare agli elettori.

    La ritengo una battaglia di democrazia. Non ho timore a sostenere che, per me (e non ho dubbi), il corpo elettorale vale ben più del parlamento e dei singoli parlamentari.

  11. Commento by giuliomozzi — 27 Settembre 2009 @ 17:37

    Bart, scrivi: “Se a queste osservazioni, tu mi rispondessi che fintanto che la Costituzione non verrà aggiornata anche su questo punto, il parlamento potrà fare di tutto, a malincuore debbo soccombere”.

    La dico con più precisione: la Costituzione non dice che se cade il governo si debbano sciogliere le camere. Punto.

    E ti domando: chi cerca di far funzionare le istituzioni come se vi fossero obblighi istituzionali che in realtà non ci sono, non sta forse facendo una sorta di colpo di stato?

    Peraltro, tu scrivi che “come elettori, dovremmo esigere che ci sia riconosciuto un ruolo nella costruzione della democrazia”. A me pare che la democrazia ci sia già, e che non ci sia bisogno di “costruirla”. Bisogna semmai difendere le istituzioni da chi vuol farle funzionare diversamente da come la Costituzione prevede.

  12. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Settembre 2009 @ 13:16

    Scusami, Giulio, se ti rispondo solo ora. Domenica sera sono tornato da Merano e ho dovuto rispondere a molte e-mail e leggere e programmare vari articoli giuntimi per la mia rivista. Credevo di aver risposto a tutti, quando stamani qualcuno mi ha fatto notare che non avevo risposto al tuo ultimo commento. Me ne scuso.

    In realtà, tutta la mia risposta è già compresa nel mio commento n. 10.

    Ma si rende necessario precisare e articolare meglio.

    In fatto di elezioni la Costituzione si limita a dire:

    Camera dei Deputati: (art.56, primo comma): “La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.”;

    Senato: (art. 58, primo comma): “I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.”

    Niente dice, ossia, sulle modalità del voto.

    A questo riguardo intervengono le leggi dello Stato. L’ultima, la vigente, è quella del 21 maggio 2005, n. 270: qui:
    http://www.camera.it/parlam/leggi/05270l.htm

    Per semplificartene la complessa lettura piena di rimandi, ti rinvio al disegno di legge 10 maggio 2009 inteso a modificarla, presentato dal PD, in cui è spiegato in poche righe quello che ci interessa della legge 270 vigente. Qui.

    Di esso, infatti, desidero mettere in evidenza:

    “L’attuale sistema elettorale, che nasce dalle rilevanti modifiche apportate con la legge 21 dicembre 2005, n. 270, recante “Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”, meglio nota come “legge Calderoli”, punta a salvaguardare e, se possibile, a potenziare il bipolarismo, cioè l’assetto bipolare del nostro sistema politico, dando agli elettori non solo la possibilità di scegliere tra i partiti e i programmi, ma di decidere col loro voto sulla maggioranza che avrà la responsabilità del Governo del Paese. Come si è detto sotto molti profili non risponde agli obiettivi di una buona e coerente riforma elettorale. Tra i limiti più significativi l’attuale sistema elettorale consegna alle segreterie dei partiti la scelta degli eletti, riducendo al minimo la possibilità degli elettori di valutare le persone dei candidati e di influire sulle loro scelte (le lunghe liste bloccate rendono difficile anche il ricorso allo strumento delle elezioni primarie). Sradica l’eletto dal territorio e rende evanescente il suo rapporto diretto con gli elettori e le comunità locali.”

    Di questa parte desidero sottolineare il seguente contenuto:

    “dando agli elettori non solo la possibilità di scegliere tra i partiti e i programmi, ma di decidere col loro voto sulla maggioranza che avrà la responsabilità del Governo del Paese.”

    Ma si è voluto fare ancora di più, stabilendo l’obbligo (sottolineo: obbligo) dell’indicazione sulla scheda di chi dovrà guidare quella maggioranza. Qui:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Calderoli

    da cui estraggo: “Programma elettorale e capo della forza politica: la legge prevede l’obbligo, contestualmente alla presentazione dei simboli elettorali, per ciascuna forza politica di depositare il proprio programma e di indicare il proprio capo.”

    Il riferimento è a quanto prescrive la detta legge 270, all’art. 5:

    “2. La dichiarazione di collegamento è effettuata contestualmente al deposito del contrassegno di cui all’articolo 14. Le dichiarazioni di collegamento hanno effetto per tutte le liste aventi lo stesso contrassegno.
    3. Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all’articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione.”

    Ossia il corpo elettorale, quando esercita il voto, sceglie sia la maggioranza sia il premier.

    Questa legge, non solo è legge dello Stato, ma è una delle leggi applicative della Costituzione.

    Da qui il contrasto che può nascere tra chi si affida unicamente al dettato generico della Costituzione e chi richiama invece la sua legge applicativa, la quale è chiara e non interpretabile a seconda dei propri desideri.

    Se è vero, infatti, che agli elettori tocca la scelta di una maggiorana e di un premier, ciò non può che significare che nel caso in cui questi due elementi mutino si deve tornare al corpo elettorale. E ciò per consentirgli una nuova scelta, che solo ad esso compete.

    Questa legge, di fatto, impone anche dei limiti al Parlamento, che non può andare contro una legge dello Stato. Per farlo deve quantomeno prima modificarla. Se non lo fa, non ha altra via che di rimettere di nuovo la scelta al corpo elettorale.

    Va da sé, dunque, che se non c’è una violazione esplicita e diretta della Costituzione (quelli che tu chiami “obblighi costituzionali”), vi è tuttavia la violazione di una sua legge applicativa, e perciò agire in difformità di questa legge, significa compiere una illegalità. Ed io, questa illegalità, la chiamo semplicemente “colpo di Stato”, perchè a venir lesa è nientemeno che la volontà popolare, che significa tutto in una democrazia, come sai bene dall’etimologia di questa parola.

    Chi pretende il rispetto di questa legge 270 non compie affatto un colpo di Stato, ma difende il corpo elettorale e le sue libere scelte. Come dovrebbe stare a cuore di tutti, te compreso.

    Riguardo all’ultimo punto, non ci può essere democrazia se non viene rispettata la volontà degli elettori. Una democrazia che non si cura della volontà popolare espressa con il libero voto è una dittatura (e può anche essere una dittatura parlamentare)

    Concludendo, Giulio: rispettare la legge 270 è, dunque, nei fatti, per il collegamento sussistente, rispettare la Costituzione. Violare la legge 270 è, per gli stessi motivi, violare la Costituzione.

    Di conseguenza: difendere la legge 270 (e in futuro le altre che potranno sostituirla), come faccio io, è difendere la Costituzione.

  13. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Settembre 2009 @ 20:56

    Mi accorgo solo ora, Giulio, che occorre precisare meglio anche sull’art. 67 della Costituzione da te richiamato nel commento n. 9.
    Lo faccio affidandomi alla nota giuridica che si trova nei Codici Simone. In realtà le note sono due, entrambe interessanti. Mi limito, però, alla n. 2. Qui:
    http://www.simone.it/cgi-local/Codici/newart.cgi?67,1,0,0,228,1,0#not

    Eccola:

    “67. â— Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato (1) (2).

    Note

    (2) Il problema del vincolo di mandato si propone in tutta la sua complessità in relazione ai rapporti che si instaurano tra membro del Parlamento e partito politico di appartenenza (v. 49). La linea politica adottata dal partito, infatti, si sovrappone il più delle volte agli orientamenti personali del parlamentare, così che questi viene ritenuto un mero portavoce del partito in seno al Parlamento: i casi di «ribellione » alle direttive del partito sono puniti con severe sanzioni disciplinari, che possono giungere fino all’espulsione dal partito.
    Talvolta, in passato, i partiti subordinavano l’inclusione di un candidato nella propria lista alla preventiva consegna di una domanda di dimissioni con data in bianco, diretta alla Presidenza della Camera, per cautelarsi contro eventuali dissensi del parlamentare eletto nelle loro liste (dimissioni rilasciate in bianco). Altra tecnica adottata era quella della deposizione anticipata del mandato: i partiti esigevano che il parlamentare si obbligasse ad abbandonare la carica in qualunque momento, su semplice loro richiesta (es.: la rotazione prevista dal partito radicale a metà mandato).
    La questione dei rapporti fra parlamentare e partito di appartenenza si è riproposta nel nostro paese in occasione della fuoriuscita dei parlamentari della Lega Nord dalla coalizione di governo (Polo delle libertà) nella quale si erano presentati alle elezioni del 27 marzo 1994 (il famoso «ribaltone »). In quell’occasione fu affermato che il meccanismo elettorale maggioritario, allora vigente, spingendo l’elettore a votare anche il candidato di un partito diverso dal proprio, ma pur sempre appartenente alla stessa coalizione, imporrebbe agli eletti che volessero uscire da quella coalizione di ripresentarsi davanti agli elettori per ottenere un nuovo mandato.”

    Essa fa riferimento a quello che ho definito il primo colpo di Stato della seconda Repubblica, messo in atto da Scalfaro nel 1995.

    A quel tempo vigeva già la legge maggioritaria del 1993. Oggi con la legge 270 del 2005, un tale concetto è ancor più rafforzato.

  14. Commento by Matteo Veronesi — 30 Maggio 2010 @ 04:44

    In generale (perdonate il sofisma), chi dice, pubblicamente: “In questo paese non c’è libertà d’informazione”, ipso facto contraddice se stesso, perché, se non ci fosse quella libertà, non si sarebbe neppure liberi di lamentarne la mancanza. Infatti se uno sotto il fascismo avesse detto: “In Italia non c’è libertà”, l’olio di ricino non glielo avrebbe levato nessuno. E’ un po’ come uno che dica: “Io sto mentendo”. Se dice la verità, sta davvero mentendo; ma se mentre dice di stare mentendo, sta davvero mentendo, allora in realtà non sta mentendo, dunque sta dicendo la verità… Contraddizione in termini.

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