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L’antiberlusconismo non comprometta le riforme costituzionali

16 Ottobre 2009

Come è noto la gramigna è tra le erbe più infestanti. La si sradica per consentire la libera crescita della pianta, ma essa, dura a morire, risorge, e di nuovo l’opera dell’uomo deve intervenire. La gramigna nel nostro caso è la prima Repubblica.
Perché dico questo?
Perché negli ultimi giorni alcuni interventi, a partire da quello della Rosy Bindi a Ballarò, non sono stati del tutto chiari. Ieri a Anno Zero lo stesso è accaduto a Bersani. Oggi sul Corriere della Sera.it (era stamani sulla testata, ma ora non compare più e non riesco a rintracciarlo) ho letto che Vannino Chiti ha promosso un appello per la difesa della Costituzione.
Messaggio anche questo non ben definito, abbastanza incerto.

Tali ambiguità mi preoccupano. Quale Costituzione vogliamo difendere? Quella della prima Repubblica, che ha consentito al Parlamento di disporre a suo piacimento della volontà popolare, cambiando i governi ad ogni nuovo spirare di vento e segnando per essi una durata scandalosa di circa un anno mezzo sui cinque previsti dal mandato? Dimodoché nessun governo è mai riuscito e mai potrà riuscire a governare il Paese in un periodo così breve.
Questa riesumazione della prima Repubblica non la auspico e spero che non la auspichi almeno la stragrande maggioranza dei cittadini.

Sono abbastanza anziano (a gennaio compirò 68 anni) per poter dire di aver vissuto l’intera prima Repubblica e di aver patito con rabbia tutti i suoi guasti. Augurare a qualcuno di riviverla negli anni avvenire sarebbe come augurargli la febbre terzana maligna.
Da questa perniciosa malattia è mia intenzione aiutarlo a preservarsi, facendo forza, appunto, sulla mia esperienza.

Sulle riforme costituzionale ho il mio punto di vista, riguardo almeno ad alcune di esse che considero rilevanti e urgenti.

1- Riforma della giustizia

Che la giustizia faccia acqua da tutte le parti è cosa nota e acquisita. Come è acquisito che una minoranza di essa è politicizzata. Mentre già si è provveduto per quella civile, nulla ancora si è deciso per la giustizia penale.

A mio avviso:

– andrebbe sancita l’indipendenza dei giudici e disciplinata la divisione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri;

– la pena comminata dovrebbe essere certa e non soggetta a sconti;

– il giudice che sbaglia dovrebbe essere chiamato a corrispondere i danni, anche economici, eventualmente arrecati con la sua sentenza riformata nei gradi superiori, nel caso che l’errore sia macroscopico, ossia non abbia applicato correttamente la legge. Dovrebbero prevedersi forti sanzioni disciplinari per quei giudici che lasciano per negligenza trascorrere i termini di prescrizione di ogni specie di reato;

– occorrerebbe riformare tanto Il Consiglio Superiore della Magistratura quanto la Corte Costituzionale in modo da essere certi della non politicizzazione di questi due organi importanti. Le polemiche di questi giorni, alimentate da pruriginose coincidenze, hanno fatto nascere sospetti di condizionamenti politici. Del resto si dice, anche in giurisprudenza, che più indizi costituiscono una prova.

Riforma elettorale e della presidenza del Consiglio

Occorrerebbe muoversi nella direzione di superare la Costituzione che ha retto la prima Repubblica e perfezionare taluni mutamenti già avviati dalla legge 270 a riguardo della formazione delle coalizioni e della scelta del premier. Una tale direzione mira a affidare realmente la sovranità al popolo (sovranità che non è tutelata attualmente dalla Costituzione potendo, come si è visto negli anni, il Parlamento ribaltare il risultato elettorale). Il rispetto della sovranità popolare espressa con il libero voto, dovrà guidare e vincolare le Istituzioni.

– la legge elettorale n. 270 del 2005 dovrebbe assegnare di nuovo la scelta dei candidati all’elettore;

– con il voto l’elettore dovrebbe scegliere la coalizione e il premier, recependo quindi il contenuto della legge 270;

– il capo dello Stato dovrebbe limitarsi a ratificare i risultati elettorali con la nomina del premier uscito vincitore dalle urne;

– nel caso che la maggioranza uscita vincitrice dalle urne venga meno, dovrebbe considerarsi obbligatorio il ricorso alle urne;

– il presidente del Consiglio dovrebbe essere protetto da immunità parlamentare per tutta la durata del suo mandato. Allo stesso modo il presidente della Repubblica;

– si dovrebbero abrogare tutte le altre immunità previste per i parlamentari.

Come procedere per realizzare le riforme istituzionali? L’art 138 offre due possibilità:

“138. â— Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali [116, 132, 137] sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.”

Sarebbe di gran lunga auspicabile la strada della maggioranza qualificata, poiché si tratta di modificare la legge principale e costitutiva dello Stato.
Tuttavia se dovessero insorgere contrapposizioni insolubili, e in specie ci fossero resistenze alle modifiche al solo fine di preservare, nei fatti, i meccanismi obsoleti della prima Repubblica, sarebbe necessario non fermarsi e procedere con l’altra ipotesi che prevede il ricorso al referendum confermativo.
La riforma costituzionale è ormai una esigenza improcrastinabile.

Oggi il Capo dello Stato ha chiesto al parlamento di abrogare il reato per vilipendio.

E’ un altro motivo che rafforza in me la fiducia nell’attuale capo dello Stato. E’ vero: egli approvò l’invasione dell’Ungheria da parte dell’URSS, ma devo riconoscere che come capo dello Stato sta svolgendo il suo lavoro nel rigoroso rispetto dell’attuale Costituzione.

Riguardo al reato di vilipendio trovo ingiustificato quello promosso dalla procura di Roma contro Maurizio Belpietro, direttore di Libero, per aver scritto sul ritardo del capo dello Stato ai funerali celebrati per le vittime del disastro di Messina.

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“Voce al paese senza tifoserie” di Sergio Romano. Qui.

“Indro sosteneva che la Costituzione non è la Bibbia”. Qui.

Un intervento di Luca di Montezemolo. Qui.


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4 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 17 Ottobre 2009 @ 00:55

    Immagino tu sappia, Bartolomeo, che la “riforma della giustizia” che tu proponi è l’esatto contrario di quanto propone l’attuale governo.

    g.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Ottobre 2009 @ 08:49

    E’ la dimostrazione, Giulio, che io non sposo alcun governo, né ho sposato Berlusconi. Quando fanno bene, almeno dal mio punto di vista, lo dichiaro, se ne ho occasione, quando fanno male, altrettanto. Ad esempio, posso dichiarare che questo governo qualcosa sta facendo di buono e che Berlusconi, pur in mezzo a tanti difetti e vizi, è un uomo del fare, venendo dall’imprenditoria.

    Non voglio atteggiarmi a modello, ma nei limiti dell’umanamente possibile mi sforzo sempre di essere obiettivo. Può essere che a volte non ci riesca, ma il mio intento è quello.

    Mi illudo che la mia esperienza nella vita civile e sociale, anche se ormai risale a circa 20 anni fa, mi possa consentire di dare una mano a vedere le cose nel loro giusto verso.

    Una cosa che, ad esempio, a me non è mai andata bene, è l’uso di due pesi e due misure a seconda della parte politica in cui si trova schierata la persona coinvolta.

    Il 15 settembre scrissi un pezzo intitolato: “Il “doppiopesismo” c’è e si vede”:

    https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=6522

    Non credo che la riforma che farà il governo, porrà, ad esempio, i pm sotto le dipendenze dell’esecutivo. Se così fosse sarebbe un imperdonabile errore, e lo dichiaro anzitempo.

    Mi piacerebbe anche che da qualche parte si facesse tornare sul tavolo il conflitto di interessi, che dovrebbe essere risolto però nell’ottica di non punire Berlusconi, ossia, di evitare ciò che disse una volta D’Alema: Lo manderemo a chiedere l’elemosina sui gradini di una chiesa.

    Converrai anche tu che Berlusconi ha diritto, una volta concluso definitivamente il suo mandato, a rientrare in possesso dei suoi beni, frutto del suo lavoro.

  3. Commento by giuliomozzi — 17 Ottobre 2009 @ 12:18

    Bart, scrivi: “Non credo che la riforma che farà il governo, porrà, ad esempio, i pm sotto le dipendenze dell’esecutivo. Se così fosse sarebbe un imperdonabile errore, e lo dichiaro anzitempo”.

    Mi risulta che sia proprio questo “imperdonabile errore” ciò che l’attuale governo vuol fare.

    Scrivi: “Converrai anche tu che Berlusconi ha diritto, una volta concluso definitivamente il suo mandato, a rientrare in possesso dei suoi beni, frutto del suo lavoro”.

    Berlusconi ha sicuramente diritto a possedere ciò che ha legalmente avuto in possesso. Non ha certo diritto a possedere ciò che ha avuto in possesso con l’inganno, l’imbroglio, la violazione delle leggi, la corruzione dei magistrati. Se Berlusconi è entrato in possesso di qualcosa con l’inganno, l’imbroglio, la violazione delle leggi o la corruzione dei magistrati: deve pagare per questo.

    g.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Ottobre 2009 @ 13:39

    1 – Può darsi, Giulio, che sia un desiderio di Berlusconi quello di mettere i pm alle dipendenze dell’esecutivo, ma non credo che sia anche la volontà della maggioranza.
    Comunque, se dovesse essere questa la posizione del governo, io sarò contrario. Come sarò contrario ad un riforma elettorale che non restituisca all’elettore la scelta del candidato.

    2 – Quando scrivo: “Converrai anche tu che Berlusconi ha diritto, una volta concluso definitivamente il suo mandato, a rientrare in possesso dei suoi beni, frutto del suo lavoro.”
    non intendo certo includere i beni che eventuali sentenze definitive giudicheranno illegalmente possedute e gli sottrarranno.

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