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Necessaria la verità sul giudice Mesiano autore della sentenza sul Lodo Mondadori

16 Ottobre 2009

Desidero sgombrare subito il campo dicendo che non condivido  il servizio di Canale  5 sul giudice autore della sentenza sul Lodo Mondadori,   Raimondo Mesiano. Lo condanno come ho condannato il fotografo che ha violato e carpito con un forte teleobiettivo la vita privata di Silvio Berlusconi.

Detto ciò, oggi leggo su Il Giornale questa notizia, di cui riporto qui sotto alcuni stralci, che, se fosse vera, sarebbe di una gravità estrema:

“È in questo ambiente marinaro che una sera d’autunno del 2006 Raimondo Mesiano aggiunge ai gamberoni, alle cozze e agli spaghetti allo scoglio le sue considerazioni sul Cavalier Berlusconi. «Ricordo bene – racconta un giovane avvocato, impeccabile nel suo gessato – che più parlava e più mi dicevo: ma allora le toghe rosse esistono davvero”.

(omissis)

“Quella sera al Cuoco di bordo Mesiano non nuota fra i marosi della guerra di Segrate, ma semmai in quel trionfo di pesci e crostacei, innaffiati da ottimi vini bianchi. Fra un boccone e l’altro, il giudice parla a ruota libera e attira l’attenzione del legale che, combinazione, siede a non più di un metro, un metro e mezzo da lui: «“Meno male che è caduto Berlusconi ed è arrivato Prodi”. Sono passati tre anni e naturalmente non posso ricordare con esattezza le parole, ma i suoi ragionamenti ruotavano tutti sull’antitesi fra Prodi e Berlusconi e se la memoria non m’inganna ripeteva: “Berlusconi dovrebbe dimettersi, dovrebbe andarsene”.

(omissis)

“Attenzione: il giudice che in quel momento impugna la forchetta non è solo un giudice della decima, ma è già l’arbitro della contesa miliardaria fra il gruppo Berlusconi e il gruppo De Benedetti. La sfida delle sfide. La causa sul Lodo Mondadori infatti è cominciata nel 2004. Per la verità in un primo momento è stata affidata ad un’altra toga, Domenico Piombo, ma poi all’udienza del 26 settembre 2005, un anno circa prima della cena in via Gluck, Piombo è stato sostituito da Mesiano e sarà Mesiano a condurre tutte le successive udienze e a scrivere il clamoroso verdetto.”  

Non so a chi competa aprire un’indagine per verificare se si tratti della verità o sia invece una bufala del quotidiano diretto da Vittorio Feltri. In gioco c’è il prestigio della magistratura, già alquanto traballante.

Abbiamo di fronte un testimone, peraltro avvocato,  che dichiara che, pur avendo già la titolarità della causa sul Lodo Mondadori, il giudice Mesiano  (recentemente promosso dal CSM per «l’equilibrio, la diligenza e la laboriosità dimostrati »), ha espresso pubblicamente la sua avversità politica nei confronti dell’indagato Berlusconi.

Un comportamento di questo tipo, se corrispondesse al vero, sarebbe certamente e duramente sanzionabile. Non ci potrebbero essere cavilli da opporre a difesa del giudice.

Non credo che il CSM, che avrà letta la notizia come l’ho letta io,  possa fare orecchie da mercante. E’ suo dovere, a mio avviso, verificare e raccogliere la testimonianza ricevuta dal Giornale e aprire un’indagine   onde intervenire, se del caso, presso gli organi  competenti per verificare se non vi siano i pressupposti per annullare la sentenza, affidandola ad altro giudice.

Qualsiasi reticenza al riguardo, mi parrebbe colpevole e complice.

In altra parte di questo blog ho espresso le  mie perplessità sulla correttezza della sentenza, aiutato da un’analisi critica che di essa ha fatto il magistrato Vincenzo Vitale (Vedi qui).

Se ad esse si aggiungono ora pesanti sospetti sull’esistenza di un pregiudizio da parte del giudice Mesiano sulla persona di Silvio Berlusconi, è urgente che gli organi preposti facciano presto chiarezza, sgombrando il campo da dubbi e amarezze.

Articoli Correlati

“Tre domande al giudice Mesiano” di Claudio Brachino. Qui.

“Il Csm apre una pratica a tutela di Mesiano”. Qui.

“La bella vita di Mesiano, dopo la promozione arriva anche l’auto blu”. Qui.


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5 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 17 Ottobre 2009 @ 00:52

    Bartolomeo, scrivi: “Non so a chi competa aprire un’indagine per verificare se si tratti della verità o sia invece una bufala del quotidiano diretto da Vittorio Feltri”.

    Ovvero:
    – è necessario sapere se si tratti della verità o di una bufala. Questo è decisivo.

    Poi scrivi: “Abbiamo di fronte un testimone, peraltro avvocato”.

    Io direi:
    – abbiamo di fronte un testimone anonimo: ovvero, per il momento, nessun testimone.

    g.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Ottobre 2009 @ 08:29

    Ho scritto anche:

    “Non credo che il CSM, che avrà letta la notizia come l’ho letta io, possa fare orecchie da mercante. E’ suo dovere, a mio avviso, verificare e raccogliere la testimonianza ricevuta dal Giornale”

    Non so se il CSM, per faccende così gravi, possa costringere il Giornale a rivelare la fonte, può anche essere che il diritto di un giornalista di non rivelare la fonte prevalga.

    Ma quello che di sicuro, secondo me, il CSM deve fare è provarci, e se ha gli strumenti costrittivi deve saperci dire se quel testimone esiste, chi sia, oppure se il Giornale ha diffuso colpevolmente una bufala.

    Lo stesso giudice Mesiano potrebbe dire qualcosa.
    Credo che tutti noi abbiamo il diritto di conoscere la verità su di un fatto come questo, gravissimo.

    Se il CSM non fa niente di niente, lascia tutti noi nel dubbio che il fatto sia davvero accaduto.

    Vedo che il Giornale anche stamani vi insiste con un titolo di sfida significativo: “Tanto rumore per un video, tanto silenzio per un brindisi”, e questa volta la firma è nientemeno che di Mario Cervi, un giornalista di antica data e, se non sbaglio, aldisopra di ogni sospetto:

    http://www.ilgiornale.it/interni/tanto_rumore_video_quanto_silenzio_quel_brindisi/17-10-2009/articolo-id=391479-page=0-comments=1

  3. Commento by giuliomozzi — 17 Ottobre 2009 @ 12:14

    Vedi, Bartolomeo, ora scrivi:

    “Credo che tutti noi abbiamo il diritto di conoscere la verità su di un fatto come questo, gravissimo”.

    Qual è il fatto gravissimo? E’ un fatto gravissimo che un magistrato esprima pubblicamente opinioni pregiudiziali su una persona coinvolta in un giudizio che lo stesso magistrato ha per le mani; o è un fatto gravissimo che “Il Giornale” faccia tanto chiasso con lo strumento di una testimonianza anonima?

    Rispondo: per il momento, né l’uno né l’altro sono un “fatto gravissimo”.

    Perché, in realtà, al momento, non c’è nessun “fatto”.

    C’è un giornale che dice che Tizio (che non si sa chi sia) ha detto che il signor Mesiano (in una circostanza precisata fino a un certo punto), ha sparlato di Berlusconi. Ti faccio notare come i particolari della scena siano piuttosto vividi (Mesiano che parla con la forchetta in mano, davanti a un “trionfo” di gamberoni e cozze, ecc.), mentre Tizio (che non si sa chi sia) mette comunque le mani avanti circa le effettive parole dette (“Sono passati tre anni e naturalmente non posso ricordare con esattezza le parole”).

    Tutto qui. Dov’è il “fatto”? Ahimè, non c’è ancora nessun “fatto”.

    Peraltro: chi c’era a tavola con Mesiano? Mettiamo che fosse fuori a cena con figlio e nuora. O con moglie e figlio. O con i suoi amici d’infanzia Pino e Pina. In quel caso, si potrebbe sostenere che Mesiano ha espresse in pubblico le sue opinioni?

    Perché, intendiamoci, non è possibile proibire a qualcuno di avere delle opinioni. Ed esprimere le proprie opinioni a un familiare o a un amico d’infanzia, anche se ciò avviene in una trattoria, non è esattamente come esprimerle in pubblico.

  4. Commento by Giocatore d'Azzardo — 17 Ottobre 2009 @ 12:44

    A mio modestissimo parere i fatti legati all’assurdità di questa sentenza (attesa e telefonata, tant’è che non ha provocato smottamenti significativi in borsa) sono da cercare all’interno del dispositivo giudicante, leggendo la sentenza. Ci sono tre elementi che ritengo, da non avvocato sia chiaro, “strani”:
    1) l’importo è stato deciso senza il supporto di un perito esterno; da quando un giudice capisce di finanza?
    2) questa condanna civile arriva dopo 3 proscioglimenti a livello penale che hanno dimostrato che non esisteva dolo. La domanda che mi pongo è: se non esisteva dolo (ed è dimostrato dalle assoluzioni), come fa ad esistere un danno?
    3) la sentenza impone il pagamento dell’intero importo in 48 ore :-) Tecnicamente impossibile anche per una Banca racimolare un simile importo in 48 ore.

    Ho la vaga impressione che questa sentenza sarà smontata in appello. A questo punto mi pongo un’altra domanda: dov’è finita la responsabilità dei giudici passata a larghissima maggioranza con un referendum?

    Blackjack.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Ottobre 2009 @ 13:32

    Giulio, dimentichi che ho scritto anche:

    “Un comportamento di questo tipo, se corrispondesse al vero, sarebbe certamente e duramente sanzionabile. Non ci potrebbero essere cavilli da opporre a difesa del giudice.”

    Mi pare che la tua posizione sia quella di lasciar perdere perché, fino a questo momento, non esiste il fatto.

    Ho già scritto che potrebbe essere una bufala (ma sono portato a non crederci, dopo che ho visto che è intervenuto sul punto un giornalista di rango come Mario Cervi), tuttavia ciò che a mio avviso è ineludibile è il doveroso accertamento della verità da parte del CSM.
    Su questo non ho dubbi. In gioco c’è un fatto che, se vero, è gravissimo. Tu non lo consideri tale, mi sembra.
    Non sono d’accordo: è di una gravità pesantissima.

    Intanto, un ristorante è un luogo pubblico (tant’è che vi si applica, ad esempio, il divieto di fumare in luoghi pubblici);
    Lo dimostra anche il fatto che la conversazione è stata intercettata da una terza persona estranea al tavolo di Mesiano.

    Inoltre, appartiene alla deontologia professionale (ma potrebbe anche trovarsi scritto da qualche parte, non sono in grado di fare ricerche al riguardo) che un giudice non possa esprimere delle sue valutazioni politiche su di una persona che è chiamato a giudicare, addirittura nemmeno a casa sua.

    In ogni caso, sempre secondo me, il CSM ha l’obbligo di muoversi per compiere le opportune verifiche.

    Sarebbero utili anche le smentite di Mesiano (che mi pare non ci siano ancora state). Si potrebbero rivolgere sulla stampa anche a lui fino a dieci domande, non ti pare?

    Capisco le difficoltà del CSM nei confronti di un giudice che ha appena promosso; ma se non fa nulla sbaglia e dà ragione alla tesi di Berlusconi circa la politicizzazione della magistratura. Non si scappa.

    @Giocatore d’Azzardo

    Che piacere incontrarti sul mio blog (spero che tu visiti anche la mia rivista)

    Sulla sentenza Mesiano ho scritto anche qui:

    https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=6856

    Interessanti sono i rilievi mossi alla sentenza dal magistrato Vincenzo Vitale:
    “Quei tre buchi che minano il verdetto” di Vincenzo Vitale:

    http://www.ilgiornale.it/interni/quei_tre_buchi_neri_che_minano_verdetto/06-10-2009/articolo-id=388449-page=0-comments=1

    Sono convinto anch’io che la sentenza faccia acqua da tutte le parti, sia per l’ammontare della cifra calcolata senza l’intervento di un perito, sia perché parte dal presupposto che Berlusconi abbia avuto una condanna per corruzione, ciò che al momento non è vero, come tu scrivi lucidamente al punto 2)

    Sulle riforme costituzionali da fare, ho scritto qui:

    https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=7154
    dove trovi:

    “- il giudice che sbaglia dovrebbe essere chiamato a corrispondere i danni, anche economici, eventualmente arrecati con la sua sentenza riformata nei gradi superiori, nel caso che l’errore sia macroscopico, ossia non abbia applicato correttamente la legge”

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