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L’attacco di Sansonetti a Napolitano

23 Settembre 2011

(dal quotidiano “Gli Altri” del 23 settembre 2011)

Napolitano, ora basta
di Piero Sansonetti

Che vuol dire che l’Euro √® sacro e il pareg ¬≠gio del bilancio √® la sua religione? Che le politiche dei governi devono avere come stella polare l’Euro e dunque gli interessi della moneta europea, che le politiche sociali dei decenni passati – di conseguenza – devono esse ¬≠re rase al suolo, e che la modernit√† √® moneta e non Welfare. Soprattutto questo √® il punto: basta col mito del Welfare che √® stata la tomba della socialdemocrazia. Chiuso il patto tra bor ¬≠ghesia e classe lavoratrice che ha guidato l’Eu ¬≠ropa nel dopoguerra, occorre una vera e pro ¬≠pria rivoluzione nelle classi dirigenti. Questa rivoluzione deve essere fondata sulla competen ¬≠za e su una nuova idea liberista, e dunque al comando deve essere posta una casta di tecno ¬≠crati, senza passato o esperienza politica, privi di legami popolari e quindi liberi da ogni con ¬≠dizionamento che possa essere legato a interes ¬≠si di gruppi o di pezzi della collettivit√†. Questa idea della politica, e del ricambio della classe dirigente – che √® l’idea sulla quale sta nascendo la nuova Europa in vista del dopo-crisi – in Italia √® stata affidata al Presidente della Repubblica. Che ne √® un rigoroso interprete. A cosa porter√†? Alla realizzazione di una Europa a-sociale, dove il peggioramento delle condi ¬≠zioni di vita dei ceti pi√Ļ deboli, ma soprattutto dell’impalcatura dei diritti che fin qui ne ha garantito la difesa, permetter√† un nuovo impul ¬≠so alla crescita e impedir√† che la globalizzazione comporti un indebolimento dell’Occidente rispetto ai paesi emergenti. L’obiettivo √® questo: impedire un riequilibrio nella globalizzazione. Il prezzo non pu√≤ essere che quello di peggiora ¬≠re la vita di una parte della popolazione. √ą rista ¬≠bilire – attraverso una riduzione dei salari, un aumento della disoccupazione e del precariato, e attraverso la cancellazione dello Statuto dei lavoratori (qui in Italia, o di altre leggi di garanzia all’estero) – un fortissimo potere di comando dell’impresa. Cio√® slegare quei laccioli che la socialdemocrazia aveva imposto al capitalismo e che n√© la rivoluzione liberale reaganiana n√© la svolta determinata nell’89 dalla fine del comunismo, erano riusciti del tutto a slacciare. Se vince Napolitano, qui in Italia, e la linea tecnocratica in Europa, avremo una svolta a destra secca in politica economica accompagnata da una fortissima riduzione del grado di democrazia. L’idea del potere ai tecnocrati risponde a una tendenza all’abolizione della democrazia che avviene attraverso lo svuotamento dei poteri. Non sono pi√Ļ i parlamenti a decidere. In parte, ormai, √® gi√† cos√¨. L’idea √® quella di togliere al Parlamento persino il diritto di scegliersi il governo (vedi la proposta dei governi tecnici che esautorino definitivamente la politica). √ą una specie di ricetta definitiva contro il populismo. Il populismo viene cancelletto nel modo pi√Ļ semplice: togliendo al popolo il diritto di avere voce in capitolo nelle scelte della politica. I nuovi autoritarismi non avranno la faccia truce del fascismo e dello stalinismo, ma il sorriso dolce del tecnocrate.

Come si spiega che un’operazione di questo genere, qui in Italia, abbia come leader un ex leader dei Pci? Non √® un assurdo? No. Napolitano √® stato uno degli esponenti pi√Ļ prestigiosi della cosiddetta ala “migliorista” del Pci, quella che taceva capo a Giorgio Amendo ¬≠la. Che aveva due caratteristiche essenziali. La prima era quella di malsopportare la svolta democratica berlingueriana (diciamo l’antisovietismo). I miglioristi, nati nello stalinismo – stalinismo come idea, intendiamoci, non come pratica sanguinaria – hanno sempre considera ¬≠to l’eccesso di democrazia come un vizio assemblearistico della sinistra italiana, da controllare ed eliminare. I miglioristi sono sempre stati favorevoli ai tecnici. La seconda caratteristica del “migliorismo” √® stata il moderatismo econo ¬≠mico e il monetarismo. Amendola gi√† negli anni ’70 dichiarava che il vero nemico della sini ¬≠stre era l’inflazione. In quegli anni l’inflazione era molto alta, e il meccanismo della scala mobile (e del punto unico di contingenza: cio√®, aumenti automatici uguali per tutti) stava pro ¬≠ducendo un fortissimo egualitarismo salariale. E stava aumentando notevolmente il peso dei salari medi e bassi nella formazione del Pil. I “miglioristi” avviarono la campagna contro l’in ¬≠flazione, che poi si concluse cori il trionfo craxiano e con l’abolizione della scala mobile, e dunque con la riconsegna all’impresa di tutto il potere sugli andamenti economici. Da allora le politiche anti-inflattive e anti-sociali sono state il vangelo della sinistra moderata post-migliorista. Hanno prodotto il precariato e il riequilibrio del reddito a favore dell’impresa. Basta dire che in Italia la ricchezza nazionale, all’inizio degli anni Ottanta, era formata per il 60 per cento dal monte salari pi√Ļ pensioni e dal 40 per cento dal monte profitti pi√Ļ rendite, e oggi queste percentuali sono seccamente inver ¬≠tite: 60 ai profitti, 40 ai salari. Il nuovo migliorismo intende accentuare que ¬≠sta linea di redistribuzione, perch√© ritiene che sia l’unico modo di opporsi a una globalizzazio ¬≠ne che ci penalizzi.

Noi siamo convinti che l’Italia possa trovare una sua via di uscita per la crisi – che passi anche per una rinascita della sinistra – solo se si libera di Giorgio Napolitano. La sinistra non pu√≤ nean ¬≠che pensare alla sua ripresa se non dice a Napo ¬≠litano di tornarsene al Quirinale e di smetterla con l’invasione di campo. Diciamo la verit√†, anche se √® una verit√† molto politicamente scor ¬≠retta: Napolitano ha rotto.

 

 


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Bart