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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Le comari

29 Ottobre 2007

racconto di Gian Gabriele Benedetti


[di Gian Gabriele Benedetti: “Paese”, Lalli Editore, 1986]

Il cortiletto, acquattato tra le case che paiono gridare la loro felicità dalle finestre spalancate, come bocche ricolme di sorrisi, si anima di vita nel primo pomeriggio, non appena la stagione mostra tutta la malia del suo fremente risveglio.

Le comari si fanno sull’uscio ed il loro richiamo rimbalza colorito fra i muri assopiti, screziati di luci ed ombre.
“Maria, avete finito di fare le faccende?”
“Do l’ultimo colpo di spazzolone al pavimento e poi vengo. Intanto chiamate la Luisa, per vedere se è pronta”.
“Luisa! Luisa!… A che punto siete?”
“Arrivo! Arrivo subito! Prendo il mio lavoro e son lì da voi. E la Iolanda?”
“Oh, eccola! Lei è già pronta”.
Le quattro donne, rassettata la casa, si sistemano nel cortile, in un angolo non ferito dallo sguardo del sole. Sono sedute in cerchio, mentre con mani sapienti lavorano: chi rammenda, chi fa la calza, chi torce la lana col fuso e la rocca… Intanto, mentre un paio di gatti sonnecchiano ad occhi semichiusi ai loro piedi, fanno due chiacchiere per ingannare il tempo.
“Avete sentito cosa è successo alla Marina, la figliola dell’Elisa? Pare che il fidanzato l’abbia lasciata. Ma da loro non trapela nulla: tengono tutto nascosto e la bocca chiusa”.
“Cara voi, se l’ha lasciata, ha fatto bene: lui, un così bel giovane, e lei, tutta rinsecchita! Ci avrebbe rimesso un bel po’. E poi, sapete? Quella ragazza è anche antipatichina: sta sempre sulle sue. Ben gli sta!”
“Ma non conoscete l’ultima”. E qui il tono della voce si abbassa. Le comari sospendono il lavoro e allungano il collo per non perdere nemmeno una parola.
“L’altro giorno, mentre tornavo a casa con la spesa, ho sentito…”. Pausa voluta, carica di silenzio eloquente, con occhi che si muovono in modo significativamente malizioso e guardingo.
“Cosa avete sentito? Dite subito e non ci fate stare in pena”.
“Una litigata che passava muri, porte e finestre. E pensare che quella coppia fuori, davanti alla gente, è tutta moine e svenevolezze”.
“Ma, per Dio, dite! Chi era? Non ci lasciate così sulle spine!”
“Era… la Teresina col suo bel maritino. Se le dicevano…, se le dicevano che era un piacere: ‘Ma fai la finita, sgualdrinella da due soldi’. ‘Sta’ zitto piuttosto tu che sei un buono a nulla e fai anche il cascamorto… Come se non me ne fossi mai accorta…’. ‘Ma chi me l’ha fatto fare di mettermi dietro a te!’. ‘L’affare buono l’ho fatto io!… E sai quanti ce n’avevo meglio di te che mi gironzolavano intorno…!’. E giù di questo tono: sembrava una grandinata d’estate. Per non perdermi l’intera scenata, feci in su ed in giù, sotto la loro casa, diverse volte, tant’è che il Gigi, che m’aveva visto, mi chiese se avevo perduto qualcosa e mi voleva aiutare a cercarla”.
“Ma senti che roba! A vederli quelli lì sembrano due gattini in amore che si fanno le fusa, ma sotto sotto… Cose che non stanno né in cielo né in terra”.
“Anche a non volersi occupare degli affari altrui, se ne vengono a sapere di tutti i colori. A proposito: che fine ha fatto la Luigina, la moglie del Giorgino, dopo che l’han sorpresa tutta languida e svenevole con la guardia comunale?”
“Da qualche giorno pare non esca più fuori. Dice che l’han vista di sfuggita sul balconcino di casa sua con un paio di occhialoni neri sul naso. La guardia, invece, è andata in mutua per una settimana. Credo, però, che a tutt’e due sia passata la voglia di tubare come piccioncini”.
“C’è qualcuno che gli è andata peggio. Parlo della figlia di Rosina, la Lunga”.
“Mi spiace, povera ragazza, ma la sera le giovincelle come lei farebbero meglio a starsene a casa, invece di divertirsi e gironzolare con i giovanotti nei posti più nascosti e con quelle sottanette corte che quasi fan vedere ogni cosa. Si sa: l’uomo è cacciatore e… se si mette la paglia accanto al fuoco, il fattaccio ci scappa sempre e dopo a chi ti raccomandi?”
“Quando lo farà questo figlio di nessuno?”
“Pare che sia di cinque mesi, ma lei non si vede più per le vie del paese. Che vergogna!”
“Ai nostri tempi guai ad uscire fuori la sera dopo l’Ave Maria. Appena faceva buio, ci si rinserrava in casa”.
“Eh, di certo, a fare le sgualdrinelle ci si rimettono le penne!”
“Ma toccherebbe anche alle mamme mettere le briglie a queste ragazze che si fanno prendere da certi pruriti”.
“Che volete, è la vita moderna, ma se si cammina di questo passo, voglio vedere dove si va a finire. Ci sarà tanto da ridere”.
“Restando in argomento, ditemi un po’, Luisa, quali sono le ultime sulla Camilla, la vedova? Voi dovreste avere notizie sempre fresche e precise, dato che la famiglia di vostro fratello abita proprio lì accanto a lei”.
 “Ah, non mi fate dire! Mi ha riferito la mia cognata che la sera c’è ancora un via vai continuo, come una processione, ma di soli uomini. Per timore che i ragazzi si accorgano di quello che succede, appena imbrunisce, li rinchiude, recalcitranti, in casa con una scusa o l’altra. E a dire la verità tiene a bada anche il marito. Con quella svergognata lì non si sa mai: non c’è per niente da scherzare… Ma, nonostante tutte le precauzioni prese, nei paraggi si sentono risate, parolacce, sghignazzi e altro che non sto a raccontare…”.
“Non c’è più religione. Lì è arrivato di sicuro il Demonio con tutto l’inferno dietro, Dio mi salvi. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e così sia”.
E le quattro comari si segnano con aria scandalizzata.
“Meglio cambiare argomento”.
“Se sapeste quello che ha combinato il Luigino del povero Sergio, voi…”.
In quell’istante, scolpiti nell’aria da sospiri leggeri di vento, si rincorrono dolci rintocchi di campana. La tenera armonia riveste ogni cosa intorno e bussa alle porte del cuore.
“Sta suonando la funzione: è ora di prepararsi per andare in chiesa a pregare anche per chi non ci va”.
“Avete visto? Pure oggi è passata così in fretta la giornata! Quasi da non accorgersene. Ci ritroviamo domani e…, a proposito, non vi dimenticate di raccontarci che ha combinato quello scavezzacollo di Luigino. Son tutta in ansia”.
“A domani!”.

Se ne vanno, mentre il sole, sollevando lentamente la sua occhiata luminosa, porge l’ultima carezza verso la sommità delle case, seguito da ombre che ne cancellano man mano ogni impronta. Ed i vecchi tetti, accovacciati sotto la luce serale, preparano l’attesa del buio tra le loro antiche rughe di silenzio.                


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart