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Le contraddizioni di Bersani

7 Marzo 2010

È risibile che da qualcuno, evidentemente ancora accecato dall’antiberlusconismo, si dia del fascista ad un governo i cui partiti che lo sostengono hanno rischiato per un pelo di essere estromessi dalla prossima consultazione elettorale in due delle più importanti regioni del Paese.

Che bel ragionamento quello di dare del fascista a chi si batte perché a milioni di elettori sia consentito di votare!

A me pare che fascista sia colui che cerca di impedire l’esercizio di questo diritto costituzionale. Ma provate a farlo capire a Bersani o a Di Pietro.

Sono dei fascistoni senza che nemmeno se ne rendano conto. Così che noi ci troviamo un’opposizione che, salvo forse l’Udc, fa del fascismo (o dello stalinismo che è la stessa cosa) ancora il proprio modello politico a tanti anni dalla caduta di Mussolini e del muro di Berlino.

Giustamente qualcuno ha definito il decreto legge varato l’altra sera come il decreto salva-elettori; mentre Bersani e Di Pietro, che da questo lato non ci sentono e non ci vedono, continuano a definirlo il decreto salva-liste, fregandosene altamente e gravemente degli elettori.

E’ sempre più chiaro, ormai, che il loro obiettivo era quello di correre da soli, senza avversari. Cosa di cui dovrebbero vergognarsi, e dovrebbero vergognarsi anche coloro che li sostengono. Sappiano Bersani, Di Pietro & C. che sono stati smascherati e le loro proteste fanno solo compassione, la stessa compassione che fa il bimbo che cerca di giustificarsi essendo stato scoperto con le dita nella marmellata.

Per di più hanno agito in mala fede. Sanno benissimo che gli errori formali addebitati alle liste del Pdl sono presenti anche nelle loro liste, un po’ dappertutto. Formigoni ha provveduto a verificare, presenti i rappresentanti dei partiti interessati dalla verifica, che questi errori ci sono e in tale abbondanza da portare il numero dei presentatori di lista sotto la soglia dei 3.500 firmatari.

Il fatto che il Tar ha annullato la decisione della Corte d’Appello, la dice lunga sulla genuinità dell’operazione tentata in quel di Milano.

Agli sproloqui fascisti dell’opposizione ha dato risposta Napolitano, dicendo pari pari le cose che andiamo dicendo qui sin dal principio del pasticciaccio. Ossia che, al di là dei cavilli giuridici, non è possibile tenere fuori dalla consultazione milioni di elettori. Si doveva assumere una decisione politica, come infatti è stato.

Queste le parole di Napolitano (qui e qui l’intera lettera):

“«Non era sostenibile – scrive Napolitano – che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano ».”

È lecito domandarci, allora, perché, dopo la dichiarazione di Napolitano, ancora ci si ostini a criticare il decreto legge salva-elettori. La risposta la ripetiamo: Perché si voleva vincere da soli, con una sola lista.

E in quali Paesi si presenta una sola lista?
Lo sanno tutti: nei Paesi retti da dittature.

Ecco, l’opposizione a questo mirava e ancora mira con le sue manifestazioni di piazza: governare senza avversari.

Così sabato 13 marzo avremo la manifestazione degli oppositori fascisti, che si permettono di dare del fascista al governo che ha voluto assicurare il diritto di voto a tutti i cittadini, nel rispetto dell’art. 48 della Costituzione.

Queste le motivazioni addotte dal partito di Di Pietro (il Pd ormai gli va a ruota):

-“Abbiamo deciso di fissare la data già per il prossimo fine settimana. Coma già da noi annunciato, confermiamo che tutto il centro sinistra sarà unito a difesa della Costituzione e contro l’ennesimo decreto vergogna”, aggiunge Orlando.”-

L’antiberlusconismo fa di questi scherzi. C’è chi si ubriaca di whisky e c’è chi si ubriaca di antiberlusconismo. Il risultato è il medesimo: idee poche e confuse. L’opposizione è allo sbando. Fa pena.

Per fortuna gli italiani sanno distinguere e sanno ragionare, salvo quei pochi fascisti-stalinisti che avrebbero preferito evitare il confronto politico perché incapaci di difendere le proprie idee, e andranno a votare numerosi per rispondere e respingere questo tentativo eversivo tentato dall’opposizione, e per punirlo.

Direi che se vogliamo trarre dagli sbagli qualche utile insegnamento, le sbadataggini commesse da singoli nella presentazione delle liste (ma   il problema ormai si riduce, dopo la sentenza del Tar favorevole a Formigoni, alla sola Roma. Leggete però qui), sono servite a mostrare il vero volto antidemocratico dell’opposizione che, pur di conquistare il potere, non si faceva e non si fa ancora scrupolo, per l’eventuale errore di un singolo, di estromettere dal voto milioni di elettori incolpevoli.

Leggete qui il grido di battaglia di Bersani, il quale vuol lasciare fuori dalla mischia il capo dello Stato sapete perché? Perché è proprio il capo dello Stato che gli ha dato dell’incapace, dicendogli papale papale ciò che avrebbe dovuto capire da sé, ossia che non si possono lasciare fuori dalla consultazizone elettorale milioni di elettori:  

-“Cominciamo da oggi una mobilitazione che arriverà anche alle sedi giurisdizionali. I Tar sono ancora aperti e arriveremo fino alla Corte costituzionale”. Ad annunciarlo da Genova è Pier Luigi Bersani, a margine dell’apertura della campagna elettorale del Pd per le regionali di fine marzo. “Lavoreremo soprattutto perchè nelle urne avvenga da parte dei cittadini, sia di destra che di sinistra, una presa di coscienza”, ha aggiunto. Bersani ha definito il ‘decreto salva liste “un trucco vergognoso”. “I cittadini devono rispettare le regole tutti i giorni. Le altre liste devono rispettare le regole. Loro si fanno le regole da sè. Il decreto basta che uno lo legga e si accorge subito che è un trucco vergognoso”.-

Franceschini gli fa eco:

“Il decreto “salva-liste” è “senza vergogna” e il Pd si batterà subito “in piazza e in Parlamento”. Lo dice il presidente dei deputati Pd Dario Franceschini, in un commento pubblicato su Twitter: “Un decreto che calpesta le regole senza vergogna. Subito in piazza e in parlamento contro il governo e per difendere la democrazia violentata”.”

Dite la verità, detto dai nuovi fascisti non vi fa un po’ ridere? Che vogliono? Fare davvero una nuova marcia su Roma?

Mi viene in mente Oscar Luigi Scalfaro. Ci sarà anche lui, il padre dei ribaltoni?

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“Liste, il giorno nero dell’opposizione: attacca il Quirinale e ci finisce sotto” di Stefano Filippi. Qui.

“Quel pasticciaccio di Palazzo Chigi un precedente contro le regole” di Eugenio Scalfari. Qui.

“Si ribalta tutto” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Le divisioni a sinistra galvanizzano Berlusconi” di Amedeo La Mattina. Qui.

“Per un’elezione che non sia dimezzata” di Giovanni Grasso. Qui. Da cui estraggo:

“Detto questo, occorre far presente che le norme stabilite a suo tempo per la presentazione delle liste avevano come obbiettivo dichiarato quello di frenare la proliferazione eccessiva di simboli eccentrici, liste fai da te, movimenti di puro disturbo, partitini senza alcun riscontro, evitando le schede-lenzuolo. E non certo di tagliare fuori dalla competizione elettorale formazioni politiche rilevanti, che godono del consenso dei cittadini e i cui rappresentanti siedono già nelle assemblee elettive. Da qui bisogna pur partire. E, di fronte ad argomenti sostanziali, come quello del diritto fondamentale del popolo di scegliere i propri rappresentanti, ripetere ossessivamente ad alta voce il mantra del rispetto formale delle regole appare un esercizio interessato, che verrebbe sicuramente frainteso da larghi strati dell’opinione pubblica. E al quale mai come stavolta si potrebbe rispondere con l’intramontabile detto latino «summum ius, summa iniuria ».”


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6 Comments

  1. Commento by Felice Muolo — 7 Marzo 2010 @ 10:02

    Che uno ce l’abbia con Berlusconi, passi. Che poi voglia impedire di mettere gli italiani in condizioni di votare al meglio,  è  puerile e dannoso.

  2. Commento by Mario Di Monaco — 7 Marzo 2010 @ 13:13

    Pensa a dove arriva il buon senso e la logica di Bersani. Era giusto impedire la scelta di voto ad oltre 10 milioni di elettori perché, ha solennemente affermato, “Chi fa un concorso se non arriva alle 12 viene buttato fuori, chi non oblitera il biglietto del treno paga la multa. Le regole sono un presidio della democrazia”.

  3. Commento by Ambra Biagioni — 7 Marzo 2010 @ 21:25

    Il parere di Adinolfi del PD

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 7 Marzo 2010 @ 21:38

    Finalmente, Ambra, uno che ha capito.

  5. Commento by Ambra Biagioni — 7 Marzo 2010 @ 21:41

    Ce ne sarà forse anche più di uno, ma dipende da quanto sono ricattabili e noi sappiamo da chi.

  6. Commento by Ambra Biagioni — 7 Marzo 2010 @ 22:05

    Guardate bellina questa !

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