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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LIBRI IN USCITA: Meridiano Zero 4/2010

7 Marzo 2010

Care lettrici e cari lettori,
dedichiamo questa newsletter alla novita’ Meridiano zero L’apprendista di Gordon Houghton, un romanzo dall’umorismo travolgente che ha trovato un lettore ed estimatore d’eccezione in Neil Gaiman. Abbiamo deciso di darvene qui un gustoso assaggio, perche’ non basta la quarta di copertina – che potete leggere sul nostro sito – per rendersi conto di quanto sia divertente.
Buona lettura
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Le novita’ in libreria:

L’apprendista di Gordon Houghton – Euro 15,00
La storia brillante delle avventure di un giovane zombi, reclutato in prova dai Quattro Cavalieri dell’Apocalisse per diventare niente meno che l’assistente di Morte. “Dovrebbe essere una lettura obbligata per tutti quelli che vanno nell’aldila’. Io l’ho adorato.” (Neil Gaiman)

Angeli perduti del Mississippi di Fabrizio Poggi – Euro 15,00
Una nuova Mappa musicale che ci porta alla scoperta dell’eterno fascino della musica blues, raccontando le storie disperate e spesso dissolute dei suoi protagonisti, i luoghi in cui e’ nato, le parole, i sapori e i suoni da cui ha preso vita. L’autore, armonicista blues, ci trascina in un viaggio affascinante sulle note della musica nera, rievocandone con passione i miti e le leggende, dai segreti del double talk (il linguaggio in codice usato dagli schiavi per comunicare tra loro) al patto con il diavolo di Robert Johnson, fino ai nuovi eredi dei grandi re del blues.

La notte che ho lasciato Alex di Hugues Pagan – Euro 10,00
E’ uscito in tascabile l’ultimo capitolo della trilogia iniziata con “Dead end blues”, naturalmente con una copertina da collezione firmata Jean-Claude Claeys. Sullo sfondo di una Parigi affogata nella pioggia e nel blues sbiadito dei bistro’, si consuma – disperata e dolente – un’indagine che profuma di morte per Chess, l’investigatore creato dal maestro del noir francese Hugues Pagan.

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Ecco a voi l’incipit del L’apprendista di Gordon Houghton:

Ade era morto – su questo non c’erano dubbi – e non sarebbe piu’ tornato prima del Giudizio Universale. Ne avevano ritrovato il corpo, rivolto a faccia in giu’, in un boschetto vicino al fiume, un mattino soleggiato di una domenica di luglio. Era stato sventrato. Il volto era irriconoscibile. Ed era sparito il distintivo dell’Agenzia.
Ognuno aveva la sua idea su come fosse accaduto. Morte, manco a dirlo, dava la colpa a Guerra. E Guerra accusava apertamente Pestilenza. Pestilenza, dal canto suo, sospettava segretamente di Carestia e Carestia pensava che gli altri tre fossero in combutta contro di lui. Un tizio che faceva jogging di prima mattina e aveva assistito al crimine da dietro un gelso – scampandola per un pelo – giuro’ di aver visto tre cagnacci inferociti precipitarsi in mezzo ai cespugli e poi trotterellare lungo il sentiero, verso la citta’. L’unico che sapeva davvero com’era andata, non poteva piu’ raccontarlo a nessuno.
Comunque stessero le cose, restava un dato di fatto: Ade era morto e l’Agenzia aveva bisogno di un rimpiazzo. Ci fu una riunione d’emergenza, si approvo’ una delibera e le parti concordarono sull’uso del metodo tradizionale per selezionare un nuovo praticante.
Nella soffitta ristrutturata di un’elegante casa di citta’ a due piani con vista sul verde inizio’ l’Empia Lotteria: Pestilenza vuoto’ un sacchetto di palline colorate in un bussolotto di legno, Carestia giro’ la manovella e Morte pesco’ le palline e lesse i numeri.
– Settantadue… diciotto… Cos’e’ questo? Un sei? – Mostro’ la pallina a Carestia, che gli rispose con aria di sufficienza:
– E’ un nove.
– Che culo! Bastardo, – commento’ Guerra. Era stravaccato davanti al computer, a scrivere i numeri mentre venivano pronunciati, sempre piu’ irritato. – Pare che lo stronzo sia dei paraggi. Proprio in fondo alla strada.
– Speriamo che sia meglio dell’ultimo, – dichiaro’ Pestilenza.
– Peggio non puo’ essere, – convenne Carestia.
– Vi dispiace? – li interruppe Morte. – Allora, undici… dodici… tredici… Ma vi rendete conto? Quante probabilita’ ci sono che si verifichi una cosa del genere? – Pestilenza alzo’ gli occhi al cielo e finse uno sbadiglio. Nessun altro replico’. – E infine, il numero vincente… quaranta-nove.
Si voltarono tutti verso Guerra che batte’ indifferente l’ultimo numero sulla tastiera, poi annui’ e borbotto’ tra se’ e se’, mentre esaminava le informazioni sullo schermo. – Vediamo… E’ un Codice Quattro, maschio. Ventotto anni. – Rise. – E ti pareva, cazzo. Al solito: niente nome, niente famiglia, niente amici… Un caso interessante pero’.
– Dimmi dov’e’ seppellito e basta, – sbotto’ Morte.
Guerra gli lancio’ la piu’ apocalittica delle sue occhiatacce, ma rispose calmo: – Cimitero di St Giles. Lapide senza iscrizione. – E aggiunse: – Il Capo te l’ha dato il contratto?
– Ma certo.
– Ce l’hai una vanga? – fece Pestilenza beffardo.
– E’ chiaro.
– Cerca di beccare la tomba giusta, – concluse Carestia debolmente.
Morte gli sorrise come uno zio benevolo con un coltello affilato nascosto dietro la schiena.
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LE RECENSIONI

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Angeli perduti del Mississippi di Fabrizio Poggi – Euro 15,00
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licenziamentodelpoeta.splinder.com, 20.2.10
“Ventiquattro rughe sulla tua faccia”
Fabrizio Poggi, classe 1958, bluesman e armonicista (dodici album con la band Chicken Mambo, di cui tre registrati negli USA), ha scritto un libro, “Angeli perduti del Mississippi”, che parla di blues.
Ora: di libri sul blues, se ne scrivono e se ne son scritti tanti. Ed e’ difficile evitarlo, vista l’influenza che questo genere musicale ha avuto sulla cultura americana, non solo quella musicale.
(…)
Ecco, uno che sta dentro la cultura del blues, secondo me ragiona proprio come fa Poggi: un musicologo invece, l’Arrigo Polillo della situazione (bravissimo, per carita’, eh) avrebbe preso la strada opposta: prima la canzone, le varie esecuzioni, le incisioni piu’ famose, poi casomai il resto, il mito che c’e’ dietro. Un musicologo ti dice prima i fatti, poi la leggenda. Un appassionato di jazz, dalla leggenda non puo’ prescindere, parte da li’. E infatti il sottotitolo del libro di Poggi e’: “Storie e leggende del blues”. Come dire: qui il mito la fa da padrone, per la filologia rivolgetevi a un altro indirizzo.
Il libro di Poggi e’ proprio bello, in questo senso, e mi ha fatto scoprire un sacco di cose che non sapevo. Da una espressione come “cold in hand”, che negli anni Trenta gli afroamericani usavano per dire di essere senza piu’ un soldo (adesso dicono, meno poeticamente e come tutti, “I’m broke”) fino alla papera come metafora di liberta’ (e da solo non ci sarei MAI arrivato: si veda la voce DIVING DUCK, a pag. 65). Passando, per restare in tema, al dramma esistenziale, espresso in forma di metafora, che sta in un pezzo come “Pay Day” (la voce e’ DOUBLE TALK, pag. 66).

Il libro offre poi un’ampia trattazione del personaggio Bob Dylan, che al blues deve molto come artista, e ha dedicato ad esso parte della sua carriera e della sua produzione, ma non e’ sicuramente un bluesman al 100%. La lunga voce su Dylan comunque e’ scritta e raccontata benissimo, una delle parti migliori di “Angeli perduti del Mississippi”, specie quando Poggi si tuffa nei retroscena culturali della America dei Sixties, tirando fuori dal proverbiale “pork pie hat” la storie da brivido che stanno dietro a pezzi come “Oxford Town” (pag. 78) e “Only a pawn in their game”, e ancora “The Lonesome death of Hattie Carroll” (pag. 79). Ed e’ proprio la voce dedicata a Dylan, forse, a chiarirci le linee-guida della arbitrarieta’ di Poggi: a pag. 93 l’autore riprende una affermazione di Dylan stesso, proveniente dalla sua autobiografia, secondo la quale “il blues scorre nelle sue vene”, e ci dice (cito testualmente) che “l’essenza del grande bluesman”, che e’ essere “capace di condividere col pubblico i sentimenti provati e le esperienze vissute” (inevitabilmente meste, o drammatiche, o struggenti; se no, che blues sarebbe, dico bene?).
(…)
Davide Malesi

(recensioni Angeli perduti del Mississippi)

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Giorgia LovisottoLe ragazze single non parlano al plurale – Euro 13,00
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www mentelocale it
Giorgia Lovisotto, ragazza giuliano-veneta ma milanese per domicilio e studi, non sapeva che, alla presentazione del suo primo libro, “Le ragazze single non parlano al plurale”, avrebbe trovato nella folta platea il vostro cronista mondano prediletto (io, quantunque io) e si sarebbe dovuta sottoporre alla consueta mia intervista extratestuale.
Pensate che la cosa l’abbia turbata o sorpresa o altro del genere? Rispondo io per voi, gentilissimi amici miei e non della ventura: no, per niente e per null’affatto. Giorgia ha conversato con il garbo di una Janeane Garofalo in Reality bites (in Italia si chiama purtroppo “Giovani, carini e disoccupati!”) e l’arguzia di una Irene Brin dei nostri tempi piperni.
Come tutti voi sapete, Irene Brin scriveva, tra l’altro, su Harper’s Bazaar e i 13 racconti brevi – l’aggettivo non e’ inutile, gentile preside e mio implicit reader Antonio Silva. Proliferano infatti raccolte di racconti lunghi, quasi romanzetti abortiti. Un’altra eccezione commendevole, de qua postea, e’ La virgola nell’orologio, pubblicata a Milano da Toni Fachini con Effigie.
Ora, cosa c’entra una potenziale 102enne come la Brin con Giorgia, che ha a stento un terzo di quell’eta’? C’entra, perche’ Brin e Giorgia sono convinte che “Der liebe Gott steckt im Detail” (sarebbe: il buon Dio si cela nel dettaglio). Le ragazze single, almeno quelle come Giorgia – e quindi dotate di classe innata, studenti d’ingegeneria al Poli, “en t’e’l noss Milan”, frequentano Aby Warburg e, se raccontano, costuiscono le storie a partire dai particolari che l’occhio “imbesughito” dalla televisione non coglie piu’. Esempi? Una scarpa di Zanotti, una borsa di Burberry, pero’ anche un giro da H&M.
Oltre a queste griffe, nel libro ci sono pero’ anche storie molto credibili, scritte in un bell’italiano esatto e rapido, che Italo Calvino avrebbe letto con la sua instancabile curiosita’. Giorgia Lovisotto ha anche la non cosi’ frequente capacita’ di inventarsi bei titoli: a parte quello del libro, ecco alcuni dei racconti: “Il mio nuovo fidanzato immaginario” (tra i prediletti dal suo editore, il grande Marco Vicentini), “Non chiamarmi piu’ sul cellulare” (la frase incubo di ogni vitellone cascamorto che si rispetti: e forse il mio racconto prediletto), “Una giornata senza vento ideale per un cocktail all’aperto o un matrimonio” (il mio titolo, quello del romanzo che, state tranquilli, non scrivero’ mai).
Siccome il vostro cronista prediletto, voi lo sapete, e’ cattolicissimo, devoto di S. S. Benedetto Decimosesto Giuseppe Ratzinger e anche hidalgo y gentilhombre de la Mancha, durante la piacevole intervista non si e’ affrontato il tema che intitola il libro e solletica voialtri maliziosi: ma Giorgia Lovisotto e’ la Helen Fielding, cioe’ la Bridget Jones italiana? Nemmeno per sogno. Lei si dichiara orgogliosamente adepta della chick lit americana e ne rispetta norme, canoni, leggi e leggine.
Ma dentro ai racconti infila ardue citazioni dal Furioso, trae dall’ombra Keira Knightley come Keats fece con Fanny Brawne secondo Gino Montale e insomma si mostra giovanissima esperta di pastiche, cosi’ come lo ha definito una volta per tutte zio Genette.
Serve altro? Ah si’, la vostra phantasia plus quam phantastica e’ di certo sullo stato civile di Giorgia. Bo’n, se volete conoscere la mia impressione, non avete che richiedermela per mail e, siccome siete voi a chiederla, la offro a titolo gratuito. Prima, pero’, leggete ben bene il libro, cosa che io ho fatto non soltanto per voi, ma per il mio personale diletto e sollazzo.
Giovanni Choukhadarian

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David AmbroseLa madre di Dio – Euro 15,00
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Corriere della Sera

Chiamatemi hacker, e saro’ il vostro killer.
La letteratura cyberpunk li dipingeva come avventurieri un po’ cialtroni, ma coraggiosi e leali, simili a eroi del vecchio West. Adesso – forse perche’ denigrati da softwarehouse e corpi di polizia specializzati nella lotta al crimine informatico – gli hacker recitano invece il ruolo di orchi del terzo millennio. La paranoia americana, che gia’ intravedeva il ghigno del serial killer nel sorriso del vicino di casa, si e’ trasferita in Rete, e un nuovo genere letterario, il cyber-thriller, diffonde la paura che, dietro al nickname di chi naviga sotto mentite spoglie, possa nascondersi un feroce assassino che spia le sue vittime nella (cyber)ombra prima di colpirle. Piu’ fondato il sospetto che si tratti d’un genere destinato a sfornare spazzatura in quantita’ industriale, anche se non mancano eccezioni. In particolare, meritano di essere segnalati due titoli. Uno e’ di Jeffery Deaver; il secondo e’ La madre di Dio, firmato da un maestro del noir (che ha prestato a sua volta idee a Hollywood) come David Ambrose. Anche qui c’e’ un hacker assassino, ma la vera protagonista e’ l’entita’ (un software intelligente e autocosciente) che costui ha rubato dal computer di una scienziata, ignorando d’aver messo le mani sulla prima, «vera » intelligenza artificiale che sia mai stata creata.
Rovesciando la leggenda di Aladino, il genio uscito dalla lampada trasformera’ chi lo ha liberato in pedina del suo progetto: asservire l’umanita’ attraverso il controllo della Rete. Strumento d’un genio maligno, o potere dotato d’intenzionalita’ autonoma, la tecnica incarna in ogni caso l’incubo d’una vita che appare ormai totalmente dipendente da informazioni che non controlla e che possono rivelarsi false, se non addirittura mortali. Ultima annotazione: gli autori sono entrambi ex avvocati, in ottima posizione per valutare l’impotenza della legge di fronte una tecnica che si evolve a velocita’ infinitamente superiore.
Carlo Formenti

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Derek RaymondCome vivono i morti – Euro 8,00
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E’ Massimo Carlotto a parlarvi di “Come vivono i morti”:

Lo sbirro di Scotland Yard e’ un duro dai modi spicci, arroganti e un eloquio talmente provocatorio da renderlo inviso agli stessi colleghi. Il sergente non bada a tutto cio’, sa che non fara’ mai carriera perche’ il suo unico obiettivo e’ risolvere i casi e per farlo a volte e’ necessario non andare troppo per il sottile. Questa volta si trovera’ di fronte una storia d’amore cosi’ nera e disperata da non riuscire a distinguere tra umana pieta’ e dovere. Alla fine scegliera’ e, come sempre accade in questi casi, si ritrovera’ in guai seri e di difficile soluzione.
Raymond e’ impietoso nella descrizione della provincia: pub, fabbriche chiuse, giovani sbandati e un tessuto sociale complesso e sordido, incline alla corruzione e all’approfittarsi delle debolezze altrui. Anche nel proprio vicino caduto in disgrazia. Anche la polizia e’ corrotta e vittima del clima di intolleranza di un agglomerato urbano che si e’ reso conto all’improvviso di non avere piu’ un futuro in termini di sviluppo sociale ed economico.
L’autore fa scorrere la storia con la velocita’ di un ascensore lanciato verso l’inferno. Come nella migliore tradizione del noir francese, ma con un’attenzione ai princi’pi piu’ profondi dell’esistenza che rendono unico Raymond nel panorama degli scrittori europei. Peccato che ci abbia lasciato nel ’94, al termine di una vita di peregrinazioni densa di esperienze forti e lavori improbabili.
Derek Raymond ha avuto la capacita’ di creare un personaggio all’apparenza cinico, con atteggiamenti da vero bastardo ma in realta’ totalmente attratto e soggiogato dal dolore delle vittime. Non il dolore commisurato dal metro della civilta’ giuridica ma quello assoluto, che il pudore, la pieta’ e l’orrore lasciano solo immaginare. Il motore delle sue indagini e’ la consapevolezza della distruzione che il male arreca alle persone e alle loro anime. Il poliziotto stesso e’ una vittima senza possibilita’ di riscatto e di pace interiore: la moglie ha ucciso la figlia di nove anni, prima di palesare la malattia mentale che la terra’ rinchiusa a vita in una squallida struttura pubblica.
Una disperata storia d’amore e un’indagine tutta dalla parte delle vittime sono il centro di questo romanzo che si arricchisce continuamente di personaggi di grande spessore narrativo. L’ispettore Bowman della squadra omicidi, presente anche negli altri romanzi della serie, espressione di un cinismo da sbirro in carriera descritto con rara maestria. E poi Baddeley il becchino omosessuale e arrampicatore sociale. E infine una fitta serie di personaggi minori, dai reduci di guerra ai proprietari di bische, al dotto psichiatra esperto di serial-killer ma disprezzato dai poliziotti londinesi.
Un grande romanzo noir. Nero e velenoso come il piu’ terribile degli incubi.

Massimo Carlotto

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L.R. CarrinoPozzoromolo – Euro 15,00
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Pride dicembre 2009
Luigi Romolo Carrino, autore di “Acqua Storta”, libro rivelazione del 2008, pubblica il suo secondo romanzo, “Pozzoromolo”: storia di un travestito tenero e violento che vive l’angoscia di essere nel mondo “come un errore”. Il suo primo libro, “Acqua Storta”, raccontava la tragica violenza di un amore gay nella mente di un camorrista in lotta contro il proprio desiderio profondo. Il nuovo romanzo, “Pozzoromolo”, appare almeno a prima vista molto diverso. AI posto dei camorristi troviamo l’universo alieno di un manicomio giudiziario, da cui ci parla un personaggio impegnato in una difficile ricerca di se’. “In realta’”, ci spiega Luigi Romolo Carrino, “un elemento di continuita’ tra i due libri c’e’. Anche in questo caso si trana di un’indagine un po’ noir che parte dal sottobosco dei sentimenti, sottobosco che nel caso di “Acqua Storta” nasceva da un mondo dove l’omosessualita’ non e’ nemmeno concepita, qui dall’impossibilita’ delle persone di dare un po’ d’amore al protagonista, un travestito che vive l’esperienza dell’internamento in un ospedale psichiatrico giudiziario.
Francesco Gnerre
(recensioni Pozzoromolo)

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Enrico UnterholznerLo stagno delle gambusie – Euro 12,00
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biogiannozzi splinder com, 30.1.10
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Chi di noi non ha una doppia vita? Domanda retorica, tutti hanno almeno due personalita’, una da mostrare in pubblico, l’altra invece piu’ intima ed ascosa, destinata ad essere conosciuta da pochi o da nessuno. Enrico Unterholzner ci consegna un romanzo breve con un protagonista e il suo alter ego: Geremia, peritoso impiegato, e Parmio, cavaliere donchisciottesco. Geremia e’ un colletto bianco, o per essere piu’ precisi un impiegatuccio come milioni ce ne sono al mondo: non bello, non intelligente, di nessuna virtu’, impacciato, rancoroso ma pavido. La seconda personalita’ di questo omarino, tecnico informatico nella vita di tutti i giorni, si rivela nella solitudine del suo appartamento ceduto a una immaginazione surreale, un po’ disneyana un po’ favolistica. Scritto in maniera egregia, “Lo stagno delle gambusie” di Enrico Unterholzner, lo si potrebbe credere un romanzo calviniano: e’ invece piu’ corretto dire che trattasi di una storia disneyana, piuttosto divertente. Una prova non male per un autore esordiente, che si e’ messo alla prova scrivendo un romanzo difficile da mettere nero su bianco, anche per il piu’ navigato degli scrittori.
Giuseppe Iannozzi
(segue Unterholzner…)

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Laura LiberaleTanatoparty – Euro 10,00
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il Trentino, 7.11.09
E’ diventato un luogo comune, quello di dire che l’Occidente ha rimosso l’idea stessa della morte. Forse e’ successo di piu’ e di peggio, viene da pensare scorrendo le fresche pagine di questa libro inchiesta, figlio di una scrittura tanto matura quanto non accondiscente e figlio di una casa editrice che non smette di scovare giovani talenti letterari in giro per l’Italia. L’autrice e’ giovane, suona in un gruppo rock, e qui racconta di chi lavora al design delle bare o di chi mette trucchi e rossetto ai corpi di chi e’ defunto. La morte trasformata in spettacolo, in “Tanatoparty” appunto (una cosa che esiste, sia chiaro), ci viene restituita in modo crudelmente letterario. Senza pieta’. Noia mortale? Non in questo libro.
(segue Liberale…)


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2 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LIBRI IN USCITA: Meridiano Zero 4/2010 — 7 Marzo 2010 @ 09:29

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart