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Le mani della Merkel sul governo italiano

11 Dicembre 2012

di Andrea Indini
(da “il Giornale”, 11 dicembre 2012)

“Non vogliamo immischiarci con l’Italia”. √ą questo il secco commento che Berlino lancia a Silvio Berlusconi che oggi ha condannato apertamente il premier Mario Monti di aver penalizzato gli italiani portando avanti una politica prettamente germanocentrica.
Eppure, quando si trattava di far guadagnare la Germania a discapito dell’Italia, il governo tedesco si immischiava pesantemente.

Che Angela Merkel preferisca avere a che fare con il Professore piuttosto che con il Cavaliere non √® certo un mistero. E, se qualcuno avesse avuto anche solo il minimo dubbio, ieri la cancelliera tedesca ha fatto sapere, con estrema chiarezza, che sostiene il governo di Monti perch√© “ha messo in campo per le riforme”. D’altra parte, quando Berlusconi era ancora a Palazzo Chigi, la Merkel non mancava mai di attaccare pesantemente l’Italia trascinando, anche economicamente, l’Unione europea nel baratro e caldeggianto, tutt’altro che velatamente, un governo tecnico che tradisse il volere dell’elettorato italiano. Lo scambio di sorrisi tra la cancelliera tedesca e l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy sono emblematici. Come ha spiegato nei giorni scorsi Renato Brunetta, sarebbe bastato dare un’occhiata alla semestrale pubblicata dalla Deutsche Bank il 30 giugno del 2011 per per capire che √≤a vendita, da parte della principale banca tedesca sul mercato secondario, di titoli del debito pubblico greco per 500 milioni di euro e di titoli di Stato italiani per 7 miliardi avrebbe generato panico sui mercati e aperto la strada alla crisi economica che ha investito, in primis, l’Italia.

Alla Telefonata con Maurizio Belpietro, Berlusconi ha spiegato che l’uso politico che viene fatto dello spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi √® “un imbroglio” messo in atto per sovvertire il volere democratico degli italiani. Grazie alla leva del differenziale sui titoli di Stato i poteri forti sono, infatti, riusciti a far cadere il governo Berlusconi e a portare a Palazzo Chigi i tecnici. √ą stato a partire da quel momento che il governo ha smesso di fare il bene degli italiani per seguire, come ha fatto notare oggi il Cavaliere, “una politica germanocentrica” che “ha portato a una situazione di crisi di gran lunga peggiore” rispetto a quando al governo c’era il centrodestra. Un’accusa che non √® affatto piaciuta alla Germania. Tanto che Berlino ha prontamente messo in guardia Berlusconi dall’intraprendere una campagna elettorale in chiave anti tedesca. “Il governo tedesco non intende immischiarsi – ha detto il ministro degli Esteri Guido Westerwelle – ma una cosa non accetteremo: che la Germania sia fatta oggetto di una campagna elettorale populista”. Tuttavia, il capo della diplomazia tedesca si anche premurato di lanciare un appello ai partiti italiani affinch√© non abbandonino il processo di riforme avviato dal governo Monti.


Il ministro Westerwelle accusa Berlusconi: “Non usi la Germania per la campagna”
di Redazione
(da “Libero”, 11 dicembre 2012)

Ormai Berlino mette bocca su tutto. Chi deve candidarsi, cosa deve dire e che campagna elettorale deve fare. Ma il bersaglio è sempre Silvio
Il vizio di fare i maestrini d’Europa non lo perderanno mai. I tedeschi ormai cio dicono pure cosa dobbiamo indossare la mattina e cosa mangiare a pranzo. Per diversi motivi sembra che la nostra campagna elettorale si stia svolgendo in Germania che in Italia. Solo due giorni fa il presidente dell’europarlamento Martin Schulz aveva detto: “Berlusconi √® una minaccia alla stabilit√† dell’europa e dell’Italia”. Shulz √® tedesco e comunque a farsi gli affari propri proprio non ci pensa. Bacchetta in mano e giudizi su i fatti di casa nostra. Oggi la Merkel parla e dice: “Sono convinta che gli elettori italiani voteranno in modo tale da garantire che l’Italia resti sul cammino giusto. Io sostengo quello che Mario Monti ha messo in campo per le riforme‚ÄĚ. Insomma la Germania sta con Monti. Da quattro giorni non si fa altro che parlare di Italia e Berlusconi. Ma non solo a casa nostra, no se ne parla a Berlino, a Monaco e a Dortmund. Il Cavaliere ha accusato Monti di aver portato avanti una politica “germanocentrica”. Beh a vedere da come siamo sempre ossequiosi con Frau Merkel, mentre andiamo a picco, di sicuro non abbiamo vissuto una politica Italiocentrica. Ora i maestrini teutonici ci dicono pure cosa dobbiamo dire e non dire in campagna elettorale. Il ministro degli Esteri Guido Westerwelle assicura che il governo tedesco non intende immischiarsi ma dice: “Una cosa non accetteremo: che la Germania sia fatta oggetto di una campagna elettorale populista da parte di Berlusconi‚ÄĚ. Bel modo per non immischiarsi. I tedeschi su di noi possono dire tutto quello che gli passa per la testa. Noi invece dobbiamo stare in silenzio e guai a dire che ormai l’Europa √® un feudo tedesco che si nasconde dietro la sigla Ue. In campagna elettorale, ognuno a casa propria pu√≤ dire democraticamente cio che vuole. Quando eravamo dipinti dai tedeschi come un popolo da “spaghetti e pistole” tutto era lecito. Ora che sul piano politico e d economico qualcuno per sua legittima campagna elettorale vuole parlare della Germania, ecco che i maestrini si irritano, ci bacchettano e ci dicono cosa non si fa. Alle urne a questo punto a febbraio manderemo a votare la Merkel e il suo amico Hollande. Tanto quello che decidono gli italiani a loro poco importa.


I conti senza l’oste
di Antonio Padellaro
(da “il Fatto Quotidiano”, 11 dicembre 2012)

Si chiama fare i conti senza l’oste. I conti sono quelli storicamente fallimentari dell’Italia. L’oste sono gli arcigni guardiani dell’euro, la Bce, la Merkel, i mercati che ci considerano alla stregua di quei debitori sciagurati (2 mila miliardi) che, dopo aver tirato un po’ la cinghia, bruciano gli ultimi spiccioli in una notte di gozzoviglie.

Eppure, qualche giorno fa bastava leggere Mario Monti per capire chi comandava il gioco. Quella frase del premier a proposito della leadership che riguarderebbe soltanto la ‚Äúcrosta‚ÄĚ della politica, poich√© molto pi√Ļ importanti sono i programmi e i contenuti, lasciava intravedere un sistema a due piani dove, sotto la crosta √Ę‚ā¨‚Äú appunto √Ę‚ā¨‚Äú della competizione elettorale che assegna i posti a sedere in Parlamento, c’√® il potere vero che interviene e decide sulle cose che contano. Poteri innominabili, come sostiene Aldo Busi? No, hanno il nome e cognome dei nostri creditori globalizzati e di chi teme che il contagio di Roma, se non arginato in tempo, possa infettare l’intera Europa.

La stampa internazionale maramaldeggia sul ritorno della ‚Äúmummia‚ÄĚ Berlusconi (Lib√©ration), non risparmiando critiche alla ‚Äúbolla‚ÄĚ Monti, scoppiata la quale gli investitori stranieri realizzeranno che molto poco √® cambiato, tranne il fatto che l’economia italiana √® caduta in una profonda depressione (Financial Times).

Pu√≤ darsi, anche se pi√Ļ delle opinioni e dei vaticini in questo frangente contano i fatti. La Borsa che affonda e lo spread che torna a crescere parlano il linguaggio della realt√† e dicono che, bolla o non bolla, basta che Monti dica ‚Äúme ne vado‚ÄĚ perch√© i riflettori della speculazione tornino ad accendersi spietati sui nostri guai. Un segnale che certamente rafforza la spinta di chi lavora (Casini, Montezemolo, il Quirinale) perch√© il Professore resti a Palazzo Chigi comunque vadano le elezioni. Una brutta notizia per Bersani e il Pd, che i sondaggi danno col vento in poppa. Ma forse neppure tanto brutta. Se poi si √® costretti a governare l’Italia sotto il ricatto dello spread, per conto terzi e con un programma lacrime e sangue, meglio Monti forever?


I killer del Cavaliere hanno ucciso il Paese
di Marcello Veneziani
(da “il Giornale”, 11 dicembre 2012)

Se è una tragedia che Monti si di ­metta un mese prima della sca ­denza prevista, Napolitano proroghi di un mese la sua permanenza anzi ­ché affrettare il voto come vuole il Pd. Ma è falso scaricare tutto su Berlusco ­ni ed è falso dire, come fanno Casini & Sinistri, che se ci troviamo in questa crisi la colpa è del suo governo.

Sappiamo che le ragioni della crisi sono due: una, internazionale, √® il ci ¬≠clone speculativo e finanziario venu ¬≠to dagli Stati Uniti e abbattutosi sul ¬≠l’Europa, non solo sull’Italia. E l’altra, interna, √® il poderoso debito che l’Ita ¬≠lia si trascina da decenni, ereditato dalla prima Repubblica, avendo spe ¬≠so e sprecato al di sopra delle proprie possibilit√†. Bocciate pure il governo Berlusconi come inadeguato a fron ¬≠teggiarla, ma la crisi non √® colpa sua. E pure l’accusa ricorrente a Berlusconi di aver sparso ottimismo in piena cri ¬≠si, √® per met√† una colpa ma per met√† un merito, se lo paragoniamo all’effet ¬≠to m ¬≠oltiplicatore che ha avuto poi il ca ¬≠tastrofismo e all’effetto depressivo che ha avuto sul Paese il mantra lugu ¬≠bre del baratro.

Ripenso invece alla follia di un Pae ¬≠se che fino a poco pi√Ļ di un anno fa si spaccava sulla vita sessuale di Berlu ¬≠sconi; ripenso alla follia di chi, non so ¬≠lo il premier, portava in ambiti inter ¬≠nazionali quell’immagine. Se in quel frangente Berlusconi fu irresponsabi ¬≠le, rispecchi√≤ l’irresponsabilit√† di un Paese, a partire dall’opposizione, la stampa e la magistratura. Si scannava ¬≠no su Ruby sull’orlo di una crisi, men ¬≠tre gli sciacalli pregustavano il cadave ¬≠re italiano.


Monti pesa gli sponsor
Il Pd: sicuramente non ci sarà
di Tommaso Labate
(da “Pubblico”, 11 dicemebre 2012)

Se nella mattinata di ieri Pier Luigi Bersani arriva al punto di metterlo nero su bianco che ¬ęmeglio Monti fuori dalla contesa ¬Ľ, tra l’altro nel momento in cui lo spread aveva sfondato quota 350, allora vuol dire che non era sicuro. Non era sicuro di che curvatura avrebbe potuto prendere, nel luned√¨ nero in cui le Borse bocciano il combinato disposto del ritorno in campo di Silvio Berlusconi e dell’uscita di scena del governo, il dibattito sulla presunta candidatura di Mario Monti alle prossime politiche. Ma in serata, al quartier generale del Pd, si tira un sospiro di sollievo.√Ļ

Primo, perch√© l’ascesa dello spread √® rimasta comunque al di sotto del livelli di panico. Secondo perch√©, da Oslo, il presidente del Consiglio ha mandato quel ¬ęsegnale ¬Ľ che lo stato maggiore dei Democrat aspettava da ore. Quale ¬ęsegnale ¬Ľ? Semplice. Quello, tanto per fare un esempio, di cui il deputato iper-montiano del Pd Francesco Boccia parla in una pausa della trasmissione L’Aria che tira su La7, dov’√® ospite di Myrta Merlino.

¬ęAdesso ci aspettiamo soltanto che Monti mandi un segnale per rasserenare i mercati. Vedrete, tempo qualche ora questa dichiarazione arriver√† ¬Ľ. Sono le 11 e 30 del mattino. La profezia di Boccia si avvera pi√Ļ tardi. Quando, parlando nella capitale norvegese a margine della consegna del Nobel per la Pace all’Unione europea, Monti scandisce: ¬ęLe reazioni del mercati non vanno drammatizzate ¬Ľ.

E, soprattutto, ¬ęle prossime elezioni daranno vita, qualunque sia la coalizione, a un governo responsabile ¬Ľ. Un ¬ęsegnale ¬Ľ positivo, questo, che pare indirizzato verso quel centrosinistra avanti in tutti i sondaggi. Mentre a Berlusconi il premier preferisce spedire un altro messaggio, e neanche troppo in codice: ¬ęAttenti a rigurgiti di populismo ¬Ľ Da quel momento in poi, nonostante il presidente del Consiglio non faccia nulla per smentire i rumors sulla sua candidatura (¬ęNon sto valutando adesso ¬Ľ), ai piani alti del Pd l’atmosfera cambia. E infatti proprio Bersani d√† mandato ai suoi di far circolare ovunque, anche sulla Rete, i brani pi√Ļ importanti dell’intervista rilasciata al Wall street journal. Quello sul ¬ęrispetteremo gli impegni presi con l’unione europea e li faremo nostri ¬Ľ, l’invito a Matteo Renzi (¬ęGli chieder√≤ di essere pi√Ļ coinvolto nel dibattito interno al nostro partito ¬Ľ) e soprattutto l’avviso al navigante Nichi Vendola (¬ęLa discussione sull’articolo 18 √® un capitolo chiuso ¬Ľ).

Segno che il leader del Pd cerca coperture anche sul piano internazionale? Senz’altro. Infatti, sempre da Oslo, nel tardo pomeriggio arrivano anche le dichiarazioni del presidente francese Fran√≠¬ßois Hollande: ¬ęSono convinto che quanto accaduto permetter√† all’Italia di avere un governo stabile anche dopo le elezioni del mese di febbraio. Mi √® sembrato che Monti non sia affatto abbattuto. Anzi, al contrario, che abbia voglia di impegnarsi per il suo Paese ¬Ľ.

E probabilmente, pi√Ļ che a Palazzo Chigi, l’inquilino dell’Eliseo vede ¬ęl’amico Mario ¬Ľ al Quirinale. Non foss’altro perch√© fu proprio lui uno dei pochi a cui Bersani, incontrandolo all’Eliseo quasi due mesi fa, affid√≤ ¬ęil disegno ¬Ľ di spendersi per portare nel 2013 il premier italiano alla successione a Napolitano. Ma ¬ęil disegno ¬Ľ, ovviamente, non pu√≤ prescindere dalle reali intenzioni di Monti. Che comunque al l ‘ipotesi di scendere in campo continua a pensare, nonostante le frenate di ieri. Dicono che il premier stia soppesando tanto gli sponsor autorevoli quanto i semplici sostenitori.

Nella cerchia dei primi c’√® senz’altro il terzetto composto da Luca Cordero di Montezemolo, Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini. In quella dei secondi, per adesso, si segnala Elsa Fornero. ¬ęNon so che cosa far√† Monti ma io lo voterei ¬Ľ, ha messo ieri a verbale il ministro del Welfare. Sia come sia, da ieri il presidente del Consiglio ha cominciato a invitare gli sponsor alla cautela. Ed √® un segnale non da poco che, in ambienti tanto casiniani quanto finiani, si cominci a fare i conti con l’ipotesi che ¬ęMonti candidato ¬Ľ si trasformi in una chimera pre-natalizia.

Perch√© c’√® differenza, e pure tanta, tra ¬ęMario for president ¬Ľ e una coalizione d’ispirazione montiana senza il diretto interessato. La prima, secondo il sondaggio che Ipr marketing ha confezionato ieri per il Tg3, sta comunque sotto il 10 per cento (al 9, per la precisione). Ma la seconda rischierebbe addirittura di rimanere fuori dal prossimo Parlamento: un misero 4 per cento. Il tutto mentre il Pdl guadagna un punto e sale al 15 per cento, dopo la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Che ha aspettato la chiusura delle borse prima di cimentarsi nella bordata del luned√¨: ¬ęLe reazioni eccitate e fuor di luogo di alcuni politici europei e di alcuni quotidiani stranieri alla notizia di un mio impegno rinnovato nella politica italiana risultano offensive non tanto nei miei confronti personali quanto per la liberta di scelta degli italiani ¬Ľ.


Monti è una bolla: stiamo peggio di prima
di Maurizio Belpietro
(da “Libero”, 11 dicembre 2012)

L’Italia sta peggio di prima, cio√® di quando 13 mesi fa Berlusconi fu costretto a lasciare? S√¨. Se Monti avesse governato diversamente, mettendo meno tasse e tagliando la spesa pubblica, oggi staremmo meglio? Altro s√¨. Le risposte non sono nostre, perch√© apparirebbero scontate in quanto noi del presidente del Consiglio siamo fieri oppositori fin dalla prima ora, ma di Luca Ricolfi, sociologo e studioso di numeri oltre che esponente di quella sinistra liberal poco disposta a bersi le frottole, anche se sono progressiste.

Il professore, naturalmente, per non mostrarsi poco bipartisan e non perdere consenso tra i lettori antiberlusconiani della Stampa, aggiunge che con il Cavaliere a Palazzo Chigi sarebbe stato peggio (del resto la prova contraria non c’√®). Ma intanto, con la scusa di volergli rendere l’onore delle armi nell’ora dell’addio, Ricolfi boccia l’ex rettore, dicendo che gli altri sono peggio ma lui ha fatto male.

Al sociologo subalpino, che pure critica la destra populista e demagogica, bisogna dar atto che negli ambienti illuminati egli √® il solo a scrivere cose del genere, rompendo quel muro di conformismo che vuole Mario Monti come un alfiere disinteressato sceso dal suo cavallo alato per difendere l’Italia e salvarla dal Caimano. Tredici mesi di retorica hanno prodotto un grande bluff e un enorme danno, di cui purtroppo l’Italia si accorger√† a breve, quando si render√† conto che tutti gli indicatori economici sono peggiorati.

Anche questo non lo diciamo noi, che lo scriviamo da oltre un anno e cio√® da quanto il presidente del Consiglio ha varato la sua manovra tutta tasse e niente tagli, ma lo sostiene l’autorevole Financial Times, cio√® la bibbia degli intelligentoni che discettano di economia.

Wolfgang Munchau, editorialista del quotidiano inglese, rivela di aver sempre rispettato Mario Monti come commissario europeo, ma di essere stato da subito scettico sulle sue potenzialit√† come capo di governo, denunciando l’adulazione acritica di cui il nostro primo ministro ha goduto.

Secondo l’ex vicedirettore dell’edizione tedesca del Financial Times la magia del premier ha funzionato per un po’, fino a che i rendimenti dei titoli di Stato sono scesi, perch√© gli investitori avevano un disperato bisogno di buone notizie e dunque hanno creduto nel sogno del bravo professore che rimette in riga gli alunni indisciplinati, aggiustando i conti dell’azienda Italia.

¬ęMa l’anno di Monti √® stato una bolla, che ha fatto piacere agli investitori fino a che √® durata, ma ora √® scoppiata ¬Ľ, scrive Munchau, il quale aggiunge che nell’ultimo anno per il nostro Paese √® cambiato davvero poco, ¬ętranne per il fatto che l’economia √® caduta in una profonda recessione ¬Ľ.

Un giudizio impietoso, accompagnato da un invito a invertire immediatamente l’austerit√†, smontando il lavoro di Monti. Manco fosse un affezionato lettore di Libero, il giornalista tedesco spiega che gli aumenti delle tasse ed i tagli alla spesa stanno avendo un effetto controproducente, influendo sul rapporto debito/pil e provocando un deterioramento della sostenibilit√† del debito pubblico.

Per l’editorialista del Financial Times il fardello fiscale che pesa sulle famiglie italiane ha ucciso i consumi e fermato l’economia e di ci√≤ ne avremo presto prova, appena i rilievi statistici documenteranno ¬ęgli effetti disastrosi dell’austerity ¬Ľ.

Oltre a voler fermare Monti, Munchau, che √® tedesco, esorta ad opporsi alla politica europea della Merkel, spiegando che tra dare via libera ai bond dell’Eurozona e l’uscita dell’Italia dall’euro, la Germania non ha scelta e soltanto l’esitazione di Monti ha consentito ai crucchi di evitare decisioni poco gradite agli elettori della Cancelliera.

Ecco perch√©, conclude, il nostro premier √® cos√¨ popolare dalle parti di Berlino. Ma nell’articolo del Financial Times ci sono anche giudizi sulla classe politica italiana. Pier Luigi Bersani viene descritto come un vecchio arnese, appartenente all’ala pi√Ļ conservatrice della sinistra. Matteo Renzi √® guardato con interesse, ma giudicato una bolla destinata a sgonfiarsi dopo la sconfitta delle primarie.

Di Mario Monti versione politica s’√® detto. Resta Berlusconi, che secondo il giornalista dell’Ft non diventer√† premier in quanto gli italiani ne hanno abbastanza di lui, nonostante goda di una qualche popolarit√† a destra. Tuttavia Munchau scrive: ¬ęPer quanto inutile e comico possa essere stato Berlusconi durante il suo ultimo mandato, la sua diagnosi dei problemi dell’Italia da quando se ne √® andato √® azzeccata ¬Ľ. L’Italia ha bisogno di un new deal, conclude. Ma con Monti e i suoi sostenitori ci tocca solo un new hell: un nuovo inferno.


Nicola Porro, qui.
Francesco Damato, qui.


Qui nessuno si stupisce “Consulta obbligata”
di Antonio Ingroia
(da “il Fatto Quotidiano”, 11 dicembre 2012)

Quel che √® ovvio in Gua ¬≠temala fa scandalo in Italia. Nel mio lavoro qui cer ¬≠co di portare il meglio della nostra esperienza giudizia ¬≠ria. Autonomia e indipen ¬≠denza della magistratura di ogni ordine e grado, separa ¬≠zione dei poteri, metodo dei pool investigativi fondato su specializzazione e circolazio ¬≠ne delle informazioni. Que ¬≠sto dna della magistratura italiana cerco di portarlo nel quotidiano di questa task for ¬≠ce internazionale impegnata nella lotta contro le mafie e le caste dell’impunit√†, ma an ¬≠che di trasferirlo nella magi ¬≠stratura locale con cui vengo in contatto in vari incontri. Ma capita anche di commen ¬≠tare gli echi dei fatti che oc ¬≠cupano le prime pagine dei quotidiani italiani. Inevitabi ¬≠le che mi sia trovato a spie ¬≠gare la vicenda del conflitto d’attribuzione Quirinale-Procura di Palermo. Par ¬≠landone con un alto magi ¬≠strato latino-americano gli ho chiesto di indovinare a chi ha dato ragione la Consulta. E lui, con un sorriso: ‚ÄúLa Cor ¬≠te non avr√† scelta, qualunque siano le norme costituzionali e processuali‚ÄĚ.

IN GUATEMALA si d√† per scontato quello che in Italia ¬Ľ almeno in apparenza, fa scandalo. E in effetti, ha scan ¬≠dalizzato la mia dichiarazio ¬≠ne sul tenore del comunicato stampa della Consulta che sembra risentire delle ragioni pi√Ļ della politica che del di ¬≠ritto. Ma non ce niente di sconvolgente: √® nella natura delle cose che ci√≤ possa acca ¬≠dere. Quel che mi pare so ¬≠prattutto paradossale √® che anche fra coloro che mi cri ¬≠ticano per partito preso c’√® chi si trova costretto a darmi ragione, forse senza neanche rendersene ben conto. Uno di questi, Michele Ainis, scopre che ‚Äúogni sentenza √® politi ¬≠ca‚ÄĚ, perch√© ‚Äúogni giudice con le sue pronunzie partecipa al governo della polis‚ÄĚ e la Con ¬≠sulta √® ‚Äúun organo a cavallo fra politica e diritto‚ÄĚ. Esatta ¬≠mente quel che ho detto io. Perch√© dunque lo scandalo e le levate di scudi a difesa della Corte? Semmai, Ainis pole ¬≠mizzi con il vicepresidente del Csm Vietti che ha affer ¬≠mato che la Corte non emette mai sentenze politiche. E i vertici deU’Anm, secondo cui ‚Äúattribuire alla decisione del massimo organo di garanzia costituzionale un significato politico √® impossibile e del tutto fuori luogo‚ÄĚ, se la pren ¬≠dano anche con Ainis che pu ¬≠re condivide la decisione del ¬≠la Corte. Non riesco a seguire Ainis, invece, quando, incoe ¬≠rente con le sue stesse pre ¬≠messe, mi attribuisce l’accusa alla Consulta di aver deciso ‚Äúin base a una comune ragio ¬≠ne di partito‚ÄĚ, arguendo che io mi considero ‚Äúun partito‚ÄĚ. Ainis mi attribuisce espres ¬≠sioni mai usate n√© pensate, confondendo, contro le sue stesse premesse, ‚Äúpolitico‚ÄĚ con ‚Äúpartitico‚ÄĚ. Cos√¨, se ci equivochiamo a vicenda in ¬≠tenzionalmente, altro che ‚Äúragionare a mente fredda‚ÄĚ, come Ainis auspica: √® Babe ¬≠le… Come mi pare fosse chia ¬≠ro a chiunque volesse inten ¬≠dere il senso autentico delle mie parole, spesso mal inter ¬≠pretate per darmi addosso, volevo dire tutt’altra cosa. La ¬≠mentavo che, neH’equilibrio fra ragioni del diritto e della politica, che inevitabilmente coabitano in decisioni del ge ¬≠nere come Ainis riconosce, le seconde siano state sopraffat ¬≠te dalle prime, quando la Corte avrebbe potuto adotta ¬≠re diverse soluzioni ‚Äúmedia ¬≠ne‚ÄĚ che meglio conciliassero le une con le altre.

DEL RESTO, non va trascura ¬≠to un altro aspetto di cui lo stesso Ainis si rende conto quando scrive che ‚Äúnel diritto non esistono lacune‚ÄĚ. Pro ¬≠prio per questo, in base alle ragioni del diritto, sembra davvero arduo non conveni ¬≠re, se non per partito preso, conia Procura di Palermo sul fatto che non c’era altro da fa ¬≠re che applicare la legge vi ¬≠gente. Come pi√Ļ volte ram ¬≠mentato – invano – dal pi√Ļ grande processualpenalista vivente, Franco Cordero: quelle conversazioni non po ¬≠tevano essere distrutte senza essere prima depositate alle parti. E perci√≤ non vennero distrutte. Proprio per preser ¬≠varne la riservatezza, che in ¬≠fatti abbiamo garantito. Non c’era nuli’altro da fare. E serve a poco che Ainis ‚Äúimmerga lo sguardo dentro la forza per- vasiva dei principi costituzio ¬≠nali‚ÄĚ. Il diritto √® geometria, non poesia.

(La sottolineatura in grassetto di questo puntuale e condiviso scritto di Ingroia è mia. bdm)


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Bart