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Le piazzate di Fini

23 Aprile 2010

Uno così non può più fare il presidente della Camera. Che aspetta Napolitano? Non ci vede e non ci sente?
Sul Corriere della Sera sono state riportate alcune dichiarazioni di Sandro Bondi (da quel che capisco fatte in Tv in un confronto-scontro con il solito Italo Bocchino nella trasmissione di ieri sera Otto e mezzo) secondo il quale, dopo la direzione del Pdl, Fini gli avrebbe detto cose sgradevoli. Ecco ciò che riporta il quotidiano:

“Al contrario Bondi riserva al presidente della Camera parole roventi: «Sono uscito dalla direzione del Pdl e Fini mi ha detto chiaramente “vedrete scintille in Parlamento”: se questo è il modo di concepire il confronto all’interno del partito, significa che non si vuole stare nel partito con uno spirito costruttivo, responsabile e guardando al bene comune del partito e del Paese. E ciò non può essere accettabile ». E aggiunge: «Quello che mi ha detto privatamente è molto sgradevole, soprattutto perché ha fatto allusione al mio passato ».”

Dunque, Fini si prepara a fare la sua battaglia in parlamento. Come? Non si può credere che abbia immaginato di far prendere dai suoi pochi fedelissimi posizioni in Aula contrarie alle deliberazioni del Pdl. Perciò? Perciò significa che egli intende avvalersi dei suoi poteri di presidente della Camera per ostacolare il Pdl.

Non ci può essere altra interpretazione.

La posizione di Fini è estremamente pericolosa. Siamo di fronte ad un cavallo impazzito, ad un cane che ha preso la rabbia, e può combinare molti guai.

Ho sentito in tv dichiarare da Fini che finché non sarà dimostrato che egli svolgerà il suo ruolo in modo fazioso, nessuno può chiedere la sua testa. Vedremo.
Ma se il buon giorno si vede dal mattino, niente fa ben sperare.

Vorrei far notare a Napolitano che qui non si tratta di guardare in casa del Pdl, dove le beghe interne potrebbero interessare a pochi, ma si tratta di guardare alla funzionalità delle Istituzioni e al rispetto delle regole che fanno capo alle tre cariche più alte della Repubblica. Una di queste è occupata da Gianfranco Fini, il quale ha lasciato intendere che imbastirà la sua vendetta in parlamento.

Non ricordo nella storia della nostra Repubblica dichiarazioni di questa gravità, rese da una carica super partes.

Qualsiasi comportamento terrà Fini in parlamento, dopo quanto ha dichiarato a Sandro Bondi, nessuno potrà più essere sicuro della sua imparzialità.

L’ho già scritto: è un vulnus che potrebbe ferire gravemente la nostra democrazia.
Quando pensa di intervenire Napolitano?

Invece, molto solleciti, già si stanno muovendo i vampiri con le loro tetre ali scure. Massimo Giannini non ha perso tempo, e su Repubblica suona a morto per il Pdl.

Avete capito bene. A loro bastano Fini e i quattro gatti che si sono prestati al gioco squallido, perché si sentano autorizzati a cantare il requiem. Come se i cittadini non avessero visto ciò che è accaduto nella direzione del Pdl, dove la fortissima maggioranza (composta dagli ex di Forza Italia e dagli ex di An) ha mostrato la sua compattezza. Tutto questo, Massimo Giannini lo liquida come cosa da niente. Per lui è cosa da niente che il sogno di un Pdl in cui potessero amalgamarsi i militanti di due partiti diversi si sia realizzato. Salvo i quattro gatti intorno a Fini, dentro il Pdl non ci sono più ex né da una parte né dall’altra. E questo proprio a partire dalla direzione di ieri. Se questo è un risultato da poco, allora il tanto cos’è?

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“I costi della guerriglia” di Massimo Franco. Qui.


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2 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 23 Aprile 2010 @ 08:59

    Ecco chi mette in gioco la democrazia e la libertà. Ieri sera, a Porta a POrta, nemmeno Mieli si è sentito di difenderlo.

  2. Commento by Mario Di Monaco — 23 Aprile 2010 @ 11:46

    Come ho già detto in un commento precedente, il disagio di Fini non riguarda tanto le divergenze sui progetti politici del PDL, ma piuttosto l’insoddisfazione per il costante declino del suo ruolo all’interno del partito.

    E poiché, dalla direzione nazionale di ieri, è apparsa ancor più evidente la scarsa incidenza che la sua corrente  potrà avere nella definizione delle strategie del partito, deciderà di giocare le sue carte attraverso la sua funzione   di presidente della Camera alla quale, quindi, come egli stesso  ha dichiarato,  non rinuncerà mai.

    Un’altra via che ha cercato di percorrere per assegnare un maggior ruolo alla sua corrente, è quella di riproporre il tema del riassetto dell’organizzazione interna del partito, al fine di assicurare un più democratico confronto delle diverse posizioni.

    Secondo i finiani, le proposte del governo, prima di essere concordate con Lega, dovrebbero essere discusse da apposite commissioni costituite all’interno del partito e, solo in questo modo, le conseguenti decisioni diverrebbero vincolanti per tutti.

    Ve lo immaginate Berlusconi che deve fare la spola fra Bossi e la commissione del suo partito ogni volta che si devono apportare modifiche alle impostazioni originarie.

    Del resto, è risaputo, che quando si vuole impedire la realizzazione di un progetto, non c’è niente di meglio che sottoporlo alla preventiva valutazione politica di un’apposita commissione.

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