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Le querele e la libertà di stampa

30 Giugno 2010

Nessuno fa attenzione ad un fenomeno che costituisce un vero e proprio attacco alla libertà di stampa, quando questa non ha commesso alcunché.

Facciamo l’esempio di un piccolo giornale che ha varie sezioni, tra cui quella politica, che, in tempi come i nostri, prevale per partecipazione ed importanza. Ad essa collaborano vari personaggi, alcuni semplici osservatori della politica, altri giornalisti professionisti, altri scrittori, e così via. Seguono ad ogni articolo liberi commenti dei lettori.

Ovviamente, quando ci si avventura nella politica non c’è chi si salvi. Ne tocca un po’ a tutti. Facciamo anche che questo giornale non risparmia critiche a certa magistratura e a certa sinistra. Ossia è scomodo perché in tutti i modi, seppur in presenza di critiche anche aspre, cerca di appoggiare la politica liberale e di riforme di Silvio Berlusconi.

Non c’è un articolo che è un articolo che contenga reati diffamatori contro chicchessia: critiche anche dure, ironia a palate, segnalazioni di incompetenze e goffaggini quante se ne vuole, ma tutto nella perfetta osmosi del rispetto del diritto di critica e del rispetto della dignità della persona.

Ma qui entra in gioco la minaccia alla libertà di stampa. Di Pietro docet. Se hai la querela facile, il giornalista che vuol parlare di te si avvizzisce, non approfondisce, non usa la penna per scandagliare la verità.

Se poi il giornale è anche economicamente debole, perché frutto di uno sforzo di volenterosi amanti della libertà, il gioco è fatto.

Chi desidera che si parli di sé soltanto nel bene e non vuole ritratti che non siano espressione di una bellezza divina, sapendo il punto debole del giornale, che fa? Minaccia querela. Sa che basta la minaccia, non occorre fare di più, per mettere in guardia il giornale, il quale non può che soccombere.

Bene, i giornalisti che giovedì 9 luglio scenderanno in piazza per tutelare la libertà di stampa che dicono minacciata dal ddl sulle intercettazioni, guardino di raddrizzare la mira e si battano per assicurare la libertà di stampa a vantaggio di piccoli giornali a cui si cerca di mettere il bavaglio attraverso il sistema querele.

La soluzione è possibile e lo Stato dovrebbe fare la sua parte.

Come intervenire? Ogni minaccia di querela indirizzata ai giornali, soprattutto a quelli di piccola dimensione, dovrebbe essere subito inviata dal giornale che la riceve ad una commissione apposita costituita presso il ministero della giustizia, la quale valuta entro pochi giorni la sussistenza o meno del reato, avvertendo le parti. Se la minaccia di querela è inconsistente, chi l’ha formulata viene condannato a pagare ad un fondo speciale una sanzione pecuniaria. Se invece è reale, il giornale è tenuto ad una rettifica.


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Bart