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I giorni passano

30 Giugno 2010

Non è facile interpretare lo stato d’animo dei cittadini. Si va sempre per approssimazione, e soprattutto, nel valutare le vicende, ci facciamo entrare qualcosa di noi, dei nostri presentimenti.

Parlando con mio fratello Mario, che i lettori conoscono attraverso i suoi commenti, ci domandiamo negli ultimi giorni, e sempre più spesso, se Berlusconi ce la farà a riformare lo Stato.

Io, un lumicino di speranza lo conservo ancora. Rispondo che il Berlusconi della resa dei conti contro la palude che lo circonda è vicino a manifestarsi. Non indugerà più, non farà il mediatore di ciò che non si può mediare.

Immagino che, come me ne sono accorto io, così anche Berlusconi si sarà accorto che non fare la voce grossa e non imporsi, fa nascere delle ambizioni in chi prima era disposto a seguire le linee tracciate dalla maggioranza. Queste linee sono diventate ora curve a zig-zag. Si parte con fermezza, si accettano modifiche, ma non si riesce a pervenire ad una nuova linea condivisa.

Così, quando l’uno quando l’altro, Bossi e Fini sembrano i veri timonieri della maggioranza.
Fini ha il compito di rallentare l’azione di governo, logorarlo, e con ciò logorare il presidente del Consiglio; Bossi comincia a fare le sue visite al capo dello Stato, probabilmente preoccupato dell’andazzo che sta prendendo il federalismo.

Scrissi che il salire al Colle di Bossi mi ricorda il via vai che il Senatíºr faceva al tempo di Scalfaro, che portò poi alla caduta di Berlusconi.

Bossi si rende conto che l’azione temporeggiatrice di Fini sta imbrigliando il Cavaliere, e quindi si sta preparando al momento in cui qualcuno gli prometterà ciò che Berlusconi sembra non potergli più dare.

La contropartita è chiara. Io ti do il federalismo tu mi fai cadere Berlusconi e si forma il governo di salute pubblica, con la benedizione di Giorgio Napolitano.

Berlusconi sappia che le battaglie più difficili si vincono mettendo a repentaglio tutto se stesso. Anche le cause ancora aperte nei tribunali. O la va o la spacca. Le mediazioni, quando sono esagerate e diventano insicurezza, si pagano con il cedimento del prestigio personale. Il capo non è più indiscusso e si fanno avanti coloro che sotto sotto da tempo lavorano per questo. Si avvia il declino, la figuraccia. Stamani Gian Antonio Stella si domanda chi sono i Poteri Forti e se essi non siano invece frutto di una nostra fantasia malata. No, i poteri forti esistono, non sono sempre gli stessi, la loro combinazione muta di volta in volta. Si coalizzano a seconda delle politiche messe in atto da un governo. Oggi la mafia, strenuamente combattuta con risultati eccellenti, e chi non vuole modernizzare lo Stato, sono la parte significativa e dominante dei poteri forti.

Non si deve dimenticare, inoltre, che proprio ieri, l’autore dell’attentato a Berlusconi del 13 dicembre scorso, Massimo Tartaglia, è stato assolto e dichiarato incapace di intendere e di volere. Se la caverà con un anno di libertà vigilata “con l’obbligo di conformarsi alle indicazioni fornite dal direttore del centro di recupero dove si trova”. In pratica la magistratura ha dato un segnale profondamente negativo e il via ad una specie di licenza di uccidere. Basterà assoldare qualche psicolabile e si potrà dare il via al tirassegno. Una importante carica dello Stato, quella del presidente del Consiglio, non ha ricevuto nessuna tutela né dal giudice Luisa Savoia né dal pm Armando Spataro. Sono pochi coloro che fanno notare la troppa e sospetta superficialità di questa pericolosissima sentenza. Che è, pure questa, una delle tante manifestazioni dei poteri forti.

Scriveva l’altro giorno Ernesto Galli della Loggia che a Berlusconi si richiede un colpo d’ala, e Marcello Veneziani suggeriva che era tempo per il premier di cambiare squadra. Insomma, di far pulizia intorno a sé.

Io dico qualcosa di più preciso. È il tempo che il premier riacquisti la leadership del centrodestra e si faccia sentire.

Prima che l’avversario gli assesti il colpo del k.o., deve essere lui a precederlo. Berlusconi probabilmente non è cresciuto in un rione popolare, come invece è accaduto a me. Là, ai miei tempi, vigeva questa saggia regola di ferro. E se riuscivi ad affibbiare il K.o. tutti ti guardavano con rispetto e ammirazione. Di botto, diventavi il capo.


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1 commento

  1. Commento by Mario Di Monaco — 30 Giugno 2010 @ 15:19

    Berlusconi non deve fare l’errore di lasciarsi guidare dagli sherpa che lo accompagnano nell’insidiosa palude della politica. Fra ammiccamenti e rassicurazioni varie lo stanno conducendo su un terreno fangoso, disseminato di profonde sabbie mobili, con la celata speranza di farlo sparire.

    La mia sensazione è che il varo della manovra economica possa essere una di queste.

    Per ora il livello della sabbia è arrivato solo alla cintura dei pantaloni e, per sua fortuna, può ancora fare affidamento sul solido sostegno dei cittadini per sottrarsi al pericolo.

    Però occorre il colpo di reni che dia il segno inequivocabile che è ancora lui il capo della spedizione.

    E per questo può fare affidamento anche sul fatto che tutta l’opinione pubblica è ben consapevole che nello scenario politico italiano, tolto Berlusconi, restano solo comparse.

    E in un momento di difficile crisi internazionale come questa, non credo verosimile la   possibilità che si affidi la guida del paese ad una sciagurata armata brancaleone.

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