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Le responsabilità di chi ha governato prima del 1994

26 Novembre 2011

Per essere subito chiari, il 1994 è l’anno in cui Silvio Berlusconi scese in campo ed avviò quella che passerà alla storia come l’era berlusconiana. È mio convincimento che essa sarà valutata dagli storici positivamente, giacché verrà riconosciuto a Berlusconi il tentativo ostinato, anche se non riuscito, di modernizzare il Paese con alcune riforme improrogabili quali l’architettura dello Stato, l’elezione diretta del premier, la riforma fiscale (le famose due aliquote) e la riforma della giustizia.

Si scopriranno anche i veri motivi della resa di Berlusconi e, come ho già scritto, l’intervista del Corriere della Sera di alcuni giorni fa, rivolta a Piersilvio Berlusconi offrirà sicuramente la chiave per avere conferma di ciò che oggi alcuni insinuano, come Bossi, ed altri, tra i quali lo stesso Berlusconi, smentiscono.

Secondo me, quell’intervista mal nasconde la situazione ricattatoria in cui sono entrate le aziende che fanno capo all’ex premier. Ne scrissi il 21 novembre, qui.

Verranno alla luce gli snodi antidemocratici, oscuri e riprovevoli, che hanno condotto alla sostituzione del governo regolarmente eletto dai cittadini, con un governo tecnico voluto dal capo dello Stato, il quale si è perfino permesso, con una certa mala grazia, di muoversi e di agire ancor prima di ricevere le dimissioni del governo in carica. Uno scandalo che avrebbe dovuto gridare vendetta, ma ha trovato conniventi tutte quelle forze che al raggiungimento di questo risultato avevano lavorato da tempo.

Oggi vediamo che il nuovo governo Monti, non solo non agisce con la celerità che prima sembrava necessaria, e tarda ad affrontare i nodi veri della crisi, ma sta preparando una cura che è in tutto simile a quella che la sinistra ci aveva abituato a patire: tasse, tasse e ancora tasse, e tutte che finiranno, come al solito, a gravare (come l’Ici) sui cittadini più deboli. Tassare infatti la prima casa, quando per averla si contraggono mutui pesanti, significa dare una botta in testa a chi in modo trasparente già fa il suo dovere nei confronti dello Stato.
Coloro, al contrario, che evadono le tasse, continueranno ad evaderle, e il governo Monti non si differenzierà di molto da un governo Prodi qualsiasi.

Credo che, prima o poi, verranno al pettine tutti i nodi di questa spudorata congiura, e i cittadini capiranno di essere caduti in una trappola. Così che dovranno ringraziare un ex comunista della gragnola di tasse che pioverà loro addosso, mentre al già ricco Monti, rappresentante di una certa elite che niente ha a che spartire con il mondo operaio, sempre lo stesso ex comunista si è permesso di regalare una cifra di circa 25 mila euro al Paese.
Non so per quanto potrà durare, dopo che il governo Monti mostrerà tutta la sua debolezza e inanità.

Ma veniamo al titolo.
La catena che ha imprigionato l’Italia e rende i suoi movimenti del tutto inutili, se non addirittura ridicoli e assurdi,   è rappresentata dal famigerato debito pubblico.
Non ce ne siamo mai voluti liberare, ed oggi la catena si sta trasformando nella mortale corda al collo.

Vendere il nostro patrimonio è una necessità, ma ci siamo mossi troppo tardi. Ciò che riusciremo a fare non scoraggerà coloro che si sono messi in testa di arricchirsi alle nostre spalle.
Abbiamo materia in abbondanza per essere ricattati e solo un miracolo potrebbe salvarci.
Ma i miracoli sono rari, e forse neppure ce li meritiamo.

Il governo Monti è pronto a mettere le tasse, ma poco farà per ridurre la spesa pubblica. Teme la resistenza dei Boiardi, e non li affronterà con la necessaria fermezza e il necessario rigore. Sta scegliendo, così, la strada più semplice, cara alla sinistra, la tassazione dei cittadini.

Ora, se è vero come è vero che la tassazione è una delle conseguenze di quella corda al collo che ci sta strozzando, allora bisogna riandare indietro negli anni ed accusare coloro che hanno fatto crescere a dismisura il nostro debito pubblico.

Quando entrò in politica Berlusconi il debito pubblico era già una montagna e rappresentava il 121% del Pil (secondo questa tabella addirittura il 124,5%). Già in quel momento, metterci mano era una impresa immane. Abbiamo, quindi e in buona sostanza, fatto finta che non ci fosse. Abbiamo regolarmente pagato gli interessi ai nostri creditori, fino a che qualcuno non ha pensato bene di dare l’affondo e guadagnare ancora di più sul nostro debito. È ciò che sta succedendo in queste settimane.

La mia domanda è: Quali politici che hanno lasciato crescere fino a tanto il debito pubblico sono ancora in parlamento?
Ho segnato il discrimine del 1994, giacché voglio sperare che nessuno accusi Berlusconi di averla creata lui questa montagna di debiti. Qualcuno magari ci proverà, e senza vergognarsene, come oggi non si vergogna di sorreggere un governo imposto con una specie di colpo di Stato.

Si vedano dunque i politici (tutti) che prima di quella data erano in parlamento (qui una tabella con grafici e nomi dei presidenti del Consiglio), si controlli se ancora vi permangono, e li si punisca alle prossime elezioni, non votandoli. Una chimera, direte. Può essere, dato che in questo Paese, a partire dai magistrati fino ai politici, nessuno paga e ha pagato mai niente per gli errori le cui conseguenze cadono o sono cadute sulle spalle dei cittadini chiamati sempre a sacrificarsi per gli sprechi di pochi privilegiati.

Ma è il meno che si potrebbe fare. Meriterebbero assai di più: almeno la gogna che si infliggeva ai malandrini nel medioevo.

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Bart