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LEGGENDE: Una cometa a Lucca

23 Febbraio 2009

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.] 

C’è una leggenda a Lucca che conoscono in pochi, forse si contano sulle dita di una mano, e riguarda un evento eccezionale che accadde nel cielo della città nell’anno 1910: la comparsa di una cometa luminosa, anzi luminosissima, come non se n’erano mai viste. Si  dice che solo quella che apparve a Betlemme la superasse in brillantezza e dimensione.
Vi domanderete allora quali catastrofi accompagnarono quella apparizione. Perché, si sa, molti credono che le comete preannuncino calamità, carestie, pestilenze e sventure d’ogni  sorta. Pur sapendo che tali superstizioni sono smentite proprio dalla cometa di Betlemme, quando mi fu raccontata la storia non tardai a indagare negli archivi della città e delle parrocchie per scoprire che cosa di terribile fosse successo nel corso di quell’anno.
Consultai molte carte, anche con difficoltà, giacché le più erano manoscritte con calligrafie grifagne, arzigogolate e svanite. Il tempo e la polvere vi avevano fatto la loro scorribanda. Gli archivi parrocchiali sono i più ricchi di notizie, ma anche i più complicati a consultarsi a causa dello stato precario della manutenzione e della conservazione. Tuttavia, pur in mezzo a tante ambasce e dopo un lungo e faticoso giro, potei arrivare alla conclusione che nessun accidente significativo aveva mortificato la città. Il 1910 era stato per Lucca un anno come tanti.
Perché allora quella cometa? E perché solo a Lucca? O meglio, perché solo sul territorio lucchese?
Ancora più sorprendente è addirittura il fatto che da nessuna parte trovai annotata la comparsa della cometa! È mai possibile?
Eppure la cometa c’è stata, non solo perché me ne parlarono persone che la videro coi propri occhi, ma anche perché la descrizione che me ne fecero fu concorde e inconfondibile. Essa aveva una enorme testa dorata e una coda sfavillante che si chiudeva a V, come la coda di un pesce. Era già apparsa nell’estate dell’anno prima, il 1909, lontana e sbiadita, di un giallo debole e quasi più argenteo che dorato, poi con il gennaio del 1910 eccola piazzarsi in mezzo al cielo con tutto il suo splendore. Dominava con il suo sfavillio e con la sua imponenza (la testa era grossa come la luna) tanto il giorno che la notte.
L’uomo che mi aveva raccontato questa storia per la prima volta serbava ancora intatta la sorpresa e la meraviglia per quanto aveva visto nel cielo. La notte, poi,  la cometa con la sua luce eclissava tutte le stelle e il cielo pareva illuminarsi del suo solo colore. Se ne andò, sempre più sbiadendosi per la lontananza, nell’autunno dell’anno successivo, il 1911.
E poiché furono in pochi a osservare l’evento, è accaduto, come talvolta succede in questi casi, che un fatto vero si è trasformato in leggenda.
Sono passati tanti anni da allora e mi ero dimenticato della cometa. Non avendo trovato niente che ne registrasse la sua presenza, l’avevo abbandonata nei recessi della memoria.
Poi mi sono messo a scrivere un libro dedicato agli scrittori lucchesi. Un lavoro da certosino che mi ha tenuto occupato per molto tempo. A mano a mano che procedevano le mie ricerche, una specie di fremito premonitore mi assaliva. Non sapevo spiegarmi il perché. Lo registravo con inquietudine, come si registrano quelle vibrazioni interiori che non si sanno spiegare e che la prima volta ci colpiscono e sorprendono, e qualche volta perfino ci spaventano. Così cominciai a pensare che tutto ciò derivasse da uno speciale sortilegio che proveniva dal libro che stavo scrivendo. Ma che cosa era mai? Poteva un libro produrre un tale incantesimo? Era un libro che voleva dirmi qualcosa? Voleva entrare in contatto con me? E che cosa voleva dirmi? Voleva dirmi, oppure voleva chiedermi qualcosa? Capii che desiderava raggiungere entrambi gli obiettivi quando cominciai ad ordinare l’elenco degli scrittori lucchesi che erano diventati importanti per la cultura non solo del nostro Paese, e che avevano amato e onorato la città di Lucca.
Alcuni di essi, tra i più grandi, avevano in comune una cosa: erano nati nell’anno della cometa.
Ecco che cosa era successo! Non sventure e pestilenze dovevo ricercare negli archivi della città. Ero stato cieco, come lo erano stati i tanti Lucchesi che non si erano accorti della cometa. Era nel mondo dell’arte, nel mondo della scrittura che la cometa era venuta a gettare la sua folgorante luce. Quel bagliore che scendeva dal cielo aveva generato gemme preziose ad ornamento della città.
Oggi vedo tutto con estrema chiarezza e il cuore mi si riempie di gioia e di orgoglio, giacché stento a credere che un fenomeno di tale rilevanza e qualità sia potuto accadere in qualunque altra parte del mondo. Un imprimatur speciale per la città e per il suo territorio, così ricco di bellezze naturali da fare invidia a molti Paesi? Un premio per la sua riservatezza e per la nobiltà delle sue Mura? Mi piace pensarlo. Cose del genere non accadono per caso. Sono talmente straordinarie che non possono non discendere da una volontà precisa, da un disegno di ampio respiro. Una città da tenere per modello davanti a tutti, ecco che cosa voleva esprimere la cometa! Il mistero si è svelato, dunque: che accorrano da ogni parte e ne valichino i confini, e ne godano gli animi sensibili che vanno cercando i prodigi della bellezza incontaminata e la quiete dei paesaggi incantati!

Ecco i fatti che accaddero nell’anno della cometa. 

– Il 18 luglio 1909, quando cominciò il suo primo apparire nel cielo, nasce a Lucca Felice Del Beccaro, docente di letteratura italiana alla Sorbona, insigne studioso che ha fatto conoscere in Italia e all’estero tanti nostri artisti, a cominciare da Giovanni Pascoli e Carlo Betocchi. Fu fondatore, insieme con Mario Tobino e Guglielmo Petroni, de “La Rassegna Lucchese”, che ospitò firme di fama internazionale. 

– il 1910 è l’anno straordinario, allorché la cometa assunse la sua posizione centrale nel cielo di Lucchesia: 

* il 16 gennaio a Viareggio nasce Mario Tobino, l’autore di tante poesie e di tanti romanzi celebri. Ricordo solo “Le libere donne di Magliano”, “Il clandestino”, “La brace dei Biassoli”. 

* il 5 marzo nasce a Lucca Mario Pannunzio, il fondatore de “Il Mondo”, che sarà poi diretto da Arrigo Benedetti. Fu maestro di giornalismo e di vita. 

* Qualche giorno dopo, il 18 marzo, ancora in città, nasce Carlo Lodovico Ragghianti, eminente studioso d’arte, ricco di sapienza e di indiscusso prestigio. 

* Si arriva alla primavera inoltrata, il 1 giugno, ed ecco nascere a Lucca Arrigo Benedetti, erede nel giornalismo di Mario Pannunzio. Fondò, fra gli altri, i settimanali “Oggi”, “L’Europeo”, “L’Espresso”. Il suo nome è legato anche al suo capolavoro: “Il passo dei longobardi”. 

Nell’autunno del 1911, il 30 ottobre, quando la cometa sta per lasciare il cielo della città, nasce a due passi dalle Mura, in via del Panificio, n. 7, Guglielmo Petroni, a cui la città ha intitolato la bella Terrazza che si affaccia sul fiume Serchio. Egli è l’autore de “La morte del fiume” e di quello straordinario capolavoro, “Il mondo è una prigione”, che resta uno dei libri più belli  e più sensibili scritti sulla Resistenza. 

Ma la cometa, allontanandosi, lasciò uno strascico di sé. Infatti, due anni dopo la sua scomparsa, nel 1913, il 9 marzo, ad Altopascio nascerà Remo Teglia, medico e scrittore come il più anziano Mario Tobino.  Ci ha lasciato opere essenziali sul tempo di Guerra, pubblicate tutte da Einaudi: “Mala Castra”, “La ballata del mezzadro”, “Terra e ghiaie”. Qualche mese dopo, il 14 agosto, toccherà a Romeo Giovannini venire al mondo nella nostra città, in Corte Martinelli, sulla Sarzanese. Fine critico di Penna e Pasolini, fu autore delle bellissime “Anacreontiche” pubblicate a Roma dalle edizioni della Cometa, e considerate le più belle versioni dal mondo classico del ‘900.

Bene, ora che vi ho dette queste cose, provate, vi prego, a fare uno sforzo di immaginazione. Solo così potrete avere un’idea del miracolo che colpì Lucca con l’arrivo della cometa.
Cercate di immaginare, ossia, che negli anni che vanno dal 1909 al 1913, dei bambini in tenera età, dei veri e propri cuccioli delicati, innocenti ed inconsapevoli, alcuni non ancora in grado di parlare, e tutti che sì e no avevano ancora i pannolini indosso e sapevano appena camminare, si muovevano per le case di Lucca, non conoscendosi l’un l’altro, eppure tutti destinati ad una fioritura letteraria ed artistica che fino ad oggi non ha più avuto una tale replica nella città e forse in nessun’altra parte del mondo.


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2 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 23 Febbraio 2009 @ 23:13

    Merita proprio la città di Lucca la presenza unica di questa cometa, segno vivificatore delle sue peculiarità artistiche e dei suoi grandi personaggi della cultura. Lucca è un’oasi d’incanto e riluce anche al riverbero dei suoi emeriti, nobili figli. E la leggenda ben si lega e si coniuga con questo splendore irripetibile della città e degli artisti che l’hanno onorata, per renderlo eterno.
    Come unico e ricco di inventiva è il suo narratore
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Febbraio 2009 @ 23:25

    Questo racconto, Gian Gabriele, è nato stasera, quando ad una riunione presso la Sezione letteraria Felice Del Beccaro, dell’Istituto Storico Lucchese, ho fatto notare quanto sia stato importante il 1910 per Lucca. Ho parlato di una cometa che deve aver solcato il cielo in quell’anno, e solo qui a Lucca. Mi hanno detto che dovevo scriverci su qualcosa, perché l’idea era carina, e l’ho fatto. Grazie.

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