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L’errore di Fini

8 Novembre 2010

Guai se Gianni Letta si metterà di nuovo a tessere la tela del temporeggiatore.
Qui non c’è da ricucire alcuno strappo. Perché non c’è mai stato uno strappo, ma un abisso profondo tra Fini e Berlusconi.

Quale altra prova si cerca? Solo qualche settimana fa Fini proclamava che intendeva rispettare il programma votato dagli elettori, oggi ne pretende uno nuovo. Si è fatto più arrogante e più eversivo. Ciò che Letta ha tessuto finora è andato tutto a vantaggio di Fini, che oggi può permettersi, spalleggiato dai media e dall’opposizione, di dettare lui le condizioni a Berlusconi. Quando scrivevo che Gianni Letta non è un consigliere di Berlusconi ma un cavallo di Troia, non mi sbagliavo. Fini è stato il primo cavallo di Troia ma è uscito allo scoperto soltanto quando si è reso conto che il suo posto sarebbe stato presto occupato da un altro.
Berlusconi non lo ascolti più, e non ascolti le colombe. Ora c’è solo una mossa da fare, e questa mossa deve avere un solo obiettivo: le elezioni.

Poiché Napolitano vorrà sicuramente la formalizzazione della crisi, Berlusconi trovi l’occasione nei prossimi giorni per farlo.
Nella partita a scacchi con il premier, credo che Fini abbia commesso l’errore che il Pdl non si aspettava.
Quando ieri ha affermato che Berlusconi deve “dichiarare che la crisi è aperta di fatto” o altrimenti farà ritirare i ministri del Fli, proprio qui ha sbagliato la mossa. Ha certificato la crisi, sostituendosi al Parlamento. Grave sfregio alla Costituzione. E nel momento in cui ha chiesto una cosa impossibile per Berlusconi, ossia di dimettersi volontariamente per formare un nuovo governo con una maggioranza e un programma nuovi, Fini si è posto, in sovrappiù, su di una strada senza ritorno.

Berlusconi, infatti, ha già dichiarato che non si dimetterà e che se Fini vuole la crisi di governo dovrà richiederla nella sede istituzionale prevista, ossia in Parlamento.
Insomma, ha richiamato (ammonito?) il presidente della Camera a rispettare la Costituzione. Una risposta ineccepibile che segna un punto a favore di Berlusconi non solo nei confronti dell’opinione pubblica.

Il cerino è rimasto quindi nelle mani di Fini, che deve rispondere. E se non vuole perdere la faccia (ma a questo ci ha già abituato) incarichi subito il Fli di ritirare i suoi componenti nel governo e di presentare in aula la mozione di sfiducia. Sappia che se non lo farà il Fli, sarà l’opposizione a metterlo alla prova. Ormai si è esposto, è andato troppo avanti.

Fini si è chiuso in un vicolo cieco e toccherà proprio a lui, suo malgrado, staccare la spina. O lo farà da solo, o lo farà con l’opposizione. Ma anche in quest’ultimo caso, saranno determinanti i suoi voti. Non a caso, in queste ore l’opposizione lo sta assediando. Fini non può permettersi di perdere il suo appoggio. Sarebbe la fine sua e del Fli.
È una strada segnata, dunque, e il vincitore della partita non potrà che essere Berlusconi, ove voglia davvero andare al voto. A meno che, cioè, non si faccia convincere a fare il coniglio da Gianni Letta.

Ricevuta la sfiducia formale (quindi ineccepibile costituzionalmente) Berlusconi, dopo aver ascoltato la Lega Nord, salga perciò al Colle e faccia intendere a Napolitano che il Pdl e la Lega Nord non accetteranno mai una soluzione che non sia quella del ritorno alle urne. In caso contrario – lo si dica con fermezza al Quirinale – il Pdl e la Lega Nord non riconosceranno mai il nuovo governo e diserteranno le aule e le commissioni parlamentari.

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“La strada difficile del «governo d’emergenza »” di Fraancesco Verderami. Qui. Da cui estraggo:

“Il vice capogruppo del Pdl a Palazzo Madama, Quagliariello, anticipa come si andrà a vedere il gioco di Fli: «Se Fini chiedesse ai suoi di lasciare l’esecutivo, Berlusconi li rimpiazzerebbe e verrebbe subito in Parlamento a chiedere la fiducia. Al Senato il voto è scontato. Se la Camera gli votasse contro, non credo che Napolitano si prenderebbe la responsabilità di far nascere un governo tecnico senza il Pdl e la Lega ». È un bluff o un rischio calcolato?”

“Strappo Finale, ma Poi?” di Pierluigi Battista. Qui. Da cui estraggo:

“Bisogna dire con chiarezza che non è affatto normale che un presidente della Camera dia il benservito ufficiale al presidente del Consiglio.”

“Se la rottura è una cosa seria, allora Fini deve accettare di misurarsi con nuove elezioni, anche in presenza di una legge elettorale orribile.”

“E’ arrivato il 25 aprile” di Massimo Giannini.
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“E ora Gianfranco è ai piedi di Casini” di Marcello Veneziani. Qui.

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“E Gianfranco non chiude al governo tecnico” di Fabio Martini. Qui.

“Berlusconi punta al rimpasto” di Ugo Magri. Qui. Da cui estraggo:

“Ha un piano in mente, che funzioni o meno lo vedremo presto, nei prossimi giorni. Non appena Fini impartirà ai suoi ministri (che poi è uno, Ronchi, più il viceministro Urso, più i sottosegretari Menia e Bonfiglio) l’ordine di dimettersi, a quel punto il Cavaliere salirà sul Colle. Non per gettare la spugna, come gli chiede il rivale; ma per indicare altri quattro nomi a Napolitano. Un rimpasto, insomma, in perfetto stile Prima Repubblica (come del resto la crisi al buio che gli sollecita Fini). Berlusconi scommette che il Capo dello Stato dirà: «D’accordo il rimpasto, ma presentati in Parlamento per verificare se ti reggi ancora sulle tue gambe… ». A quel punto lui si recherà davanti alle Camere.”

“Fini getta la maschera” di Gianluca Roselli. Qui.

“Fini vuole dividere Silvio e Umberto”. Qui.

Rassegna staampa dell’8 novembre 2010. Qui.


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3 Comments

  1. Commento by Felice Muolo — 8 Novembre 2010 @ 09:55

    Per aver repentinamente cambiato tattica, ho il sespetto che a Fini qualche potere forte lo stia scaricando. Allora quale migliore soluzione di: muoia Sansone con tutti i filistei?

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 8 Novembre 2010 @ 10:37

    Come sai, Felice, io desidero andare alle elezioni, perché siano i cittadini a deicdere chi deve governarli, dopo il caos di questi mesi. Tutte le altre soluzioni non portano a niente. Anzi, creeranno ancora più confusione.

    Se Berlusconi desidera un quadro di chiarezza, non può farsi irretire dalle colombe e deve puntare alle elezioni. Può anche perderle, ma se le vincerà, il quadro dovrebbe essere più chiaro.

    Il Berlusconi bis proposto da Fini sarebbe un inganno: non possono stare insieme i quattro partiti; si son fatti la guerra per anni e i loro leader sarebbero in conflitto per la leadership della nuova coalizione.

  3. Commento by Felice Muolo — 8 Novembre 2010 @ 16:30

    Bart, Sansone sarebbe Fini. Che comincia a pensare di non potercela fare a scalzare Belusconi e invita Casini nel governo a dargli man forte. Anche perchè ha paura che  prenda il suo posto. Casini la sa lunga e se ne sta alla finestra, per ora.

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