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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: ADORATIO MORTIS

7 Marzo 2011

di Mauro Cristofani
(La sua galleria di quadri qui)

Cielo tempestoso, isolotto sinistro. Luce livida. Un gruppo di cipressi √® pi√Ļ nero del cielo e del mare. Una barca carica d’un feretro scivola verso l’isolotto, a prua si drizza una forma biancastra avviluppata in un sudario: un vivente, un morto o un fantasma, o l’anima che accompagna le proprie spoglie carnali verso l’ultima dimora. ¬†La caverna edificata sulla roccia √® l√¨ per ingoiare i destini, ma anche un palazzo di perfide delizie. La barca ¬†reca un feretro inghirlandato, e forse gli strumenti per un perverso rito d’amore. La bianca figura alta sulla bara √® compresa in un atteggiamento di piet√†, oppure nel raccoglimento che presuppone l’iniziazione a un rituale erotico√Ę‚ā¨¬¶Ambiguit√† a cui Arnold Bocklin d√† corpo quando dipinge L’isola dei morti, sul finire dell’ottavo decennio del secolo XIX; un secolo in cui, al pari Eros, Thanatos domina per intero, per poi compenetrarsi ed esaltarsi a vicenda.

            Altri artisti raffigureranno la morte con grazia e crudeltà, ma anche con allucinato furore. La bellezza dolorosa, viatico alla voluttà mortuaria, ha un volto duplice: quello di Salomè, in cui prevale la componente sadica, e quello di Ofelia, in cui prevale la componente masochistica.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Salom√® √® regina e maga, √® l’orca e la sfinge, il mostro partorito dall’inferno quando pretende con avidit√† fatale

La tete d’Iokanaan dans un bassin d’argent!

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Ma proprio per la sua qualit√† demoniaca diviene strumento di piacere per quanti l’assecondano o ne sono vittime. Offre in dono il frutto proibito, onde l’amante non pu√≤ sottrarsi alla scelta fra piacere e perdizione o rifiuto e salvezza.

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Ofelia √® raffigurata nella morte con compiacimento voyeuristico, la necrofilia aleggia appena in lontananza; la fanciulla √® solo un pretesto per raffigurare la bellezza dolorosa su cui √® impresso il marchio della morte, destinato ad esaltarsi nelle stagioni terminali del secolo. Creatura su cui incombe l’imminenza della fine, Ofelia si configurer√† come vergine indifesa e ogni amante potr√† dire di lei, come della esangue Ippolita di D’Annunzio

√ą pallida. Mi piacerebbe sempre afflitta e sempre malata.
Quando ella si colorisce mi pare un’altra
Quando ella ride non posso difendermi da un vago sentimento ostile, quasi d’ira
contro il suo riso
           

Per donarle piacere e risvegliarne il desiderio, la donna deve soffrire, portare i tratti devastanti della malattia e del disfacimento. Sensualit√† equivoca in cui l’immagine della bellezza femminile √® accumunata a quella della morte, una specchio dell’altra.

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Anche l’uomo quasi si compiace della brevit√† della vita e spesso viene raffigurato col teschio a fianco, funereo angelo custode. Ma assai pi√Ļ di tale simbologia, troppo scoperta, sar√† l’ebbrezza del dolore che ispirer√† maggiormente gli artisti di fine Ottocento, e la figura pi√Ļ consona a rappresentarlo sar√† quella di San Sebastiano.

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Angelicato protagonista del martirio voluttuoso, via via egli viene dipinto come soggetto remissivo ai carnefici, o in uno stato d’estasi tale che le labbra accennano a un sorriso; oppure trafitto con sadico accanimento da persecutori, o esaltato nella singolare bellezza lasciata intatta dai carnefici√Ę‚ā¨¬¶Ma, sempre, il supplizio √® inteso quale fonte suprema di estasi e di godimento. Nei Canti di Maldoror, cos√¨ lo evoca De Lautr√©amont

Là in un boschetto circondato di fiori dorme
profondamente assopito sull’erba bagnata dal suo pianto
Stanco della vita e vergognoso di muoversi
fra esseri che non gli somigliano
se ne va solo
come il medicante nella valle

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Sottoposto a persecuzione e tortura, gli uomini che lo hanno frustato dovrebbero rappresentare l’umanit√† mediocre, che giudica nemico tutto ci√≤ che si pone al di fuori delle regole comunemente accettate; quando √® invece vero l’opposto, che cio√® nel ‚Äúsegreto‚ÄĚ di questa misteriosa deviazione dal corso della natura risiede il seme di un diletto pi√Ļ alto, sconosciuto al volgo.

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† L’artista romantico, nel suo viaggio fra le tenebre, incontra inevitabilmente il mostro evocato dalla fantasia macabra che da ogni altro pi√Ļ si distingue: il vampiro, ovvero la morte che rifiuta se stessa, al contempo procurandosi un piacere erotico nel succhiare il sangue delle proprie vittime. Manifestando un’ostinata volont√† di sopravvivenza, il vampiro dal buio del nulla reca i germi del contagio e dell’annientamento. Costretto alla bara, si umanizza in quanto umano √® il rifiuto della morte, umana l’eterna lotta che contro la morte s’ingaggia. Incarna il demonio, perch√© infrange le leggi della natura stabilite da Dio. La sua solitudine corrisponde al pensiero di Kierkegaard

Il demoniaco non si richiude
insieme a qualche altra cosa
ma si chiude in se stesso

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†Nelle arti figurative il vampiro raffigurer√† anche la bramosia sessuale, che non pu√≤ esaurirsi se non con l’annientamento del partner o con la sua fatale contaminazione. Quindi diventer√† l’ Angelo del Male, l’amante impossibile che conosce il segreto d’ogni piacere; il demone che si fa mediatore fra la creatura umana e la morte, indicando nella morte la fonte di insospettati godimenti. ¬† ¬† ¬†

                                                                                                                                                                                                               


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1 commento

  1. Commento by claudio grosset — 7 Marzo 2011 @ 13:57

    Forse la cosa veramente interessante e ‚Äėgradevole’ √® la rappresentazione a vario titolo di questo ‚Äėmacabro’ sentimento nelle arti figurative e non, di quel secolo o di quel fine secolo ‚Äė800, per alcuni rimasto un mito e che ha lasciato strascichi anche fino al giorno d’ oggi. L’esegesi di quel pensiero, di quel sentimento √® un tutt’uno con la rappresentazione estetica, oppure No? Non so rispondere. La deviazione dall’aspetto macabro a macabro √Ę‚ā¨‚Äú erotico ha un che di perverso, con opposti giudizi e, peraltro, pare un ennesimo ritorno, dalla morte (unica certezza), di nuovo alla vita. La compiacenza di questo tema √® strettamente individuale. Non altrettanto la percezione che √® collettiva, come ad esempio in alcune associazioni diffuse e comuni, buio – paura √Ę‚ā¨‚Äú morte, o tante altre.

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