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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Al mare coi miei soldati

21 Ottobre 2023

di Bartolomeo Di Monaco

“Giunsi in Sardegna su uno di quegli aerei sgangherati dell’aeronautica militare soprannominati “vagoni volanti”. Atterrai a Decimomannu vicino Cagliari in piena estate. La prima cosa che mi colpì fu la campagna bruciata dal sole, l’erba diventata paglia. Il vento dell’elica provocava su di essa degli strani lamenti, presto lontani, dispersi in quel deserto enorme. Oggi, affacciato alla finestra, il pensiero mi porta laggiù, indietro negli anni e non so dire se davvero il passato esista o se tutta la nostra vita sia invece qui dentro di noi, pronta a ritornare ogni volta che vogliamo, o anche improvvisamente, per un magico richiamo. Eravamo, alcuni di noi, seduti intorno alla palazzina dove era alloggiata la nostra compagnia, la 1a del XX battaglione carri, una domenica. Non c’era niente da fare. I camion pieni di soldati erano partiti molto presto per una vacanza al mare. Riempite le borracce, ci mettemmo a torso nudo e partimmo a nostra volta, a piedi, cantando. Incontrammo delle dune di sabbia bianchissima, come non ne avevo mai viste; il paesaggio s’impregnava di esotico, eccitante, ma anche di desolazione: una distesa di sabbia bianca sotto un cielo infuocato; il mare ancora lontano.
Gli uomini che portavo con me si trascinavano, le borracce vuote, le camicie penzoloni, legate alla vita, sudaticce.
Vedemmo il mare; fu un profondo selvaggio grido; era stupendo, di un lucente azzurro che ci strappava, ci calamitava gli occhi; quieto dentro un’insenatura silenziosa, ci procurò una sensazione straordinaria, il fascino di una solitudine eternamente immobile, carica di storia, di secoli, di uomini capitati lì come noi, colpiti da quella stessa immagine profonda. Ci buttammo nell’acqua, ormai solo per rubare quell’incanto, per farne carne nostra.
Fu una nuotata in cui l’acqua grondava pesante dalle braccia, si attaccava a noi, prendeva prepotentemente il suo posto nella nostra vita. Ci immergevamo, riaffioravamo con forza sollevandoci a metà busto; ritornavamo giù in fondo dopo aver gettato nell’aria manciate d’acqua.
Mi allontanai dal gruppo e, giunto ad un punto che tutto di nuovo era silenzio, salii su di uno scoglio e rimasi lì sdraiato a guardare i compagni. Erano lontani; i loro movimenti continui, forti, eccitati, ma anche ampi, solenni, ricolmi. E tutta quella forza non arrivava lassù, dove mi ero arrampicato; si spegneva, svaniva. Mi pareva di contemplarla, quell’insenatura, dentro il palmo della mia mano.”.

Qui “Il mio servizio militare”


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Bart