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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Amanthea o Sinfonia n. 1 in fa minore con pianoforte opera 10

19 Giugno 2009

di Valeria Caristia    

Avevo dormito tutto il pomeriggio dopo aver pranzato e quando mi svegliai avevo la testa pesantissima, quasi mi mancava l’aria; pensai che era perché avevo mangiato molto e soprattutto avevo bevuto troppo vino. Bevvi due bicchieri d’acqua e mi sentii subito meglio. La giornata era stata molto fredda e il prato di fronte il mio appartamento era coperto da una brina leggera; era piacevole e rassicurante starsene rincantucciati in casa.
Ma è fuori che tutto avviene, non bisogna   dimenticarlo.
Accesi il computer e mi collegai via Internet ad un sito che si proponeva l’incontro con l’anima gemella: c’era di tutto, dal belloccio veneziano di antichi valori, al romano divorziato tenerone; il trasgressivo di Viterbo, appassionato di discipline orientali e il bancario di Pavia amante delle gite fuori porta domenicali. A trent’anni mi ero convinta che l’amore per me non avrebbe bussato più alla porta: troppe volte era entrato e mi aveva devastato la vita.
Da due anni mi guadagnavo da vivere vendendo prestazioni sessuali, non per strada, era troppo squallido e poi non si sarebbe potuta escludere l’ipotesi che i miei genitori, per una qualche malaugurata circostanza, passassero davanti al mio luogo di lavoro e vedendomi esercitare quell’antico mestiere ne ricevessero un dolore tale che uno dei due sarebbe stato probabilmente ricoverato e l’altro si sarebbe dannato per il resto della sua vita domandandosi dove avesse sbagliato.
Lo facevo in casa, la mia o quella del cliente; in questo caso doveva essere una persona di fiducia, presentata da qualche amica. Ultimamente mi servivo del computer, entravo nel sito e spulciavo tra i messaggi lasciati dagli uomini sposati o divorziati con figli: erano quelli meno impegnativi, non ti chiedevano prestazioni particolari. Mia madre credeva avessi trovato uno di quei lavori che si fanno da casa e che l’era del virtuale aveva reso comunissimi. La mia amica Clelia mi ripeteva   che avrei dovuto smetterla di cercarmi   clienti così, un giorno o l’altro avrei trovato qualche depravato intenzionato a tutto pur di dare sfogo a chissà quali morbose pulsioni. Per quanto mi riguarda ho sempre pensato che chi va con le prostitute deve avere già qualche problema, se non altro di comunicazione e anche noi, che prostitute eravamo, avevamo qualcosa che ci rendeva diverse, ai margini rispetto alla gente comune. Non ho mai capito se questo fosse un problema.  

Tornai a casa come sempre alle 18.30 e come sempre trovai Gina seduta ad aspettarmi sorridente in cucina, intenta a prepararmi qualche delizioso manicaretto; io guadagnavo abbastanza dal mio lavoro come grafico e lei arrotondava le entrate familiari con le traduzioni che faceva da casa e che mandava ad una ditta di Milano. Così poteva seguire la crescita dei nostri due figli e alleviare il peso delle faccende domestiche che gravano sul vivere quotidiano. Ci amavamo ed era tutto lì.
Accesi il computer per consultare la mia casella postale; mi soffermai un po’ sui vari link del portale e, spinto da un’insospettata quanto spasmodica curiosità, aprii una finestra che ti chiedeva di scegliere il sesso, l’età e la zona di provenienza del tuo partner ideale. Riempii le caselle rapidamente, non l’avevo mai fatto e non volevo essere scoperto. Subito dopo apparve una schermata con tante piccole foto e qualche riga di commento accanto ad ognuna di esse; con ordine mi addentrai nella vita di queste donne sole. Alcune erano simpatiche donne nubili in cerca di nuove amicizie, altre donne avvenenti in cerca, forse, di un pigmalione che le introducesse nel mondo dello showbiz, allontanandole dalla squallida vita di provincia che le attendeva. Gina era andata a trovare sua madre e così ebbi la possibilità di intrattenermi un po’ con questo nuovo passatempo; alla fine decisi di rispondere ad una delle inserzioni.
Amanthea. Intrigante come nickname. La foto era quella di una donna elegante ma non troppo matura, mora con i capelli lunghi, l’esatto opposto di mia moglie. Cercava un uomo prestante fisicamente e intellettualmente. Potevo ritenermi il soggetto adeguato.
Dopo essermi brevemente descritto e aver allegato una mia foto di qualche anno prima, inclusi immediatamente un invito per un concerto di musica classica. Lei si dichiarava amante del genere.  

Nella rete è piuttosto facile capire quando ci si trova di fronte ad uomini realmente soli, pronti anche a pagare pur di avere una pseudo relazione con una donna attraente ed intelligente come me, per portarla in giro dopo gli impegni di lavoro senza vergognarsi della propria solitudine. Pronti anche a pagare e bene.
Questo era sicuramente un uomo benestante se mi proponeva un concerto al Teatro Argentina e l’orario diurno prometteva bene. Mi avrebbe portato a pranzo in centro per poi definire bene i termini del nostro rapporto.
Dalla foto appariva come un uomo distinto ed educato, non particolarmente infelice; mi aveva descritto minuziosamente il programma del concerto che saremmo andati a vedere ed io, pur non essendo un’intenditrice, dopo aver cercato qua e là qualcosa su Å ostakovič e azzardato qualche giudizio critico per ingraziarmi il futuro cliente, m’ero detta entusiasta per il nostro futuro incontro. L’essermi definita una libera professionista senza particolare propensione per il matrimonio mi era sembrato sufficiente per dare un’idea del mio mestiere.
Non sempre gli appuntamenti dal mondo “virtuale” erano risultati propizi dal punto di vista economico, ma questo non sembrava uno di quei casi. Solo dopo l’incontro ero in grado di capire se la persona sarebbe stata disposta ad un rapporto professionale o se si trattava di un poveraccio in cerca dell’anima gemella. In questo caso defilarsi sarebbe stato facile.  

Siamo a Domenica; oggi è il giorno dell’appuntamento. La settimana che ci separava da quest’incontro è trascorsa normalmente; tutto è andato come sempre, a lavoro, a casa. Ma io mi sento diverso, cambiato; non ho mai mentito a Gina, non ce n’è   mai stato bisogno. Per poter incontrare Amanthea, però, ho dovuto raccontarle una bugia.
“Domani andrò a Poggio Mirteto a chiudere l’acqua”. Effettivamente andrò nella nostra casa in campagna, ma non da solo. Dopo il concerto la porterò in un buon ristorante che c’è sulla Salaria e chissà che un buon vino non mi aiuti a sciogliere il ghiaccio.
Non mi ha detto come sarà vestita, ma credo di riconoscerla dalla foto che ho di lei. Eccola, è già lì, eppure non sono in ritardo.
“Scusami, è molto che aspetti?”.
“No, non preoccuparti. Vogliamo entrare?”.
“Certo!” Faccio per aprirle la porta “Prego”.
Sembra davvero impaziente di assistere al concerto, o forse è solo imbarazzata. Eppure appare molto sicura di sé. Forse è davvero un’intenditrice, appassionata di Å ostakovič; forse è davvero una donna unica, interessante. Di persona è molto più bella: ha dei fianchi ben delineati e un portamento molto sensuale, come il suo odore. Chissà se ha capito che la mia foto non era recente.
“Dal mio p.c. non si notava il sale e pepe dei capelli”. Sembra mi abbia letto nel pensiero; eppure è un modo carino di dire che sono più vecchio che nella foto.
“In effetti mi sono un po’ ringiovanito; scusami…”.
“Non importa, ti stanno bene”.
Siamo al terzo tempo della sinfonia di Schubert, la n. 5 in si bemolle maggiore e lei non sembra particolarmente entusiasta.
“Non ti piace?” Le chiedo nell’interruzione prima dell’Allegro vivace.
“No mi piace, ma apprezzo le orchestre più composite. Aspetto Å ostakovič”. In effetti la prossima opera accoglierà anche i fiati e molte percussioni; ma questa sinfonia è stata proprio pensata per una piccola orchestra di dilettanti, infatti è anche detta “Sinfonia senza trombe e timpani”. Strano che lei non lo sappia. Eppure nella mail mi aveva parlato diffusamente di questi due autori.
Dopo l’ultimo scorrevole movimento, c’è una pausa di cinque minuti.
“Se ti fa piacere dopo il concerto potremmo andare a mangiare in uno splendido ristorante, tranquillo ed elegante, che si trova sulla Salaria”.
“Va bene, ho la giornata libera”.
Mi meraviglio che tutto mi risulti così facile; forse lei sente già qualcosa per me. So d’essere piuttosto attraente; ma non credo che una donna, alla sua età, cerchi solo questo.
Il concerto riprende con la sinfonia n. 1 in fa minore con pianoforte opera 10, che Å ostakovič compose a soli diciannove anni dove, pur nei tratti tipicamente giovanili, traboccanti di sentimenti gioiosi, già si nota l’abile strumentare. Un’opera anche ironica, grottesca, ma sostanzialmente affermativa, ricca di elementi lirici.
Io la amo.
Procede bene l’orchestra nel primo e nel secondo movimento, ma nel Lento c’è fin dall’inizio qualcosa di strano, di stridulo. Ecco. Ora nell’assolo me ne accorgo. E’ un oboe, sensibilmente stonato.
Ma come fa la gente a non accorgersene!
Vorrei urlare ma mi trattengo. E’ vero, questo tempo è ricco di contrasti timbrici. Ma quel fiato è assolutamente fuori tono. Mi volto verso la mia compagna. E’ concentrata nell’ascolto ma, sentendosi osservata, gira il capo. Mi sorride e dice: “Bello!”.
Non riesco a crederci. Neanche lei se n’è accorta. Cerco di tranquillizzarmi e godermi l’ultimo movimento, eseguito in modo decisamente fiacco rispetto al vigore con cui è stato pensato.
Tre, quattro, cinque sono le entrate della direttrice d’orchestra e i relativi applausi del pubblico. Non merita certo tanto ed io mi alzo infastidito. In fondo, penso, è solo un concerto; l’obiettivo di oggi era l’incontro con questa donna, che invece sembra procedere bene.
Usciamo dal teatro e in macchina ci avviamo al ristorante.  

“Così tu sei un grafico”. Gli chiedo. E’ la prima cosa che mi viene da dire dopo qualche minuto di imbarazzante silenzio. Sembra aver trovato il suo argomento, perché inizia a descrivermi tutte le sue mansioni ed io faccio fatica a seguirlo pur continuando a sorridergli e alternando sguardi d’ammirazione a movimenti ondulatori della testa, tesi ad indicare il mio interesse. Il suo abbigliamento è molto curato e a giudicare dai gemelli e dal fermacravatta è quello di una persona   benestante. Ha delle mani sottili ma, si capisce dalla presa al volante, forti . Non so se ha capito che è questa la mia professione, ma dall’atteggiamento distaccato che ha, penso si sia fatto un’idea. Ha decisamente barato sull’età, mandandomi una foto di almeno dieci anni prima, quindi finora sono io in vantaggio in quanto a correttezza; non ci dovrebbero essere problemi se deciderò in qualunque momento di andarmene.
“Sei rimasta delusa?” Mi chiede all’improvviso.
“Di cosa, non capisco?” Forse si è accorto che non lo stavo ascoltando.
“Del mio aspetto non più giovane”. Eccoci al dunque. Devo giocarmi bene questa carta.
“Più si è adulti, meno si rischia di perdere il senso pratico, anche nelle relazioni interpersonali”.
E’ la parte che odio di più in questo lavoro. Quando ci si infila in una situazione imbarazzante con una persona che non lo merita. Forse questa volta potrei darmi gratis, in fondo non è male. E’ da molto che non vado a letto con un uomo senza essere pagata. No. Devo cercare di mantenere il distacco; non devo mai più farmi coinvolgere emotivamente da un uomo.
“Spero tu non stia seguendo qualche dieta particolare, perché il ristorante dove stiamo andando non merita chi si nutre di insalata.
“Do l’idea di una donna schizzinosa ?”
“Non è questo. Noto però che sei decisamente in forma, e ho pensato fosse merito di una qualche dieta.”
“O di molto esercizio fisico” Aggiungo io.
Dal silenzio sceso fra noi capisco che ha intuito il tono malizioso della mia risposta.
Arriviamo al ristorante, dove il cameriere ci accompagna ad un tavolo appartato, oltre un cortile interno.
I piatti descritti nel menu sono piuttosto inusuali per me: anatra caramellata in salsa di pinoli e uvetta; carpaccio di spada su un letto di cipolla di Tropea; sashimi con polenta; coda di rospo allo zenzero…
Mi faccio consigliare da lui e decidiamo di prendere più cose per dividerle. Mi è sempre piaciuto mangiare in questa maniera, anche se ho sempre pensato che la cosa richiedesse una certa dose di intimità. Forse ci stiamo spingendo troppo oltre. Ma in fondo è il bello del mestiere.
E’ tutto eccezionale anche il Greco di tufo che ha deciso di bere.
“Allora ti è piaciuto il concerto?” Mi chiede mentre sto aspettando il dolce, una bavarese ai frutti di bosco.
“Sì, molto. L’orchestra era eccezionale. Hanno eseguito la sinfonia di Å ostakovič con molto entusiasmo, arricchendola di un vigore che forse di per sé non aveva. Si sente che è una delle sue ultime composizioni.
Lui mi guarda con un’aria un po’ stupita. Forse è la prima volta che incontra una donna con cui parlare di musica classica. O forse è attratto dal mio modo di mangiare; so che gli uomini lo trovano molto sensuale. Forse questa volta sono stata fortunata. E’ un uomo davvero interessante, oltre che ricco.  

Finiamo di mangiare il dolce e lei si assenta un attimo per sistemarsi il trucco al bagno.
“Vorrei farti vedere la mia casa a Poggio Mirteto” Le chiedo appena ritorna al tavolo.
“Sì, è talmente una bella giornata. Adoro stare all’aria aperta”. Mi risponde mentre io l’aiuto ad indossare il cappotto.
Durante il percorso per arrivare alla villa decido di ascoltare il cd di Å ostakovič che avevo scelto in onore di questa giornata. E’ una raccolta di sinfonie. Ovviamente la prima che ascoltiamo è proprio quella del concerto, essendo la prima che egli scrisse.
Come ha fatto questa donna ad ingannarmi così? Mi ha fatto credere d’essere un’amante della musica classica. Durante il concerto non si è nemmeno accorta della stonatura; e ora scopro anche che non sa nulla di Å ostakovič se pensa che quest’opera l’abbia composta da grande. Ed ora mi sembra non riconosca neppure la musica che ha sentito qualche ora fa.
“E’ la stessa sinfonia di oggi?” Mi chiede riferendosi al terzo pezzo che stiamo ascoltando.
“Sì – le rispondo – hai un buon orecchio”.
Arriviamo alla villa. La faccio scendere dall’auto e le mostro il giardino.
“Fai come se fossi a casa tua – le dico – io torno subito”.
Mi allontano dietro la villa pensando a quanto sono stato sciocco.
Nessuno dice mai la verità in rete, a cominciare da me.
Ma questo è davvero troppo…
Mentirmi su Šostakovič.
Chiudo il ripostiglio e la cerco.
La vedo in lontananza accanto ad un albero, persa nella vista della campagna. Le sono dietro e lei non si accorge di niente, quando le pianto l’accetta nella schiena. Lei s’accascia su se stessa, mentre io la sto a guardare. Passa qualche minuto. E’ morta senza emettere un suono. Cadendo le è uscita dalla borsa una specie di agenda.
Me la metto in tasca e decido di portare il corpo in casa, potrebbe passare qualcuno, anche se qui siamo molto isolati.
Oggi incontrerò l’uomo misterioso. Mi porterà ad un concerto. Devo prepararmi per non fare una brutta figura. Prima regola di una brava professionista dell’amore a pagamento: essere come la donna ideale.
Ma allora Amanthea è una prostituta. Era. Guardo il suo corpo riverso sul tavolino. Mi avrebbe anche chiesto dei soldi per avermi ingannato. Che puttana.
La spoglio e la metto nel letto e decido di avere gratis quello che mi avrebbe dato a pagamento.


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3 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 19 Giugno 2009 @ 16:36

    Storia “forte”, che racchiude aspetti e comportamenti non scevri da una realtà attuale ed evidenzia un sottile e profondo “viaggio” psicologico, una ricognizione attenta nella nudità dell’animo umano dei protagonisti. Lo stile denota attinenza con la modernità e costruisce nel lettore un interesse ed una tensione, che man mano acquistano “potenzialità”, fino alla amara conclusione.
    Eccellenti e sicuri i riferimenti all’opera musicale di Å ostakovič, che sottolineano e puntualizzano, con un “tocco” particolarmente efficace, il cammino e l’esito della storia stessa
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Amanthea o Sinfonia n. 1 in fa … — 20 Giugno 2009 @ 02:27

    […] Articolo completo fonte:   Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Amanthea o Sinfonia n. 1 in fa … […]

  3. Commento by claudio grosset — 9 Luglio 2009 @ 08:46

    Linguaggio immediato e contesto d’attualità si amalgano sapientemente in questo racconto. La trama è accattivante. Il finale tragico ed il sadico epilogo, per me inaspettati, pongono degli interrogativi.
    I protagonisti, persone all’apparenza normali, celano personalità insospettabili, l’arte antica di sopravvivere, quasi per gioco, per lei, e la follia imperscrutabile di un serial killer, per lui.
    Ma quante persone così descritte invadono la nostra quotidianità, oppure, quanta dualità pervade ognuno di noi?
    Certo che se diventa ‘normale’ celare la propria spontaneità per un’apparenza falsa e costruita, diffidare dell’altro comunque e con assenza di qualsiasi fiducia se non in se stessi, dove stiamo andando umanamente, culturalmente etc.
    Voglio immaginare che la triste conclusione di questa storia sia un’acuta riflessione dell’autrice, la quale intende metterci in guardia dai pericoli che una modernità a tutti i costi, sempre più frenetica, a volte, ci propone.

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