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LETTERATURA: “Amsterdam √® una farfalla” di Marino Magliani -Ediciclo editore

1 Dicembre 2011

di Francesco Improta

Prima di analizzare l’ultimo libro di Magliani, dal titolo decisa ¬≠mente accattivante e suggestivo, Amsterdam √® una farfalla, mi sembra doveroso accennare all’importanza sempre maggiore acquisita da Marino in pochi anni nell’ambito della nostra lette ¬≠ratura. Autore prolifico e poliedrico, Magliani ha scritto romanzi, racconti, saggi letterari, ha tradotto autori ispano-americani e negli ultimi tempi, con la sagacia e il talento dello scrittore di razza, si √® impegnato a dare visibilit√† a scrittori liguri sconosciuti o dimen ¬≠ticati, a lui dobbiamo la pubblicazione di quel gioiello che √® La ballata della piccola piazza di Elio Lanteri e di Battitore libero di Riccardo Giordano.

Il libro di cui ci occuperemo oggi, Amsterdam √® una farfalla, √® un libro sui generis che, pur non essendo un romanzo nel senso clas ¬≠sico del termine, va letto come tale √Ę‚ā¨‚Äú ed √® lo stesso Magliani a for ¬≠nirci tale indicazione nelle ricche note poste in calce al libro – in quanto del romanzo forse non ha la struttura o la finalit√†, ma conserva il ritmo, il respiro e la tensione narrativi. N√© ci√≤ deve meravigliarci dal momento che il romanzo, tra i generi letterari, √® quello che pi√Ļ si mostra disponibile a sconfinamenti e a conta ¬≠minazioni, e a livello tematico e a livello stilistico. Fin dal prin ¬≠cipio il libro si presenta come un work in progress, come un lavoro in fieri; Marino a cui dalla Ediciclo, una casa editrice legata al mondo della bicicletta e alla filosofia di chi si serve di questo mezzo di locomozione, √® stato commissionato un libro on the road su Amsterdam attraversata in bicicletta, mette in campo i suoi dubbi e le sue incertezze sul taglio e l’impostazione da dare al li ¬≠bro. La paura maggiore √Ę‚ā¨‚Äú egli confessa – √® quella di scrivere una banalissima guida turistica, senza contare la difficolt√† oggettiva di usare le due ruote per chi come lui √® nato e cresciuto nell’entro ¬≠terra ligure tra mulattiere, strade sterrate e impervie salite. E questi timori si confondono nella sua memoria con le paure che aveva da fanciullo quando soffriva di vertigini e quindi non riusciva ad arrampicarsi sugli alberi come ora ha difficolt√† a montare in sella. Non √® un caso che negli spostamenti in citt√† in compagnia di Roland Fagel, il suo traduttore in Olanda, e una donna, Welmoet, che mostra un particolare interesse per lui, come risulta dai con ¬≠tinui, insistenti approcci sessuali nei suoi confronti, Marino ar ¬≠ranchi, rimanendo continuamente indietro. Roland Fagel, intel ¬≠lettuale colto ed erudito, assume all’interno del libro un ruolo di notevole importanza, aiutante e antagonista al tempo stesso, nel corso delle loro perlustrazioni stimola e rimprovera continuamente Marino, facendo emergere debolezze, ossessioni e fantasmi del passato, fino a trasformarsi in novello Virgilio allorch√© intra ¬≠prendono un viaggio sottoterra, tra gallerie, cunicoli e tane, alla scoperta della citt√† segreta. A questo punto la narrazione acquista una notevole suspense e si presta, a mio avviso, a una lettura di tipo psicoanalitico: il sottosuolo, alla maniera di Dostoevskij, diventa il nostro inconscio e le bestie che lo abitano rimandano alle pulsioni, alle fobie, alle paure striscianti, che sono dentro di noi.

Ho sempre ritenuto che raccontare la trama di un libro sia un pessimo servizio che si rende ai lettori, in quanto li si priva del piacere della scoperta e della sorpresa, in questo caso, del resto, raccontare la trama sarebbe del tutto impossibile, perch√© gli ar ¬≠gomenti trattati, di natura culturale, politica e sociale, alcuni solo accennati altri adeguatamente approfonditi, sono molteplici e sfug ¬≠gono a qualsiasi tentativo di sintesi ragionata. A ci√≤ si aggiunga lo slittamento continuo tra Amsterdam e Ponente ligure, tra passato, presente e futuro √Ę‚ā¨‚Äú la prima idea del libro, di cui si legge all’inizio, prevedeva un’ambientazione nel 2100 ed un’approfondita trat ¬≠tazione della luce e del tempo. Il libro si conclude, invece, prima con una discesa agli inferi, nell’oscurit√† pi√Ļ totale, a conferma di quella verticalit√† che per un autore come Marino, nato in Liguria, √® una dimensione familiare e privilegiata e poi con un colpo di scena finale che, a mio avviso, rappresenta una piccola, scherzosa vendetta.

La presenza di Roland Fagel, accanto a Marino, consente diverse digressioni sulla storia dell’Olanda in generale e su quella di Amsterdam in particolare, penso ad alcune inondazioni che hanno modificato radicalmente l’aspetto del territorio, al movimento dei Krakers, un gruppo anarcoide, che negli anni settanta e ottanta occupava case disabitate o abbandonate per evitare che venissero demolite, alla battaglia del 24 marzo del 1975 con le forze dell’ordine nel quartiere ebraico, alle posizioni contrapposte di chi vorrebbe preservare e perpetuare il passato e di chi vuole modifi ¬≠care completamente, per motivi prevalentemente se non esclu ¬≠sivamente economici, l’esistente, alla cosiddetta tolleranza repres ¬≠siva, efficace ossimoro per indicare con chiarezza un atteggia ¬≠mento tipico di chi in Olanda gestisce il potere e concede alla parte contestataria e perdente il diritto comunque di entrare nella Storia.

In passato, soprattutto dopo La tana degli Alberibelli, parlando con lui e scrivendo della sua opera avevo affermato che Marino, restando ancorato tenacemente al passato e alla propria terra cor ¬≠reva il rischio di rimanere confinato nei limiti di un angusto pro ¬≠vincialismo. I libri successivi Il magazzino di alghe e in partico ¬≠lare La spiaggia dei cani romantici avevano evidenziato un deciso allargamento di orizzonti, spaziando dal Veneto alla Pampa argen ¬≠tina alla Costa Brava spagnola, in quest’ultimo romanzo, o pseudo tale, si fa un ulteriore passo avanti e la vicenda non solo √® am ¬≠bientata in Olanda, ad Amsterdam e dintorni, ma √® decisamente calata nel presente e proiettata verso il futuro.

In questa occasione Marino svolge un triplice ruolo, essendo oltre che autore, io narrante e io agente, non meraviglia, quindi, che il libro, pur descrivendo una citt√† labirintica e misteriosa dove i ca ¬≠nali avvolgono, come una tela di ragno, uomini, cose e pensieri, abbia una dimensione autobiografica. Frequenti sono i riferimenti alla sua vita e al suo lavoro, e non ci sono solo citazioni dei libri da lui scritti, in particolare Quattro giorni per non morire e La spiaggia dei cani romantici che sono stati tradotti proprio da Fagel in olandese, ma anche accenni a futuri progetti, come la traduzione dei saggi di Roberto Bola√≠¬Īo, e riferimenti e allusioni ad amici e scrittori con i quali ha frequenti scambi e rapporti culturali, penso in particolare a Gianni Biondillo e a Beppe Sebaste (interessante a tal proposito la digressione sulle panchine, e sulla loro graduale eliminazione, in una societ√† come la nostra sempre meno ospitale e tollerante √Ę‚ā¨‚Äú Panchine √® del resto il titolo di un libro di Sebaste -). Non mancano neppure riflessioni sul mestiere dello scrittore e sulla finalit√† della scrittura che non √® quella di raccontare il presente, che √® davanti agli occhi di tutti, ma la realt√† nascosta che sembra fatta di superfici riflettenti. Strettamente connessa con l’at ¬≠tivit√† dello scrittore e della memoria √® la digressione sui nomi e sulla necessit√† che verbum e res s’identifichino.

Questa dimensione autobiografica e autoreferenziale non soffoca però, né ruba spazio a una variegata folla di personaggi che inter ­pellati da Marino e dai suoi due compagni di viaggio raccontano fatti, aneddoti, curiosità e segreti. Un coro di voci variamente mo ­dulate e decisamente affascinanti.

Anche la scrittura, lontano dalla sua terra, si fa pi√Ļ nitida, pi√Ļ sor ¬≠vegliata, pi√Ļ efficace, e persino pi√Ļ originale, a testimonianza di una raggiunta maturit√† artistica e stilistica. A mio modesto avviso, Amsterdam √® una farfalla √® il suo libro pi√Ļ bello e pi√Ļ felicemente risolto, nonostante o probabilmente proprio in virt√Ļ della molte ¬≠plicit√† dei piani narrativi e dei registri linguistici utilizzati.

A conferma di quanto detto vorrei riportare un brano estrema ¬≠mente significativo, e non solo dal punto di vista formale, in cui Marino parla del rapporto con la memoria, importante per tutti, fondamentale per uno scrittore. Non √® un caso che la memoria sia al centro della riflessione e della produzione di tutti, o quasi, gli scrittori. Senza scomodare Leopardi o Proust che hanno incentrato tutta la loro opera sulla memoria, vorrei accennare brevemente a due scrittori liguri, che purtroppo non sono pi√Ļ con noi, e a uno scrittore napoletano tuttora vivo e operante. Eugenio Montale parla della necessit√† di una memoria selettiva, in quanto la me ¬≠moria non √® sempre consolatoria, anzi, il pi√Ļ delle volte accentua la consapevolezza del franare del tempo, non a caso in una delle sue poesie pi√Ļ belle Voce giunta con le folaghe dice testualmente: ‚ÄúMemoria / non √® peccato finch√© giova. Dopo / √® letargo di talpe, abiezione / che funghisce su s√©√Ę‚ā¨¬¶‚ÄĚ. Per Francesco Biamonti la memoria √® ingannevole, suscita ombre e fantasmi paurosi per cui non bisognerebbe alzare il velo di polvere che il tempo deposita sulle cose e sugli affetti e in Attesa sul mare dice testualmente, parlando di fotografie: ‚ÄúCose da gelare il cuore‚ÄĚ. Erri De Luca, a mio avviso, il pi√Ļ grande scrittore italiano vivente, in una recente intervista, ha paragonato la memoria a un ghiacciaio in cui trovano posto congelate tutte le nostre esperienze; ogni tanto si apre un crepaccio e si scorge in lontananza un barlume o un brandello di ricordo su cui √® possibile ricostruire o meglio inventare una storia. Vediamo ora il particolare rapporto di Marino con la memoria:

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†Non ricordo mica granch√©, non con precisione intendo. Sicuramente, ad esempio, non penso che le cose siano successe nell’ordine cronologico in cui le scrivo. Non ricordo dunque, anzi, non mi ricordo, ossia non riesco a ripensare a me stesso nel mondo. E questo √® grave. Sul serio, non trovo quasi nulla e se ci provo smetto subito. Insomma non sono proprio capace di com ¬≠piere il gesto del ricordare (ricordare come accordare qualcosa o fare un accordo con se stessi), ma non ricordando non potrei sapere neanche cosa ricordare. Per questo, se mi dicessero: ecco ti si consente di riandare a questa o quest’altra cosa, non saprei quale scegliere. Certo, mi si concedesse tale potere, e una cosa del genere fosse possibile, non vorrei essere l’io di oggi che ricor ¬≠da, ma mi rivolgerei al passato, a un io di tanti anni fa, che parlava con Gregorio Sanderi, e vorrei che fosse lui, quell’io o Gregorio Sanderi, a scegliere le cose che un giorno sarebbero da ricordare. Un io bambino che sceglie le immagini da salvare co ¬≠me se ricordasse di vedersi in contemporanea bambino. E nello stesso tempo un io bambino che sulla scelta del materiale da ricordare ascolta i suggerimenti dell’io presente. Allora ci provo. Gli dico: stai bene attento a certe immagini, respira profondo, √® il respiro che ti permette di guardare un istante di mondo con uno sforzo tale che poi non scorderai mai.


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