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Siamo alle solite

1 Dicembre 2011

Vedremo lunedì che cosa uscirà dal cilindro del nuovo governo, ma l’aria che tira non è delle migliori.

Sembrerebbe che ancora una volta le nostre teste d’uovo partoriranno la soluzione di sempre, quella più facile, quella di cui la sinistra è stata sempre maestra impareggiabile: l’aumento delle tasse. E siccome, se venisse applicato solo alle classi agiate, il gettito sarebbe misera cosa, ecco che tocca a chi ha sempre pagato di pagare ancora di più.

L’equità montiana sembra ridursi a questo. Dunque: si metterà l’Ici sulla prima casa (chiamatela pure Imu), si aumenterà l’Iva, si bloccherà la rivalutazione delle pensioni. Come vedete il popolino è bell’e sistemato.

Mentre: chi sta bene continuerà a star bene, chi evade le tasse continuerà ad evaderle, chi aveva riportato i propri soldi in Italia, in fretta e furia li ha trasferiti di nuovo all’estero. Così il governo Monti si trova nella condizione di chiedere aiuto, di fatto, a coloro che non hanno alcuna via di fuga: il cosiddetto ceto medio, che in realtà non è più tale da qualche lustro, ed oggi si identifica piuttosto con quel ceto che stenta da tempo ad arrivare alla fine del mese, che non ha mai messo piede nei salotti buoni dove, rimpinzati da manicaretti e champagne, si discute o sul sesso degli angeli o su come arricchirsi ancora di più alle spalle di quei poveri citrulli ai quali si è lasciata l’illusione (altrimenti potrebbero perfino protestare) di vivere in una confortevole democrazia e di scegliere loro i propri governanti.
Perciò prepariamoci a pagare per ciò che non abbiamo speso noi, ma che è stato sperperato per decine di anni in clientelismo e corruzione.

Come San Tommaso, non crederò finché non vedrò, e quindi aspetto di conoscere come le forze politiche si comporteranno quando i provvedimenti di cui sopra saranno sottoposti dal governo all’approvazione del parlamento.

In particolare la mia attenzione sarà rivolta al Pdl, che ho votato. Vorrò sentire con le mie orecchie quale motivazione lo indurrà ad approvare il ritorno della tassa sulla prima casa, un bene primario in Italia, come non lo è, invece, altrove. Gli italiani, almeno fino a un momento prima di questa crisi,  hanno sognato di avere una casa di proprietà accollandosi il sacrificio di un mutuo che li accompagnerà per buona parte della loro vita.
Sappiamo tutti che la tassazione sulla prima casa toccherà circa l’80% dei cittadini, già stremati dalle difficoltà prodotte dalla crisi.

Con la tassazione delle proprietà immobiliari (compresa la misteriosa patrimoniale) si arrecherà, inoltre, un colpo esiziale a quel settore produttivo che è sempre stato considerato il motore principale dell’economia; cioè l’edilizia. Pochi settori possono vantare un indotto massiccio quale quello generato da questa attività.

Ed è proprio qui che – nel momento in cui si dice che si vuole stimolare la crescita – il nuovo governo ha deciso di colpire. Non vi sembra una vistosa contraddizione? È come se il governo avesse preso la mira e sparasse direttamente al cuore stesso del Paese.

Se il Pdl si mostrerà insensibile e accetterà questa esiziale filosofia, nutro ben poca speranza che esso possa tornare ad essere il partito preferito dalla maggioranza dei cittadini.
A questi cittadini non piacerà di certo un Pdl che, per ragioni che niente hanno da spartire con la crisi ma solo con la gestione del potere e l’acquiescenza a chi si sta mostrando più forte, preferisce ammosciarsi, ingobbirsi pur di genuflettersi, rinunciando alle proprie idee e alle proprie conquiste.

P.S. Sembra che ora molte importanti banche centrali del mondo si stiano mobilitando per aiutare l’Europa. E’ una ragione in più per evitare di mettere tasse sui soliti noti, che nessuno poi eliminerà più, e dedicarsi piuttosto a quelle riforme strutturali che facciano dell’Italia, finalmente, uno Stato moderno e efficiente.

www.i-miei-libri.it

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