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LETTERATURA: ARTE: I MAESTRI: Le porte del Duomo di Orvieto contestate

13 Giugno 2012

dibattito tra Leonardo Sciascia e Cesare Brandi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 23 settembre 1970]

In relazione al contestato tema delle porte di Orvieto Leonardo Sciascia ci man ­da la seguente testimonian ­za che siamo lieti di pub ­blicare insieme con la re ­plica e precisazione di Ce ­sare Brandi.

Non voglio entrare, come si suol dire, nel ¬ę merito ¬Ľ della polemica divampata sulle porte del duomo di Orvieto. Non vo ¬≠glio e non posso: ch√© gli ¬ę ad ¬≠detti ai lavori ¬Ľ facilmente mi terremoterebbero addosso strom ¬≠bi architravi e cuspidi, e le stesse porte di Emilio Greco finirebbero con lo schiacciarmi. Questo timore, naturalmente, non mi impedisce di avere un’opinione: ed √® che le porte di Greco sono belle e che non sfigureranno nella facciata n√© la sfigureranno (ma potrei an ¬≠che ricredermi, una volta che andr√≤ a vederle: e questa li ¬≠bert√† di confermare la mia opinione o di mutarla in defi ¬≠nitiva la debbo al ministro della Pubblica Istruzione).

La mia opinione non varr√† quanto quella di un critico d’arte; ma anche i critici d’arte dovrebbero riconoscere che, per quanto dotte qualificate e qua ¬≠lificanti, anche le loro sono opinioni: soggette cio√® a mu ¬≠tare, sia rispetto ai casi parti ¬≠colari per cui sono state for ¬≠mulate, sia nei principi cui si informano; o a essere mutate rovesciate respinte nel pi√Ļ lun ¬≠go corso del tempo, delle ge ¬≠nerazioni. Se cos√¨ non fosse, se nel campo della letteratura e dell’arte, degli stili, delle per ¬≠sonalit√†, non ci fossero eclissi e riscoperte, il nostro mondo sarebbe ben monotono, consi ¬≠derando che alle riscoperte e alle eclissi corrispondono mo ¬≠vimenti della societ√† e del co ¬≠stume a volte profondi pi√Ļ spesso superficiali e volgari, ma comunque vivi.

Sulle porte del duomo di Or ¬≠vieto √® dunque in corso uno scontro di opinioni ¬ę qualifica ¬≠te ¬Ľ. Ma chi ¬ę qualificato ¬Ľ non √®, e segue da lontano lo scon ¬≠tro, si pone una domanda abba ¬≠stanza ovvia, abbastanza legit ¬≠tima: perch√© ora e per Orvieto e non ieri per Siena, Roma, Mi ¬≠lano, Palermo? Non c’√®, sotto lo scontro delle opinioni irridu ¬≠cibili, il giuoco tutto italiano del ¬ę caso per caso ¬Ľ, del ¬ę caso particolare ¬Ľ, delle ¬ę eccezioni ¬Ľ che salvano sempre la regola nel senso che permettono di rispolverarla nel caso non vo ¬≠gliamo consentire ad una ¬ę ec ¬≠cezione ¬Ľ ancora?

Questa la domanda, questo il dubbio. E c’√® di che. Cesare Brandi sa quale ammirazione ho per la sua opera e quale rispetto per le sue opinioni. E a lui che tanto a lungo √® stato a Palermo, e con tanta acuta vigilanza sulle testimonianze d’arte e di storia che nella citt√† sopravvivono, vorrei do ¬≠mandare se la battaglia contro le porte di nuova fattura nelle chiese gotiche non valesse la pena di combatterla nel 1961, quando appunto nella facciata principale della cattedrale di Palermo furono apposte quelle porte bronzee (opera non ri ¬≠cordo di quale scultore) in cui si vede la storia sacra mimata nel gusto del Crazy horse. Per quanto negativo sia il suo giu ¬≠dizio sulle porte di Orvieto, Brandi non pu√≤ non ricono ¬≠scere che ben altra dignit√† hanno le porte di Greco rispet ¬≠to a quelle della cattedrale di Palermo. E dunque: perch√© al ¬≠lora il silenzio e oggi l’avverso clamore? O la cattedrale di Palermo si pu√≤ anche buttare in pasto ai cani, e soltanto quella di Orvieto merita furor di difesa?

Per il mio gusto (e senza ombra, √® il caso di dire, di campanilismo) la cattedrale di Palermo, e specialmente nella facciata che ha avuto le nuove porte, √® pi√Ļ bella di quella di Orvieto; in quella di Orvieto ci trovo come un di pi√Ļ, mi si permetta l’irriverenza, di pa ¬≠sticceria. E’ un’impressione sog ¬≠gettiva, e la do senz’altro per sbagliata. Ma penso non sia del tutto soggettiva l’opinione che la cattedrale di Palermo andava difesa come oggi quella di Orvieto. Tra l’altro, una battaglia fatta allora, vinta o persa che fosse stata, oggi co ¬≠stituirebbe un precedente im ¬≠portante, per coloro che avver ¬≠sano le porte di Greco.

Dov’era, allora, la commis ¬≠sione ministeriale? Chi c’era? Chi occupava la cattedra di storia dell’arte nell’universit√† di Palermo? Queste cose il pubblico ha il diritto di saper ¬≠le. E ha diritto di saperle anche per l’analogo caso del duomo di Siena. Non possia ¬≠mo scordarci di un passato cosi prossimo e di responsabi ¬≠lit√† cosi precise. Se una que ¬≠stione di principio si deve fare, bisogna chiedersi se coloro che oggi portano avanti quello del non inserimento di elementi moderni nell’antico si trovino su posizioni di assoluta coe ¬≠renza o se non hanno, in altri momenti, tollerato se non addi ¬≠rittura avallato infrazioni di pari o peggiore gravit√†.

E una domanda simile si sar√† posta il ministro della Pubblica Istruzione: il quale √Ę‚ÄĒ e non voglio sapere, per dirla con Ca ¬≠tullo, se sia bianco o nero √Ę‚ÄĒ aveva il diritto di decidere come ha deciso (e questa informa ¬≠zione il pubblico non l’ha chia ¬≠ramente avuta, nella polemica che ne √® seguita); e se, da uomo politico qual √®, si √® reso alle ragioni dei pi√Ļ, non gli sono mancate, per decidere, ra ¬≠gioni che attingono al costume, oltre che all’opinione di ¬ę ad ¬≠detti ¬Ľ ai lavori radicalmente favorevoli, e nel principio e nel caso particolare, alle porte di Greco nel duomo di Orvieto.

Leonardo Sciascia

Due punti

Dispiace che l’amico Sciascia nel suo intervento a favore delle porte di Greco si sia tagliato le gambe da s√©. Asse ¬≠rire infatti che la facciata del duomo di Orvieto √® un’opera di pasticceria e che le porte di Greco sono belle √® esprimere due giudizi di cui il primo inva ¬≠lida l’altro e viceversa. Ma Sciascia, che √® un onest’uomo oltre a consumato scrittore, dice anche che le porte non le ha viste in opera, e che nella facciata potrebbero star male, pronto a ricredersi allora ma anche a ringraziare Misasi che, facendole apporre, d√† modo di sincerarsene. Che sarebbe come chi, morso da una vipera, rin ¬≠graziasse morendola Provvi ¬≠denza perch√© cos√¨ non c’era dubbio che si trattasse di una vipera e non di una biscia.

In secondo luogo mi dispiace che il suo intervento sia ante ¬≠riore al mio articolo ¬ę Ianua coeli ¬Ľ in cui, su questo gior ¬≠nale, spiegavo le ragioni, non certo opportunistiche, per le quali non si pu√≤ fare di ogni erba un fascio, e il caso di Orvieto non √® identico a quello di Milano o di San Pietro. Non ripeter√≤ i miei argomenti, ma preciser√≤, su richiesta specifica di Sciascia, che quando si vol ¬≠lero fare le porte del duomo di Siena, prima di accettare di far parte della commissione giudicatrice dei bozzetti, pub ¬≠blicai un articolo sul settima ¬≠nale Cronache, in cui chiara ¬≠mente esprimevo il mio asso ¬≠luto dissenso: e se allora en ¬≠trai in commissione, fu a ra ¬≠gion veduta, per boicottare dall’interno un’ iniziativa locale, promossa al solito senza auto ¬≠rizzazione ministeriale, dai mi ¬≠lioni onnipotenti di una Banca, esattamente come ad Orvieto.

La commissione dette parere negativo per l’esecuzione a tutti i bozzetti, stabilendo solo a maggioranza una graduatoria di menzioni onorevoli: e fu l’Arcivescovo a passar sopra, come ho spiegato, al verdetto, coadiuvato da mons. Fallani. In quanto a me, sappia l’amico Sciascia che ci presi l’itterizia: e tutti, all’istituto del Restau ¬≠ro, mi ricordano giallo come un canarino. Dunque non mi si pu√≤ accusare d’indifferenza o di faziosit√†. In quanto a Pa ¬≠lermo, anche qui spiace sentire il raffronto improponibile fra la facciata di Orvieto e quella quasi invisibile di Palermo, ol ¬≠tre a ci√≤ mediocre e aduggiata da un campanile dal corona ¬≠mento gotico del tutto fasullo. Ma la porta √® orribile, non c’√® dubbio, anche se non si trova a contatto di altre sculture, ed eccelse, come invece accade a Orvieto. Ed io seppi della porta solo quando sgradevol ¬≠mente la vidi in opera, non prima, ch√© certo il Cardinale Ruff√¨ni non era uomo da sot ¬≠toporsi a pareri o censure, n√© i Soprintendenti di allora era ¬≠no da tanto.

Non credo perci√≤ che la que ¬≠stione sia mai stata sottoposta al Consiglio Superiore, n√© certo lo fu quando io ne facevo par ¬≠te. Altrimenti non avrei man ¬≠cato di alzare la voce, sia pure inutilmente come a varie ripre ¬≠se per Cefal√† Diana e tante altre sicule battaglie perdute, perch√© il fatto di essere dive ¬≠nuto frattanto professore al- l’Universit√† di Palermo non mi aveva reso, in loco, n√© pi√Ļ autorevole n√© pi√Ļ ascoltato di quanto non lo fossi come com ¬≠ponente del Consiglio Superio ¬≠re. Il quale non ha diritto di iniziativa, ed √® solo chiamato ad esprimere su determinate questioni un parere, che, nel caso di Orvieto, per ben tre volte fu negativo, ed il mini ¬≠stro Gui lo aveva accettato disponendo in conformit√†.

Cesare Brandi


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