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Responsabilità civile dei giudici

13 Giugno 2012

Il Pdl è intenzionato, così pare (ma ci sarà da fidarsi?), a non mollare sul semipresidenzialismo alla francese e sulla responsabilità civile dei giudici. Ovviamente, c’è anche dell’altro, tra cui la riforma elettorale rimodellata sul semipresidenzialismo.
Ma non v’è dubbio che la riforma istituzionale della nostra repubblica (sbaglia chi non le dà importanza, come pare faccia Mario Sechi nel suo articolo di ieri) e la responsabilità civile del giudice che sbaglia sono due capisaldi.

Il Pd resiste su entrambi, anche se al suo interno è combattuto. È sempre stato favorevole al modello francese e lo si indicò nelle conclusioni della arcinota bicamerale presieduta da Massimo D’Alema, poi finita nel nulla per colpa, così si racconta, del Pdl e di Berlusconi.

L’atteggiamento del Pd è assai colpevole, dunque, rinnegando ora ciò che ha sempre ritenuto valido per una maggiore efficienza del nostro Stato.
Non riesce a cogliere il momento opportuno, come gli è successo altre volte. Se il Pdl si è convertito al semipresidenzialismo, e fa sul serio con Alfano, perché rifiutare la riforma? Un accordo tra i due partiti consentirebbe una rapida approvazione entro il tempo che manca alla fine della legislatura senza la necessità quindi di ricorrere al referendum. Perciò nel 2013 potremmo eleggere il nuovo presidente della repubblica con i nuovi e maggiori poteri assegnati dalla riforma.

È evidente che se il Pd e anche l’Udc continueranno nel loro atteggiamento di chiusura, adducendo giustificazioni capziose (come quella che manca il tempo necessario), la materia sarà motivo di aspro scontro nella prossima campagna elettorale, sia essa avviata ad ottobre o sia avviata nella primavera del 2013.

L’altro caposaldo è la riforma della giustizia, e con maggior urgenza il punto che preveda la responsabilità del giudice che sbaglia.
Ho sentito, mi pare dal Cms, che questa riforma non è necessaria, perché già l’attuale legislazione permette che il danneggiato chieda il risarcimento allo Stato, il quale, se lo ritenga opportuno, può rivalersi sul giudice.
Sta di fatto, però, che al momento sono stati rarissimi i casi in cui lo Stato si è rivalso, mentre nella stragrande maggioranza, esso ha sempre pagato con i soldi di tutti noi.

Dunque, la cosa non può continuare a questo modo e l’attuale legge deve essere almeno riveduta, obbligando lo Stato a rivalersi nei confronti del giudice che sbaglia.
Insomma, il cittadino colpito da un’ingiusta sentenza, poi riformata, chieda pure i danni allo Stato, ma se questi, dopo attenta valutazione, si accerta che degli errori sono stati commessi dal collegio giudicante, sia obbligato a pagare subito con i soldi nostri, ma sia parimenti obbligato a recuperarli da chi ha sbagliato.

Non è vero che in questo modo il giudice è condizionato, e tenda ad assolvere piuttosto che a condannare. Infatti, poiché la condanna deve aversi sempre quando ci sono prove certe e non prove derivanti da assurde elucubrazioni teoriche, il giudice, ove si attenga alle prove certe, non avrà alcuna difficoltà a condannare, sicuro di aver agito bene. Il problema nasce, invece e soltanto, allorché il giudice si permette di trarre valutazioni proprie che prescindono dalla prova certa. In questo caso, egli non rispetta la legge e nemmeno la costituzione che prescrive che il cittadino è considerato innocente fino a prova contraria: e il termine prova significa che deve essere sempre accertato il reato nella sua concretezza.

Perciò, quel giudice che ritenga di emettere una sentenza di condanna facendo a meno di una prova certa e basandosi su teoremi, che sono sempre discutibili con i loro pro e contro, sa che va incontro al rischio di sbagliare e quindi di essere chiamato dallo Stato a risarcire il cittadino.

Questo ragionamento non fa una piega, ed è improntato al principio di giustizia.
Dunque si proceda affinché in futuro non ci siano più sentenze astruse   che sacrificano per anni la libertà e la dignità di un cittadino, il quale alla fine viene riconosciuto innocente. Senza che ciò, peraltro, ne cancelli completamente la macchia.

P.S. Per dare un’idea di che cosa ha combinato al contribuente il governo Monti con l’Imu, faccio il mio esempio personale essendo andato ieri in banca a pagare la rata di giugno. Nel 2011 a giugno pagai 364 euro e lo stesso a dicembre. Ieri ho pagato per la rata di giugno ben 1.911 euro. Il commercialista mi ha detto che non si può calcolare ancora la rata di dicembre, mancando la rivalutazione degli estimi e le decisioni locali sulle aliquote aggiuntive.
E poi il Pdl si domanda perché i suoi elettori lo stanno abbandonando…
Alfano sappia che i suoi elettori o ex elettori non si accontenteranno più di promesse e proclami (che hanno ormai soltanto fini elettoralistici), contano e vogliono solo i fatti. E se all’appuntamento elettorale ci saranno solo le promesse, e mancheranno dunque i fatti, il Pdl dovrà dire addio per sempre a molti cittadini ingannati e delusi.


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Bart