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LETTERATURA: Atomiche tedesche

9 Gennaio 2011

 di Vittorio Baccelli

Alle volte aspetti della storia che credevamo consolidati, iniziano a traballare. È la volta delle atomiche che gli Usa fecero esplodere in Giappone, su due città, ponendo così fine alla II Guerra Mondiale, ma anche suscitando forti dubbi su questa azione bellica rivolta contro la popolazione civile, che ha segnato l’inizio della moderna democrazia, quasi fosse un peccato originale. Ma torniamo alle due atomiche e alla notizia apparsa su un giornale degno di fede, “L’Attualità”, periodico mensile italiano diretto da Cosmo Sallustio Salvemini. La notizia è apparsa sul numero 10 (anno XIX) dell’ottobre 2010, a firma Carlo Morganti, dal titolo “Le atomiche sul Giappone erano… tedesche”. L’autore dell’articolo ci dice che nell’ultima pubblicazione di Dino Editore si rivelano avvenimenti documentati, inediti, di grande importanza storica, dal titolo “Il testamento politico e spirituale di Mussolini”; nella XIII confessione del 26 dicembre 1944, sita alla pagina 132 dell’opera, Padre Eusebio Zappaterreni (frate francescano, cappellano capo delle Brigate Nere e assistente spirituale di Benito Mussolini) testualmente dice: «Romersa mi rivelò che dopo la capitolazione della Germania, un tecnico tedesco fece sapere agli americani che in un determinato punto della Selva Nera, sotto le macerie di uno stabilimento, sarebbe stato possibile rinvenire delle bombe disgregatrici. Compiute febbrilmente le ricerche ebbero esito favorevole. Recuperate e rimesse subito in condizione di funzionare, dopo averne sperimentato l’uso nel Nuovo Mexico il 16 luglio del 1945, furono proprio altri due di questi ordigni che gli americani lanciarono prima su Hiroshima e poi su Nagasaki, rispettivamente il 6 e il 9 di agosto, distruggendo le due città giapponesi quasi del tutto. » Dunque quelle due famigerate bombe erano di fabbricazione tedesca e non americana, come si è ritenuto fin’ora. E fu soltanto il primo e il 25 luglio dell’anno successivo che gli americani fecero esplodere le loro due prime atomiche, precisamente su l’isolotto di Bikini. A differenza di quelle tedesche, le americane erano a base d’uranio, non di acqua pesante. Tutta la storia documentata della bomba disgregatrice tedesca e dell’uso che ne fecero gli americani è descritto in un libro pubblicato da Mursia solo nel 2005 dal titolo “Le armi segrete di Hitler” proprio del giornalista italiano Luigi Romersa. Washington offrì a Romersa una cospicua somma di danaro per l’acquisto dei diritti del libro. Si ritiene che l’acquisto non sia avvenuto ma il libro è stato pubblicato solo nel 2005. Sul web si legge che: “Romersa, soldato fedele e onesto giornalista mise al sicuro il suo presunto lavoro” per pubblicarlo solo molti anni dopo. Ancora sul web leggiamo: “Molto nota è la missione che il giornalista Luigi Romersa intraprese, su ordine di Mussolini, alla ricerca di informazioni riservate sulle armi segrete dei nazisti. Romersa effettuò la sua missione in Germania nell’ottobre del 1944, dove inizialmente si incontrò prima con Göbbels a Berlino e poi con Hitler a Rastenburg. Successivamente proseguì la sua visita alla base di Peenemünde dove assistette all’assemblaggio della V2 e conobbe lo scienziato tedesco Wernher von Braun, ma soprattutto Romersa fu testimone di un esperimento di deflagrazione a terra di un ordigno nucleare sull’isola di Rügen, nel mar Baltico. La sua testimonianza trova punti di verifica con gli indizi e le prove raccolti dallo storico Rainer Karlsch.”


Letto 1955 volte.


2 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Atomiche tedesche — 9 Gennaio 2011 @ 09:52

    […] Link articolo originale: Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Atomiche tedesche […]

  2. Commento by franco bechelli — 13 Gennaio 2011 @ 11:09

    Basta leggere i Libri Di Luigi Romersa, dove racconta la sua DIRETTA partecipazione alle prove atomiche naziste nelle isole del baltico 1943/44, ,
    MUrsia editore
    Von Braun Racconta , i segreti e uomini della seconda guerra mondiale,
    mi fà piacere ricordare che la foto dopo attentato del luglio 1944 era di lui, presente con Mussolini alla “tana del lupo”

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