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LETTERATURA: Attenzione che il padrone è un galletto

2 Maggio 2022

(Estratto dal mio giallo “Le tre sorelle”, 1997)

Le case dei contadini, tre per la precisione, si allungavano sul lato sinistro della villa, a poca distanza l’una dall’altra. La più grande era quella occupata dalla famiglia di Ilde. Dietro avevano le stalle.
Quando la sera tardi anche Virginia rientrò dalla villa, si radunarono intorno alla tavola, dove già sedeva il padre. La madre era morta qualche anno prima.
«Che te ne sembra del padrone? » domandò Carlotta.
«Gli piacciono le donne. Questo è sicuro » rispose Ilde.
«Gli piaci anche te? »
«Sì. »
«Allora fai attenzione. I padroni son tutti uguali, e questo è galletto come l’altro. Bada che tenga le mani a posto » disse Basilio.
«So badare a me. »
«Ma con l’altro padrone… »
«Che vuoi dire? » si risentì.
«Finitela » intervenne Carlotta. «Con l’altro padrone non è successo nulla. »
«Ma le mani addosso gliele metteva. »
«Toccare non è come fare all’amore. »
«Ti piaceva, però. »
«Sì, mi piaceva, ma non ci ho fatto all’amore. »
Il padre era quasi sordo del tutto, e perciò potevano parlare liberamente, ed anche ad alta voce.
«E tu, Virginia, che ne pensi? »
«Mi pare una persona perbene. »
«E quella donna che ha con sé? »
«È stata molto gentile. »
Virginia era forse la più bella. Un bocciolo, con i suoi diciotto anni. Il padrone ne era rimasto colpito.
«Bada a te, Virginia. Gli uomini sono lupi » disse Carlotta, che aveva il carattere più forte, anche più forte di quello di Basilio, che era irascibile e impulsivo, invece.
Tutte e tre le sorelle avevano una loro particolare bellezza, e se Virginia si poteva dire la più bella, grazie anche alla giovane età, le altre restavano ugualmente belle. Era un bel giovanotto anche Basilio, robusto e alto come suo padre. La gente diceva che in quella famiglia era caduto un buon seme, e anche i figli dei figli, c’era da scommetterci, diceva, sarebbero stati belli come loro, chissà per quante generazioni. Ilde era la più irrequieta; non si riusciva a controllarla del tutto, e Carlotta ci perdeva la pazienza, perché a Ilde piacevano gli uomini, non lo nascondeva, e non le importava se fossero belli o brutti. Non si era certi se il vecchio padrone fosse riuscito a farle la festa, ma chiacchiere in giro ce n’erano, e Carlotta non aveva saputo scucire la verità dalla bocca della sorella, che era furbissima, avendo preso dalla madre, che era stata una donna bella, e aveva avuto molti ammiratori, e si mormorava perfino che più d’uno fosse riuscito a godersela sotto le lenzuola. Basilio e le sorelle conoscevano bene queste dicerie.
«Speriamo di non essere caduti dalla padella nella brace » disse Basilio che, poiché l’ora si era fatta tarda, si alzò.
«Andiamo a letto, babbo? » Alzò la voce per farsi udire, e Sisto, il padre, lo seguì per le scale che conducevano alle camere. Poco dopo anche le tre sorelle, dopo avere finito le ultime faccende, si ritirarono.

Il libro, qui (c’è anche la versione in inglese).


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invaitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart