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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Carlo Sgorlon: “La luna color ametista”

3 Luglio 2014

di Bartolomeo Di Monaco

Compare grazie a questo romanzo pubblicato con Rebellato nel 1972 la scrittura del quieto e possente narratore che troveremo nelle opere maggiori. Non ci sono più nevrastenia, fretta, frenesia né l’isterica corsa verso un inconscio che ci domini e ci possieda. Il narratore assume sotto il suo controllo la materia, la elabora e la offre attraverso una composizione in cui sogno, fiaba, mistero e magia segnano un tracciato inconfondibile.

Riccardo, guidato da uno strano personaggio “col mantello militare (…) Pareva addirittura il tipo da non aver nessun luogo dove fermarsi, da essere sempre su è giíº per i viottoli e le strade, di giorno e di notte, senza mai requie, come l’ebreo errante.”, scopre in una carrozza di un treno abbondonato tra rovi intricati e traversine divelte, un giovane che pare sordomuto, dalla magrezza orribile. Lo conduce a casa caricandoselo sulle spalle e si prenderà cura di lui, insieme con alcuni conoscenti, tra cui l’amica Viola. Lo chiameranno Ràbal e capiranno che si tratta di un essere dalla vita misteriosa, venuto chi sa da dove, forse dalla lontana Asia, e a cui in realtà si può insegnare a parlare: “ebbi di nuovo la sensazione che appartenesse all’Oriente e fosse capitato per caso tra noi attraversando velocissimo due continenti, come una meteora infuocata.”. Ci riusciranno, così che si renderanno conto che la prima impressione, ossia di trovarsi di fronte ad un giovane sordomuto, è errata. Ràbal parla e ode, anzi parla moltissimo, senza alcun freno e resterà difficile arrestare la sua logorrea. Il suo comportamento avrà dell’assurdo e dell’incredibile. Un giorno scomparirà coi suoi logori vestiti e riapparirà alla guida di una carrozza: “Al posto degli stracci di quando l’avevo trovato, o di quelli che gli avevo passati io, indossava un’elegante livrea rossa e un mantello azzurro sulle spalle. Di galloni dorati e fregi cuciti alla meglio ne aveva un po’ dappertutto. Non pareva più uno zingaro famelico e spaurito, neppure un postiglione, ma un ufficiale di qualche favoloso esercito.

Come non pensare alla carrozza e al postiglione di “Cenerentola”, o al personaggio di Palazzeschi, Perelà?
Rabàl ha inoltre sulla tempia una misteriosa “macchia a forma di mezzaluna”.

Sgorlon si rivela l’intrigante direttore di un circo i cui confini non stanno dentro e sotto un tendone, ma tra le larghe e misteriose maglie dell’universo: “Riflettei che bastava fare un piccolo salto, passare al di qua di una barriera invisibile, e tutto cambiava prospettiva.

E anche: “avevo la convinzione strana che tutto questo fosse ancora illusione, che la vita si nascondesse dietro tutta una serie di veli, nessuno dei quali era quello vero, e di certo si sapeva soltanto che dietro l’ultimo si celava la morte.

È lo scavo che Sgorlon approfondirà nelle opere maggiori.

Ancora. Una ragazza di nome Rosa, stranamente ritrovata in una fossa, un po’ al modo in cui era stato ritrovato Ràbal, porta, nella squinternata comunità che fa capo a Riccardo, una innocente sensualità che pare ridestare da un lungo letargo non solo il ristretto numero di personaggi messi a fuoco dall’autore, ma l’intero paese, attratto dalla sua bellezza offerta con lo stupore e il piacere con cui una donna scopre o sa di essere bella e seducente: “Sapendo che nel buio tanti occhi cercavano di vederla, Rosa metteva un fanale sull’armadio e stava dei quarti d’ora alla finestra col rischio di una polmonite, quando il vento le faceva rabbrividire la pelle nuda.

Ma anche Rosa sarà una illusione. All’improvviso succederà come se “dentro di lei ci fosse stata una frana, un crollo improvviso. La cascata degli anni l’aveva raggiunta senza scampo, le era caduta addosso come un enorme materiale che la schiacciasse, da cui non riusciva e forse non voleva neppure liberarsi. Cos’era accaduto? Era sempre lei, bella, ben fatta, piacente, ma invecchiata all’improvviso, saltata su un’altra sponda del tempo.

E tutto ciò, dopo che Rabàl sarà misteriosamente scomparso.

“La luna color ametista” è un grande romanzo, finora non adeguatamente valutato dalla critica, ricco di suggestioni, di spunti, di emozioni, di verità.


Letto 1991 volte.


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Bart