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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Caro Francesco (Forlani)

3 Ottobre 2014

di Bartolomeo Di Monaco

Ti ringrazio per la gioia che mi ha procurato la lettura del tuo “Parigi, senza passare dal via”.
A Parigi sono stato tanti anni fa insieme con mia moglie. Per una settimana. Abitavamo in un albergo nella zona di Vincennes (si vedeva il castello dove fu rinchiuso De Sade). Avevo molto vicina la metropolitana, e dunque, preso dimestichezza con essa, mia moglie ed io abbiamo potuto vedere tante cose della città. Che mi piacque molto (e come poteva non essere così?). Mia moglie mi prendeva in giro perché mi ostinavo a visitare i suoi tre importanti cimiteri: Montmartre, Montparnasse e naturalmente Père-Lachaise, di cui parli. Lo facevo – così come ho continuato a fare in altre parti d’Europa – per rendere omaggio ai grandi artisti ed in particolare ai grandi scrittori.

Il tuo libro mi ha fatto rivivere quel tempo memorabile. Ma ti scrivo non solo per i i ricordi, bensì perché hai prodotto un ottimo libro, dalla scrittura moderna, semplice, alla mano, e hai messo il lettore nella condizione invidiabile di seguire la tua vita condotta un po’ da bohemienne. Ti ho visto abitare locali poveri, i sottotetti invasi dalle blatte, con le quali dovevi combattere con Massimo tutti i giorni. Stimolare ogni giorno te stesso per avere un’idea che ti consentisse di racimolare quel po’ di soldi per andare avanti, e soprattutto ho visto tutti gli amici con cui il tuo giocoso carattere è riuscito a farti stringere amicizia e con i quali hai cercato di realizzare i tuoi sogni. Non so se ciò che hai raccontato sia tutto vero oppure se ci hai messo un po’ di fantasia (“E così mi chiedo, mettendomi nei panni del lettore, che poi sono i panni migliori, se tutto quello che ho raccontato è successo veramente.), ma l’hai raccontato così bene che se sia vero o no ha poca importanza, poiché la Parigi che esce dal tuo libro è una città dove, pur senza un soldo in tasca (le tue mani bucate), si possono coltivare i sogni: “senza passare dal via”.

Non ho mai dimenticato ciò che mi rivelasti un giorno, ossia che sei nativo di un piccolo paese del casertano, Casapulla (ero incerto con Casagiove, ma dal libro ho avuto la sensazione che sia Casapulla) la quale, come del resto Casagiove, è a due passi da quello in cui sono nato io, San Prisco (hai perfino giocato nella squadra di calcio di San Prisco!). Là ora tutto è cambiato, non è più come ai miei tempi (ho 25 anni più di te!), e il pensiero che dal sud quel “21 giugno del ‘91 “sei partito senza mezzi per andare nella città dove i sogni si possono realizzare ha destato in me invidia e ammirazione”: ero partito con la valigia da mimo, di cartone puro, che scendendo dal treno si era rotta, aperta in due, come se quei milleduecentonovantuno chilometri se li fosse fatti tutti da sola.”.

Il tuo è un libro per giovani e sarà sempre per giovani, pure quando non ci saremo più (non immagini quanto senta il peso degli anni!). È stracolmo di giovinezza, anche nei momenti più toccanti (quel quattordicesimo capitolo…!), e la tua giovinezza interiore ne è perno inossidabile.

So che nella tua vita fai tante cose, oltre a quella di scrivere: canti, leggi in pubblico e chissà quant’altro ancora. Sono certo che ti anima lo stesso spirito di questo libro e dunque farai bene anche ogni cosa che ti venga o ti verrà in mente di fare. Forse in tasca continuerai ad avere sempre i pochi soldi che avevi a Parigi, ma voglio dirti che il regalo che sai dare a noi tutti – e hai dato in particolare con questo libro (“questa lunga ballata”), che cominciasti a scrivere “nel giugno del 2011” – non ha prezzo.


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Bart