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LETTERATURA: Conversazione con Massimo Carlotto

6 Giugno 2011

di Alberto Pezzini

Massimo Carlotto sembra una montagna. E’ un uomo robusto.
No, non rende l’idea. Sembra fatto di pietra tanto è tosto. Ti stringe una mano con fermezza ma è molto gentile. Non ama le parole, nel senso che usa poca voce anche con gli intervistatori. Sembra un diesel, che comincia a parlare volentieri quando intravede qualche guizzo che gli piaccia in chi lo sta intervistando. Nessuna formalità con lui. Lo chiami, se in quel momento è impegnato te lo dice, e ti chiede scusa. Poi ripassi?, ti domanda. Anzi, aspetta che ti dico un’ora. E’ così Carlotto, allo stand della E/O al Salone del Libro di Torino. Ha pubblicato l’ultimo suo libro, un noir ancora più feroce, che è già nero in copertina: “Alla fine di un giorno noioso” ( ed. E/O, pagg. 177, euro 17,00), il nuovo romanzo di Giorgio Pellegrini, il protagonista quasi sadico e calcolatore di “Arrivederci amore, ciao”. Forse è il suo personaggio più inquietante, tanto lo è per come sa veramente di vita vissuta.

Anzi, in lui sembra che il Nord Est italiano, quello di un miracolo industriale ancora in espansione, parli come in un docufiction.

Massimo, è vero che Giorgio è il tuo personaggio più cattivo?   E l’Alligatore, invece, non sembra più letterario e meno pericoloso?

«Pellegrini è un predatore allo stato puro. L’Alligatore sta per tornare ».

Pensi mai al tuo passato? (Questa è la domanda più scomoda che si possa fare ad uno scrittore come lui, su cui la vita è passata come un rullo, su e giù).

«No, le cose cambiano ».

La scrittura cosa è stata per te?

«Io non nasco con il demone della scrittura. Mandai un manoscritto a Grazia Cerchi. Lo lesse e mi disse: non so cosa tu faccia nella vita, ma devi assolutamente scrivere. Mi ha cambiato la vita ».

Hai scritto molti libri che sembrano quasi inchieste. Sui cibi adulterati, su centrali in Sardegna che mettevano a rischio l’ecosistema,sulla criminalità in generale.

«Beh, il libro sui cibi adulterati è un documento che registra la realtà ».

Da quando ho letto quel libro, faccio fatica a mangiare, a volte.

«Sono diabolici, loro, lì fuori. Siamo noi che siamo poco consapevoli di ciò che introduciamo nel nostro corpo ».

Dove vivi oggi, stai ancora in Sardegna?

«No, sono tornato a Padova ».

In quel momento arrivano due ragazzi.   Uno ci chiede se può domandare un autografo a Massimo. Lui sorride poco, ma le sue labbra anche se si stringono a fessura, sembrano trasmettere una certa solidarietà. Firma con piacere il libro, Carlotto, non è il solito mito che lo fa per dovere o con stanchezza.   Poi c’è l’altro ragazzo, quello che gli dice di avere bisogno di un consiglio. Chiede quale altro libro debba leggere di Massimo perché ne ha letti soltanto due, fino ad ora. Lui aggiusta un poco gli occhiali sottili e gli dice “Il mistero di Mangiabarche” ed “Il Fuggiasco”. Quasi lo invitasse ad andarsi a leggere la sua storia. Forse per capire i suoi personaggi, certo,ma anche chi gli sta dietro.   Con “Il Fuggiasco”, nel 1996, aveva vinto il premio del Giovedì 1996. Da quel momento la sua vita è stata una rivoluzione. Solo che lui non ha perso mai la sua semplicità ed un attaccamento sano ad una realtà forse anche tutta sua. Dopo la sua esperienza giovanile segnata da un carcere tanto più amaro perché vissuto da innocente, Carlotto è diventato l’unico e vero epigono di Jean Claude Izzo. Nei romanzi di tutti e due (che non a caso hanno lo stesso editore in comune, la E/O), si respira una grande amarezza. Un’accettazione della vita che diventa obbligatoria per non soffocare in ciò che – a volte – manco si capisce perché sia così. Ma ci si adegua. Forse Giorgio Pellegrini è un personaggio troppo duro, dove anche l’hard – boiler subisce uno smacco. Ma non c’è niente di cui stupirsi. La vita è così, maledettamente bastarda ed il Nord – Est italiano è un crocevia di sangui che – mescolandosi- hanno dato vita a persone quasi strane, o stranite.

Allora Massimo, l’Alligatore torna?

«Sta tornando anche lui ».

Si tratta dell’altro suo personaggio di maggior spicco, quello che ha preceduto una creatura carnivora come Pellegrini. Il suo papà in termini di tempo e di creazione. Ci salutiamo. Lui mi ringrazia.
E, inevitabilmente, mi chiedo quale sarà il suo prossimo libro che, ne sono certo, non tradirà le attese.

(Dal “Corriere Nazionale”)


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Bart