di Gordiano Lupi
“Il trombettiere” (ed. Magazzini-Salani), come recita il sottotitolo, è la storia quasi vera di Giovanni Martini, trombettiere, che fu con Garibaldi e Custer, a Cuba e Nuova York. Ma la cosa straordinaria è che David Riondino scrive in decime, strofe da dieci versi che ricordano l’ottava rima della Maremmatoscana, la decima cubana e lo stile dei poeti repentisti come Alex Díaz Pimienta. Il lavoro è impreziosito dalla stupende tavole di Milo Manara, forse il miglior disegnatore italiano, noto per aver collaborato anche con Federico Fellini e Roberto Vecchioni. David Riondino è innamorato di Cuba, ha girato un film stupendo, “Velocipedi ai tropici”, una sorta di “Ladri di biciclette” ambientato all’Avana, ha stretto amicizia con i poeti della decima, si è lascia-to condizionare da quest’arte semplice e popolare. La sua poesia presenta l’incedere e la musicalità delle liriche di José Martí, citato nella parte cubana del viaggio, sulla fal-sariga de Io sono un uomo sincero/ vengo da dove nasce la palma/ e prima di morire voglio/ cantare i miei versi dell’anima. La storia di Giovanni Martini è il racconto di una romantica fuga, di un viaggio al seguito di Garibaldi – con la spedizione dei Mille – per liberare il Regno delle Due Sicilie dai Borboni e consegnarlo ai Savoia, ma anche della traversata per arruolarsi nel Settimo Cavalleggeri del generale Custer. L’ultima parte del viaggio vede Martini a Cuba, dopo essere sfuggito alla tragedia del Little Big Horn, in compagnia della fidata tromba, di una musica che intreccia suoni, colori, emozioni e rappresenta la nascita del jazz, composto da ritmi che provengono dal vecchio continente e si fondono con le sonorità africane. Il libro è scritto in decime, uno stile desueto, un modo di raccontare che i giovani ignorano, ma non è impossibile avvicinarsi a una cultura che affonda le radici nella musi-ca popolare, che proviene tanto dalle nostre campagne come da quelle del nuovo mondo. L’italiano Giovanni Martini è un personaggio realmente esistito, suonava la tromba nel Settimo Cavalleggeri, fu l’ultimo a vedere Custer vivo ed è stato l’unico superstite della disfatta del Little Big Horn.
(Dal “Corriere Nazionale”)