di Seia Montanelli
(dal “Corriere Nazionale”)
Una raccolta di racconti sul tema della sparizione, tutti a finale più o meno aperto e scritti con uno stile essenziale che gioca di sottrazione: questo è in sostanza “Svanire”, esordio della giovane canadese Debora Willis (pubblicata da Del Vecchio Editore con traduzione di Anna Baldini e Paola Del Zoppo). Tanto basterebbe ad allontanare quanti non ne possono più del trito minimalismo, di storie non-storie che perdono di vista il quadro generale per soffermarsi su dettagli minimi, appunto, assumendoli quali indizi di un sistema che implode in se stesso. Ma il lavoro di Willis è molto più di una raccolta di storie minime e non è un prodotto dell’ennesima orfana di Raymond Carver. Si compone di testi ben scritti, caratterizzati da un umorismo sottile e una grande capacità di osservazione del genere umano.
I personaggi sono tutti reali e non vivono in ragione del tema centrale delle storie, hanno tutti un prima e un dopo; e anche quando cedono all’immobilità per il dolore della perdita, emergono dalla pagina e si lasciano raccontare. Willis scrive – in un match di quattordici fulminanti riprese – del vuoto
lasciato da qualcuno che se ne è andato di sua sponte, è morto o è malato al punto da non essere più se stesso, perché – come dice uno dei personaggi di “Affidarsi”: «La gente semplicemente scompare ». E quel vuoto non è un buco nero che risucchia tutto, semmai un punto da cui cominciare a raccontare, da cui tirare fuori personaggi, situazioni, voci narranti originali con punti di vista in prospettiva che rendono il tutto in divenire, e illuminanti riflessioni sulla vita: «Quello che capii (…) è che era impossibile. Che non avremmo mai potuto evadere – dice una delle protagoniste di “La separazione” -. Qualunque cosa facessimo, non avremmo mai potuto separare loro da noi (…). Erano i nostri genitori », sancendo così l’impossibilità che si possa davvero svanire del tutto.
Non solo. In alcuni racconti Willis coglie esattamente quel-
l’attimo in cui il vuoto lasciato da chi svanisce è così reale per le implicazioni che comporta, da trasformarsi in una presenza con cui fare i conti. Benvenuta a una nuova voce in grado di raccontare letterariamente la nostra umanità.