di Marisa Cecchetti
Su Giorgio Gaber si è scritto e si è detto, come ricorda Elena Torre nel suo libro “Giorgio Gaber, l’ultimo sileno”, ma non per questo lei ha rinunciato a dare il suo contributo grazie al fatto che, dopo averne ascoltato la voce da giovanissima, perché Gaber piaceva ai suoi genitori, lo ha conosciuto alla Versiliana di Marina di Pietrasanta e da allora la sua vita ha cominciato “ a scorrere parallela a quella del Signor G”. Scrive infatti “ Per me Gaber era il signor G, nonostante insistesse perché lo chiamassi Giorgio e le nostre giornate si sovrapponessero sotto i pini del parco, mentre le storie del signor G’ (lo spettacolo) prendevano corpo e si preparavano ad andare in scena”.
L’occasione dell’incontro è stata una intervista che lei doveva fare per una radio privata.
Il libro offre un percorso attraverso le storie del Signor G, partendo da una accurata analisi del video dello spettacolo proposto sia al Teatro Comunale di Pietrasanta che alla Versiliana nell’estate del 1991, video trasmesso in quattro puntate in TV, poi proposto in videocassetta e dvd. “Gaber non insegnava, …mostrava il suo punto di vista, calandosi nei tanti personaggi, nelle molteplici storie”. Elena Torre coglie ogni aspetto della scena, ma soprattutto la straordinaria capacità comunicativa di Gaber, sia a livello verbale che mimico gestuale, che aveva un effetto tragicomico tanto grottesco quanto destabilizzante. Testo, voce e vita allo spettacolo li hanno dati sia Gaber che Giorgio Luporini, pittore “lontano dalle tavole dei palcoscenici, una persona schiva e solitaria”, che dipinge “stati d’animo” attraverso i colori – azzurro, grigio, verde- scelti per le sue le immagini di spiagge solitarie.
La Torre recupera le origini musicali del cantautore, affascinato dapprima da America e Inghilterra, poi con lo sguardo rivolto agli chansonnier francesi, ma ne ritrova le radici nella stessa Commedia dell’Arte, fino a diventare un Arlecchino moderno: maschera e burattino dietro cui si nasconde un lucido a razionale sguardo sulla società, con momenti di riflessione profonda che si alterna alla sfrenata follia. Il Signor G a cui dà vita nello spettacolo è “semplice e un po’ sprovveduto, non è astuto né scaltro”, ma proprio per questo è una voce innocente, disincantata e non condizionata, sincera come quella di un bambino nello stigmatizzare le assurdità, le ingiustizie, le colpe, con un messaggio che è ricco di amore, che si proietta nel sogno, con la consapevolezza di una solitudine esistenziale profonda. Ed è la solitudine, terza maschera tematica del Signor G, vissuta come presenza, che finisce per diventare compagnia.
Il libro è arricchito di immagini di scena del cantautore e di quadri di Sandro Luporini.
Giorgio Gaber, L’ultimo sileno, Sassoscritto ed. 2008, € 15
(uscito anche su www.alleo.it di giugno)
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