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LETTERATURA: Eleonora Sottili: “Il futuro è nella plastica”, Ed. Nottetempo

31 Luglio 2010

di Stefania Nardini

Non se la ricorda nessuno la frase che lasciò inebetito Dustin Hoffman nel celebre film “Il laureato”, quando il padre di un amico gli dice: “Il futuro è nella plastica”. Poche parole per dire che nel 1967 era in atto una sorta di rivoluzione al polipropilene. Arturo, trentenne torinese laureato in psicologia chiede invano a parenti, amici, colleghi, se hanno in mente quella scena. Ma nessuno, proprio nessuno, ne ha custodito il ricordo. Arturo ha una piccola protesi al cuore,un pezzetto di plastica, appunto, che gli consente di vivere la realtà in cui è immerso. La realtà di un trentenne targata anni dieci del nuovo millennio, in cui tutto scricchiola: sentimenti, lavoro, amicizia. In cui è “vietato” programmare un futuro condito da sogni. Per questo la vita di Arturo subisce una profonda mutazione quando perderà suo padre. Dal quale eredita un lavoro in una compagnia d’assicurazioni, dove l’ossessione del paragone diviene prassi. Ma lui non assorbe la professione,tantomeno elabora il lutto. Anzi dal giorno in cui viene celebrato il funerale di suo padre scatta foto. Indossa giacca e cravatta per andare in ufficio, si scava una nicchia ideale con il suo amico Sebastiano per sognare un viaggio a New York. “Il futuro è nella plastica” di Eleonora Sottili (ed. Nottetempo) è un’opera agrodolce condita di sottile ironia in cui si avverte un dolore strisciante. Il personaggio, Arturo, è l’emblema di una generazione. Le sue piccole manie, a tratti giocose, gli addolciscono la vita inducendolo però a sedersi sul lettino di un analista che lo ascolta in silenzio. Approfittando del suo lavoro di assicuratore, va a casa dei suoi clienti e, quando nessuno lo guarda, porta via un oggetto per lasciarlo dal cliente successivo. Costruisce così un percorso in apparenza casuale, unendo i punti tra le persone e le cose,che finisce col costituire l’improbabile strada verso la realizzazione dei sogni e del dolore. Significativo è l’incontro con l’inquilina del piano di sotto, la signora Piro. Una donna anziana con la quale si ritrova a condividere la solitudine e momenti di convivialità famigliare. Un incontro, tra i due, commovente. Che la dice lunga sul desiderio di valori in un contesto in cui il presente più che plastica è indifferenza.


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2 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 31 Luglio 2010 @ 12:28

    Splendida recensione di un romanzo che reputo struggente.

     

    Quel vezzo del protagonista di lasciar tracce dietro di sé mi ha fatto ripensare ai sassolini di Pollicino.

    Ma qui l’orco è la vita che scappa e non si dà.

     

    Acquisterò il libro, anche se leggo solo saggistica e la narrativa da un po’ di anni mi fa venire l’orticaria. Va a capire il perché.

  2. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Eleonora Sottili: “Il futuro è … — 31 Luglio 2010 @ 13:37

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