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LETTERATURA: Elio Lanteri: “La ballata della piccola piazza”, Transeuropa

26 Maggio 2009

di Francesco Improta

Si tratta di un esordio letterario, di un’opera prima e credo che sia op ­portuno sottolinearlo, perché l’autore di questa Ballata ha ottanta anni, essendo nato a Dolceacqua, nell’entroterra di Ventimiglia nel 1929. Quel che colpisce maggiormente, a lettura ultimata, non è, però, la veneranda età dello scrittore ma l’ingenuità del suo sguardo e la freschezza della sua scrittura. Marino Magliani, autore della bella prefazione al libro di Lanteri, fa riferimento al sogno “… è come quando ci svegliamo e non sappiamo più cosa abbiamo sognato” e io credo che abbia colto perfettamente nel segno. Rimane in chi legge il libro l’effetto impresso dal sogno, mentre i particolari sfuggono; scompare la visione ma penetra a goccia a goccia nel più profondo del cuore la dolcezza che da quella lettura è scaturita. Si rimane stupefatti, trasognati a inseguire tonalità, sfumature, vibrazioni, la sostanza, cioè, di cui sono fatti i sogni.
Da quanto abbiamo detto diventa difficile se non impossibile riassumere la trama del libro. Ci limiteremo a dire che la vicenda si svolge nell’en ­troterra ligure, a ridosso del confine con la Francia tra l’otto settembre del 1943 e il mese di maggio del 1945, con una breve appendice che ci trasporta nel settembre del 1988, quando Damin uno dei due bambini, protagonisti della vicenda, ritorna, dopo un’assenza di oltre quaranta anni, nel paese natio e ritrova, come per incanto, i sogni, le figure e le abitudini della sua infanzia e capisce che la vita corre troppo veloce per afferrarne il senso per cui la maggior parte di noi si limita solo ad attraversarla.
La Liguria di cui parla Lanteri è una Liguria diversa da quella descritta da altri famosi scrittori liguri, citati nel dettaglio da Magliani nella sua prefazione, ma conserva alcune precise caratteristiche: la spalliera di monti che coronano le sue vallate, il vento che trascina nuvole e fumo disper ­dendoli al largo, le anguille, creature privilegiate del bestiario di Montale e ora anche di Orengo, che risalgono il corso dei fiumi; alcune specialità della sua cucina, frugale ma appetitosa, come la torta verde o la schiac ­ciata, ma ancora più povera in questa occasione per le vicende belliche; il mare, che non solo non ha molto spazio, in quanto tutti sembrano tendere verso i campi alti sopra il cielo, ma spaventa addirittura la nonna di Damin e Nicò, che quando lo vide per la prima volta come una grande piana senza limiti si chiese come poteva il cielo sostenersi senza l’appoggio dei monti.
Il conflitto, pur se attraversa il suo momento più critico, sfociando nella guerra civile, rimane sullo sfondo (brevi cenni o rumori di sottofondo) mentre in primo piano si muovono i due cuginetti, Damin e Nicò, che vivono in un paese popolato solo da vecchi e da bambini come loro, essendo gli adulti e i giovani risucchiati dalla realtà bellica. Le loro gior ­nate sono scandite da semplici incombenze (portare le capre al pascolo, occuparsi della zia malata), dai racconti della nonna che riesce a coniugare fatti di vita vissuta e leggende ancestrali, e dai sogni che essi fanno sia a occhi aperti che chiusi. È un mondo magico di cui l’autore fa rivivere brandelli, colori e odori; non è un caso che Magliani nella prefazione si ricordi di quello straordinario scrittore che è stato Juan Rulfo; del grande narratore messicano, infatti, Elio Lanteri conserva il particolarissimo lin ­guaggio che si snoda su due piani, quello immediato, colloquiale con un’arcaica e sapienziale patina dialettale, e quello poetico, sospeso e tra ­scinante a metà strada tra il sogno e la realtà, la concretezza e l’inde ­terminatezza, la vita e la morte. Valga per tutti, oltre allo splendido incipit, che riecheggia e fa da contraltare al bellissimo esergo di Garcia Lorca, la seguente descrizione: “A settembre il fiume era quasi in secca, la poca acqua stagna puzzava di muschio marcio; i ragni, che già annusavano l’arrivo delle prime piogge, avevano iniziato a stendere le reti tra gli ulivi dei costati: catturavano la nebbia, perché in autunno i ragni si cibano di nebbia“.


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2 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Elio Lanteri: “La ballata … — 27 Maggio 2009 @ 01:47

    […] Prosegue Articolo Originale:   Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Elio Lanteri: “La ballata … […]

  2. Commento by nemo — 12 Giugno 2009 @ 13:18

    Apprezzo molto lo scritto che condivido: una vera ‘sorpresa’ anche se, ripensandoci ora,chi conosceva Lanteri – come me, da mezzo secolo – poteva anche ‘prevedere’ dove Elio sarebbe andato ‘ a parare ‘, con esito ‘alto’. Straordinaria qualità quella di conservare e descrivere l’ animo dei fanciulli (ma Elio ‘è ancora tale’ ).

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